Solfeggio, ritmi e accenti

Manuela Bianchi

Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Manuela Bianchi » ven 17 mag 2013, 11:53

Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Gaetano Natale » ven 17 mag 2013, 20:32

Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?

Ciao Manuela. Devo dire che noto un discreto interesse di alcune persone per il solfeggio negli ultimi tempi e questa credo che sia una cosa positiva contrariamente a quanto pensa qualche collega. Intanto ti dico subito che non ti devi sentire a disagio perchè tra le cose che hai chiesto ce n'è qualcuna che metterebbe in difficoltà anche qualche bravo musicista. Andiamo con ordine. "che cos'è il solfeggio?" Secondo me il solfeggio è esattamente tutta la musica che si possa immaginare, trasformata, tradotta su un pezzo di carta; cioè, il solfeggio è l'unico modo possibile che abbiamo noi esseri umani di "vedere" la musica. Ci sono solo due modi di ricevere la musica, o la si ascolta grazie all'organo di senso orecchio, o la si vede grazie all'organo di senso occhio. E' proprio così, una qualsiasi canzone di successo tu la puoi possedere, diciamo così, anche attraverso la vista che naturalmente non è il senso specifico per la musica in quanto, in genere, la musica si ascolta e quindi è l'udito il precipuo senso musicale. La quinta sinfonia di Beethoven, sapore di sale di Gino Paoli, fra' martino campanaro, Walking away di Craig David o altro, si possono recepire tramite l'ascolto ma anche tramite la vista e cioè tramite un supporto audio o tramite uno spartito, proprio perchè la musica può arrivare attraverso due canali (questo spesso ci sfugge) l'udito prima di tutto ma anche la vista. Un direttore d'orchestra quando legge lo spartito, in fondo, lo sente per stare dietro ai tanti strumentisti che dirige, lui deve già conoscere la musica che dirige e questo lo può fare solo grazie alla "vista" del suo spartito. Ma come si fa a "leggere" la musica senza suonarla? si esegue il solfeggio. Si potrebbe anche dire che il solfeggio è l' altro modo di fare musica: leggerla anzichè suonarla. Spero di essere stato chiaro. Secondo argomento. Il solfeggio, proprio come tutte le scritture, non è altro che una struttura linguistica nella quale si presentano svariate relazioni tra vari tipi di segni, di simboli (diciamo così) e i rispettivi significati. Cioè si io scrivo T-E-R-M-O-S-I-F-O-N-E, sono solo 11 lettere dell'alfabeto slegate una dall'altra e senza un significato, ma se lego tutte le singole lettere viene fuori la parola "termosifone" e questa si che ha un significato perchè tale parola ha un suo motivo d'essere all'interno di un certo codice linguistico, magari in un altro codice (per esempio in lingua inglese) diventa di nuovo un segno, un significante privo di significato. La scrittura musicale (il solfeggio) funziona allo stesso modo, c'è una serie di regole che fanno capo a dei segni, a dei significanti che presentano delle interrelazioni tra di loro e quindi dei significati. Se io ascolto il verso "sapore di sale, sapore di mare" godo di quello che ascolto e va bene così, ma se voglio trasferire su carta questa bella sensazione, ho bisogno di una serie di segni o simboli con un preciso significato: scriverò 12/8 perchè 12/8 significa una cosa ben precisa attinente al pezzo, poi scriverò Do-Do-Re-Do-Mi-Mi perchè queste parole che si chiamano note hanno un altro significato ben preciso, poi userò delle crome e delle semiminime con punto che hanno anch'esse un significato ben preciso ecc...Con questo nuovo codice che è, in fonfo,il programma di Teoria Musicale che si studia in tutti i conservatori del mondo si può scrivere qualsiasi canzone famosa o non, ma anche qualsiasi musica di qualsiasi genere rock, blues, pop, jazz, classico, reggae ecc...Conclusione. Se vogliamo stringere su un pezzo di carta la musica che ascoltiamo dobbiamo creare una serie di regole, di segni, di simboli, di significanti che ci permetteranno di tradurre la musica in segni (solfeggio) e i segni in musica. Adesso ci fermiamo perchè per adesso va bene così, magari se ti va potremmo anche riprendere in seguito, visto che non ho finito di rispondere alle tue domande. P.S. Una volta il programma di teoria si estrinsecava in 3 anni di studio, quindi ce ne abbiamo di tempo a disposizione. Ciao e a presto.

pippowitz
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda pippowitz » ven 17 mag 2013, 20:49

La teoria è lo studio della grammatica musicale: vengono affrontati e spiegati tutti gli aspetti della notazione musicale. Notazione delle altezze, del ritmo, indicazioni di tempo, alterazioni e loro significato relativamente alla formazione delle scale, indicazioni agogiche e dinamiche, abbellimenti eccetera eccetera: in pratica la teoria si occupa di spiegare il significato di tutto quello che si trova nella notazione musicale e di come questi segni si debbano tradurre in suono. In più si studiano anche i più semplici elementi dell'armonia (che si occupa di quel che succede quando vengono eseguite contemporaneamente note diverse, e delle loro combinazioni).
Il solfeggio è invece la parte esercitativa: una serie di esercizi di lettura graduati e progressivi da farsi prevalentemente con la voce il cui scopo è quello di renderci capaci di immaginare e riprodurre l'effetto sonoro di un testo musicale monodico identificandone in modo veloce (estemporaneo, immediato) i ritmi e i suoni. A questo scopo le difficoltà vengono in genere suddivise: solfeggio ritmico, dedicato al solo ritmo, solfeggio parlato (ritmo+identificazione delle note, nelle varie chiavi) e solfeggio cantato (ritmo+ intonazione dei suoni scritti con la voce). Inutile dire che per venire a capo di tutte queste cose in modo approfondito ci vuole un po' di tempo e un bel po' di studio, ma è una cosa che si porta avanti parallelamente allo studio dello strumento, un po' per volta.

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Gerardo50
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Gerardo50 » ven 17 mag 2013, 21:57

Ciao Manuela :) Non so quanto possa essere di aiuto e senza voler insegnare nulla in quanto non mi ritengo all'altezza. Ti allego questo video nella speranza che possa esserti di aiuto sia a te che a me. http://www.youtube.com/watch?v=tlP6iAPK ... 431C24C6F5
Un discorso a parte invece vorrei che fosse approfondito da voi più esperti è: quello del solfeggio cantato e la sua utilità ecc. La parola solfa forse deriva da solfeggio? Sarà pure una solfa ma da quanto si evince dal video che ho postato pare di no. Forse ripeto forse il solfeggio cantato ( cosa che purtroppo non ho mai praticato ) potrebbe essere meno "pedulante". Però non sempre cioò che non piace è nocivo. Mi piacerebbe però leggere qualche argomento spiegato in modo semplice e avvolgente in quanto lo trovo molto ineressante. Ad esempio cantare mentre si suona ciò che si suona è una cosa utile? Io per istinto lo facevo...............ma io non faccio testo perchè il piacere di ascoltare il canto è quasi una deformazione da passione istintiva sanza sapere il perchè. Grazie a chiunque voglia approfondire quest'argomento per sapere qualcosa in più di quel poco che so. Grazie. Buon fine settimana a tutti.
Gerardo

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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Paola Liguori » ven 17 mag 2013, 23:04

Grazie Gerardo per aver segnalato questo link relativo alle lezioni di solfeggio: ho dato uno sguardo e mi sembra ottimo, potrebbe essere molto utile nei corsi. :merci: :bye:

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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Giorgio Signorile » sab 18 mag 2013, 08:27

Manuela Bianchi ha scritto: I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

i ritmi e gli accenti fanno parte della comunicazione, anche verbale. Prova a parlare cambiando gli accenti delle parole e scollegandole fra loro...il solfeggio, quello tradizionale, parlato, non fa parte della Musica, semmai ne è solo una lontana evocazione, non avendo collegamenti nè di altezze nè di lunghezze musicali reali. Serve a sostenere esami e basta. A meno che tu non voglia farne evitalo. Altro è la lettura ritmica, imparare la suddivisione di una frase musicale, conoscere la durate dei suoni e il loro posizionamento l'uno rispetto all'altro. In questa prima fase di "imparare a leggere le note" è molto meglio affidarsi alla pratica del solfeggio cantato, o nel caso tu sia già in grado, lavorare anche con lo strumento, con qualcosa cioè che ti offra la possibilità di sentire la reale durata della nota che stai leggendo. Io mi trovo sovente nella situazione di far suonare alunni che seguono corsi di solfeggio tradizionali ma che nella pratica quando devono suonare una semiminima col punto seguita da una croma crollano :D mentre magari la sillabano benissimo. Partire dalla pratica, sempre. Personalmente ho adottato in passato Auralia, http://www.sibelius.com/products/auralia/index.html, un bel modo di conoscere i vari aspetti della comprensione musicale di base, allegro e utile anche per lavorare da soli. :bye:

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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Paola Liguori » sab 18 mag 2013, 09:27

Vi segnalo che il M. Delcamp ha aperto oggi un nuovo subforum dedicato al solfeggio :arrow: viewforum.php?f=116.

Manuela Bianchi

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Manuela Bianchi » sab 18 mag 2013, 09:50

Grazie a tutti per le risposte. Ora che ho un quadro più chiaro in mente posso capire meglio ciò che mi serve. Riuscire a "immaginarsi" un brano leggendolo mi sembra difficilissimo ora, ma anche molto utile :)
Un po' di basi ce le ho, so riconoscere le note più utilizzate sul pentagramma e la loro durata. A questo punto credo di dover fare esercizi di solfeggio ritmico, perché mi capita, mentre cerco di solfeggiare, di non saper più quanto manca alla fine della nota (ad esempio se devo solfeggiare una croma seguita da una semiminima puntata, in un tempo composto, so quanto valgono e come le dovrei solfeggiare, ma mentre solfeggio la semiminima puntata mi dimentico a che "punto" della semiminima sono e quindi poi pasticcio).

Grazie a Gerardo per il link, mi sembrano video fatti bene e li gurderò sicuramente :)

Ci voleva il subforum di solfeggio :okok: :ouioui:

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Gaetano Natale » mar 21 mag 2013, 12:17

Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?

Riprovo a rispondere, visto che è saltato tutto quello che ho scritto ieri. Cara Manuela, tutto ciò che riguarda la musica è solfeggio, cioè, come dicevo l'altra volta, il solfeggio è la musica tradotta su un foglio di carta, così come tutta la musica è il solfeggio tradotto su uno strumento musicale. Io sento ancora parlare da più parti, anche in questo sito e anche da parte di colleghi, del solfeggio come se si trattasse di una materia che non ha nulla da vedere con la musica. Non c'è nulla di più falso, di più scorretto e tutto questo diventa addirittura drammatico quando si scopre che c'è un maestro dall'altra parte a commettere questo tipo di errore. Mi permetto di segnalare che nel mio ultimo libro, quello sulla Teoria musicale ("Nuovo Corso di Teoria Musicale ed. EDITRICE BLUE") affronto con il dovuto rispetto intellettuale, anche se in forma sintetica, il problema del rapporto tra la musica scritta e la musica suonata; tutto questo per me è talmente importante che nel libro ho dovuto creare, appunto, uno spazio specifico che in questo caso consiste nella "Digressione 2" dal titolo "Il processo musicale". Si deve capire una volta per tutte che la musica è una sola, ma che la si può ricevere o proporre in due modi diversi e solo due. O ascoltando e quindi eseguendo i suoni, o leggendo e quindi scrivendo i simboli; nel primo caso si riceve la musica attraverso l'orecchio e nel sencondo la si riceve attaverso l'occhio. Per questo motivo noi possiamo tranquillamente dire che la musica si può sentire ma si può anche vedere. Si dice che Beethoven abbia scritto la nona sinfonia completamente sordo, se questo è vero, c'è un solo modo di darsi una spiegazione: Beethoven la nona sinfonia l'ha vista, non l'ha sentita, ma è stato come se l'avesse sentita. Ovviamente tutto ciò può accadere solo alle persone che riescono a vedere e sentire la musica nella stessa maniera. La prima volta che sono stato chiamato, qualche annetto fa, come esperto esterno in una scuola media (la classe prima) ad insegnare solfeggio, mi sono posto subito una domanda che è diventata, dopo pochi attimi, una terribile domanda. Come faccio a spiegare a questi ragazzi che vogliono solo giocare, al massimo suonare (come già altre volte mi era capitato di fare in precedenza nelle scuole) che cos'è il solfeggio, ma soprattutto, a che serve il solfeggio??? Dopo una riflessione neanche brevissima, la mia risposta fu questa: entrai in classe e subito dopo i saluti e le presentazioni andai alla lavagna, disegnai un pentagramma, una chiave di violino, la frazione 4/4, poi feci dei segni strani (una pausa di croma, un do al 3° spazio, un altro do al 3°spazio, un si al 3° rigo, le 3 note erano 3 crome; poi ho messo una stanghetta spezzabattute e ho scritto ancora la nota Sol semiminima sul secondo rigo e un altro sol semiminima sullo stesso, ecc..) e alla fine chiesi "che canzone sto ascoltando???". I ragazzi erano chiaramente sconcertati, per il semplice motivo che nella loro vita non avevano mai ascoltato la musica con gli occhi, ed io per spronarli, incalzavo "ma come? Una canzone così famosa non riuscite a sentirla? Ma come è possibile? Tutti voi conoscete benissimo questa canzone. Qui su questa lavagna, in questo momento ci stanno dei suoni, ma non li sentite? Ma come? E' così facile, è così famosa, si canta in tutto il mondo, voi stessi chissà quante volte l'avete cantato questo motivo? Ma veramente non sentite niente, guardando quello che ho scritto?" Sono stato più di un quarto d'ora a creare una tensione sempre più alta, dopo di che ho detto: "Io invece lo sento benissimo questo brano, lo sapete perchè? Perchè conosco il solfeggio, cioè la musica scritta su un foglio. Tutti quelli che conoscono il solfeggio riescono ad ascoltare, come me, quello che ho scritto. Volete sapere qual'è la canzone che ho scritto? 'O-SO-LE-MI-O ecc...". Ovviamente tutti la conoscevano ed altrettanto ovviamente tutti i ragazzi si mostrarono entusiasti di questa nuova esperienza scolastica. In conclusione, io credo che il solfeggio sia importantissimo, il problema, però, è usare i metodi giusti per trasmetterlo con efficacia, quindi ci vuole pertinenza, regolarità nell'esser progressivi e quindi dovrei parlare anche dei miei libri di solfeggio che ho scritto con la BERBEN, pensate che in giro ci sono ancora dei maestri di musica che usano il metodo BONA (inaccettabile); ma questo è un altro argomento. Manuela mi devo fermare di nuovo. Scusami ma devo scappare, spero di essere stato utile in qualche modo ma ti anticipo che mi sta molto a cuore la faccenda dei tempi musicali perchè questo è un altro BUCO nero teorico che sta in giro da decenni senza diventare mai chiaro (spesso non è chiaro neanche ai professionisti). Io credo che, con il mio lavoro sulla teoria, ho dato una giusta sistemazione teorica a questo argomento. Quindi se vuoi alla prima occasione possiamo anche continuare. Ciao e buon appetito ! ! ! ! !

alessandro_frassi
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda alessandro_frassi » mar 21 mag 2013, 14:23

Concordo sostanzialmente con lei, però trovo il solfeggio parlato uno scioglilingua privo di senso musicale (il ritmo è musica, pronunciare le note no).

Alessandro Frassi
Ultima modifica di alessandro_frassi il mer 22 mag 2013, 07:36, modificato 2 volte in totale.
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Manuela Bianchi

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Manuela Bianchi » mar 21 mag 2013, 18:11

Riprovo a rispondere, visto che è saltato tutto quello che ho scritto ieri. Cara Manuela, tutto ciò che riguarda la musica è solfeggio, cioè, come dicevo l'altra volta, il solfeggio è la musica tradotta su un foglio di carta, così come tutta la musica è il solfeggio tradotto su uno strumento musicale. Io sento ancora parlare da più parti, anche in questo sito e anche da parte di colleghi, del solfeggio come se si trattasse di una materia che non ha nulla da vedere con la musica. Non c'è nulla di più falso, di più scorretto e tutto questo diventa addirittura drammatico quando si scopre che c'è un maestro dall'altra parte a commettere questo tipo di errore. Mi permetto di segnalare che nel mio ultimo libro, quello sulla Teoria musicale ("Nuovo Corso di Teoria Musicale ed. EDITRICE BLUE") affronto con il dovuto rispetto intellettuale, anche se in forma sintetica, il problema del rapporto tra la musica scritta e la musica suonata; tutto questo per me è talmente importante che nel libro ho dovuto creare, appunto, uno spazio specifico che in questo caso consiste nella "Digressione 2" dal titolo "Il processo musicale". Si deve capire una volta per tutte che la musica è una sola, ma che la si può ricevere o proporre in due modi diversi e solo due. O ascoltando e quindi eseguendo i suoni, o leggendo e quindi scrivendo i simboli; nel primo caso si riceve la musica attraverso l'orecchio e nel sencondo la si riceve attaverso l'occhio. Per questo motivo noi possiamo tranquillamente dire che la musica si può sentire ma si può anche vedere. Si dice che Beethoven abbia scritto la nona sinfonia completamente sordo, se questo è vero, c'è un solo modo di darsi una spiegazione: Beethoven la nona sinfonia l'ha vista, non l'ha sentita, ma è stato come se l'avesse sentita. Ovviamente tutto ciò può accadere solo alle persone che riescono a vedere e sentire la musica nella stessa maniera. La prima volta che sono stato chiamato, qualche annetto fa, come esperto esterno in una scuola media (la classe prima) ad insegnare solfeggio, mi sono posto subito una domanda che è diventata, dopo pochi attimi, una terribile domanda. Come faccio a spiegare a questi ragazzi che vogliono solo giocare, al massimo suonare (come già altre volte mi era capitato di fare in precedenza nelle scuole) che cos'è il solfeggio, ma soprattutto, a che serve il solfeggio??? Dopo una riflessione neanche brevissima, la mia risposta fu questa: entrai in classe e subito dopo i saluti e le presentazioni andai alla lavagna, disegnai un pentagramma, una chiave di violino, la frazione 4/4, poi feci dei segni strani (una pausa di croma, un do al 3° spazio, un altro do al 3°spazio, un si al 3° rigo, le 3 note erano 3 crome; poi ho messo una stanghetta spezzabattute e ho scritto ancora la nota Sol semiminima sul secondo rigo e un altro sol semiminima sullo stesso, ecc..) e alla fine chiesi "che canzone sto ascoltando???". I ragazzi erano chiaramente sconcertati, per il semplice motivo che nella loro vita non avevano mai ascoltato la musica con gli occhi, ed io per spronarli, incalzavo "ma come? Una canzone così famosa non riuscite a sentirla? Ma come è possibile? Tutti voi conoscete benissimo questa canzone. Qui su questa lavagna, in questo momento ci stanno dei suoni, ma non li sentite? Ma come? E' così facile, è così famosa, si canta in tutto il mondo, voi stessi chissà quante volte l'avete cantato questo motivo? Ma veramente non sentite niente, guardando quello che ho scritto?" Sono stato più di un quarto d'ora a creare una tensione sempre più alta, dopo di che ho detto: "Io invece lo sento benissimo questo brano, lo sapete perchè? Perchè conosco il solfeggio, cioè la musica scritta su un foglio. Tutti quelli che conoscono il solfeggio riescono ad ascoltare, come me, quello che ho scritto. Volete sapere qual'è la canzone che ho scritto? 'O-SO-LE-MI-O ecc...". Ovviamente tutti la conoscevano ed altrettanto ovviamente tutti i ragazzi si mostrarono entusiasti di questa nuova esperienza scolastica. In conclusione, io credo che il solfeggio sia importantissimo, il problema, però, è usare i metodi giusti per trasmetterlo con efficacia, quindi ci vuole pertinenza, regolarità nell'esser progressivi e quindi dovrei parlare anche dei miei libri di solfeggio che ho scritto con la BERBEN, pensate che in giro ci sono ancora dei maestri di musica che usano il metodo BONA (inaccettabile); ma questo è un altro argomento. Manuela mi devo fermare di nuovo. Scusami ma devo scappare, spero di essere stato utile in qualche modo ma ti anticipo che mi sta molto a cuore la faccenda dei tempi musicali perchè questo è un altro BUCO nero teorico che sta in giro da decenni senza diventare mai chiaro (spesso non è chiaro neanche ai professionisti). Io credo che, con il mio lavoro sulla teoria, ho dato una giusta sistemazione teorica a questo argomento. Quindi se vuoi alla prima occasione possiamo anche continuare. Ciao e buon appetito ! ! ! ! !


Ciao Gaetano e grazie per la risposta. Ho dato un'occhiata alla presentazione del tuo libro sulla teoria musicale e mi sembra molto interessante, mi piacciono le trattazioni che cercano di essere rigorose e di dare giustificazioni "scientifiche-matematiche". Per i libri di solfeggio, si possono comprare solo dalla berben? Non esistono delle presentazioni o degli indici online da poter consultare per farsi un'idea? Aspetto una tua risposta che mi faccia luce sui tempi musicali :D

XVincentX

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda XVincentX » mar 21 mag 2013, 20:28

Bellissimo intervento e bellissima discussione. Sono veramente contento che sia stato creato un forum apposito.

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Gaetano Natale » mar 21 mag 2013, 21:59

agieffe ha scritto:Concordo sostanzialmente con lei, però trovo il solfeggio parlato uno scioglilingua privo di senso musicale (il ritmo è musica, pronunciare le note no).

Alessandro Frassi

Ma è proprio questo il problema di cui parlo. Quando ho deciso di scrivere i libri di solfeggio che ho scritto l'ho fatto anche (e non solo - i problemi sono tanti, purtroppo) per evitare gli scioglilingua di Bona e compagni. Quello che non riesco assolutamente a spiegare è che la frase (che ascolto spesso) "il solfeggio parlato è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è infelice, è tassativamente falsa; invece la frase "il solfeggio parlato di BONA, POZZOLI, POLTRONIERI è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è GIUSTA. Cioè non è il solfeggio quello che non funziona ma sono questi metodi succitati e simili che non hanno mai funzionato. Si provi i miei metodi di solfeggio, per esempio, e vediamo si ispirano le stesse sensazioni. Ci sarà un motivo per cui i miei allievi oramai preparano la vecchia licenza di solfeggio in un anno e mezzo circa. Conto di presentare un po' meglio i miei libri di solfeggio, soprattutto per i maestri che potrebbero essere interessati a cambiare itinerario didattico. P.S. Sarei curioso di sapere se lei ha letto altro o ha letto BONA o POZZOLI o POLTRONIERI. A presto ! ! !

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda Gaetano Natale » mar 21 mag 2013, 22:16

Manuela Bianchi ha scritto:
Riprovo a rispondere, visto che è saltato tutto quello che ho scritto ieri. Cara Manuela, tutto ciò che riguarda la musica è solfeggio, cioè, come dicevo l'altra volta, il solfeggio è la musica tradotta su un foglio di carta, così come tutta la musica è il solfeggio tradotto su uno strumento musicale. Io sento ancora parlare da più parti, anche in questo sito e anche da parte di colleghi, del solfeggio come se si trattasse di una materia che non ha nulla da vedere con la musica. Non c'è nulla di più falso, di più scorretto e tutto questo diventa addirittura drammatico quando si scopre che c'è un maestro dall'altra parte a commettere questo tipo di errore. Mi permetto di segnalare che nel mio ultimo libro, quello sulla Teoria musicale ("Nuovo Corso di Teoria Musicale ed. EDITRICE BLUE") affronto con il dovuto rispetto intellettuale, anche se in forma sintetica, il problema del rapporto tra la musica scritta e la musica suonata; tutto questo per me è talmente importante che nel libro ho dovuto creare, appunto, uno spazio specifico che in questo caso consiste nella "Digressione 2" dal titolo "Il processo musicale". Si deve capire una volta per tutte che la musica è una sola, ma che la si può ricevere o proporre in due modi diversi e solo due. O ascoltando e quindi eseguendo i suoni, o leggendo e quindi scrivendo i simboli; nel primo caso si riceve la musica attraverso l'orecchio e nel sencondo la si riceve attaverso l'occhio. Per questo motivo noi possiamo tranquillamente dire che la musica si può sentire ma si può anche vedere. Si dice che Beethoven abbia scritto la nona sinfonia completamente sordo, se questo è vero, c'è un solo modo di darsi una spiegazione: Beethoven la nona sinfonia l'ha vista, non l'ha sentita, ma è stato come se l'avesse sentita. Ovviamente tutto ciò può accadere solo alle persone che riescono a vedere e sentire la musica nella stessa maniera. La prima volta che sono stato chiamato, qualche annetto fa, come esperto esterno in una scuola media (la classe prima) ad insegnare solfeggio, mi sono posto subito una domanda che è diventata, dopo pochi attimi, una terribile domanda. Come faccio a spiegare a questi ragazzi che vogliono solo giocare, al massimo suonare (come già altre volte mi era capitato di fare in precedenza nelle scuole) che cos'è il solfeggio, ma soprattutto, a che serve il solfeggio??? Dopo una riflessione neanche brevissima, la mia risposta fu questa: entrai in classe e subito dopo i saluti e le presentazioni andai alla lavagna, disegnai un pentagramma, una chiave di violino, la frazione 4/4, poi feci dei segni strani (una pausa di croma, un do al 3° spazio, un altro do al 3°spazio, un si al 3° rigo, le 3 note erano 3 crome; poi ho messo una stanghetta spezzabattute e ho scritto ancora la nota Sol semiminima sul secondo rigo e un altro sol semiminima sullo stesso, ecc..) e alla fine chiesi "che canzone sto ascoltando???". I ragazzi erano chiaramente sconcertati, per il semplice motivo che nella loro vita non avevano mai ascoltato la musica con gli occhi, ed io per spronarli, incalzavo "ma come? Una canzone così famosa non riuscite a sentirla? Ma come è possibile? Tutti voi conoscete benissimo questa canzone. Qui su questa lavagna, in questo momento ci stanno dei suoni, ma non li sentite? Ma come? E' così facile, è così famosa, si canta in tutto il mondo, voi stessi chissà quante volte l'avete cantato questo motivo? Ma veramente non sentite niente, guardando quello che ho scritto?" Sono stato più di un quarto d'ora a creare una tensione sempre più alta, dopo di che ho detto: "Io invece lo sento benissimo questo brano, lo sapete perchè? Perchè conosco il solfeggio, cioè la musica scritta su un foglio. Tutti quelli che conoscono il solfeggio riescono ad ascoltare, come me, quello che ho scritto. Volete sapere qual'è la canzone che ho scritto? 'O-SO-LE-MI-O ecc...". Ovviamente tutti la conoscevano ed altrettanto ovviamente tutti i ragazzi si mostrarono entusiasti di questa nuova esperienza scolastica. In conclusione, io credo che il solfeggio sia importantissimo, il problema, però, è usare i metodi giusti per trasmetterlo con efficacia, quindi ci vuole pertinenza, regolarità nell'esser progressivi e quindi dovrei parlare anche dei miei libri di solfeggio che ho scritto con la BERBEN, pensate che in giro ci sono ancora dei maestri di musica che usano il metodo BONA (inaccettabile); ma questo è un altro argomento. Manuela mi devo fermare di nuovo. Scusami ma devo scappare, spero di essere stato utile in qualche modo ma ti anticipo che mi sta molto a cuore la faccenda dei tempi musicali perchè questo è un altro BUCO nero teorico che sta in giro da decenni senza diventare mai chiaro (spesso non è chiaro neanche ai professionisti). Io credo che, con il mio lavoro sulla teoria, ho dato una giusta sistemazione teorica a questo argomento. Quindi se vuoi alla prima occasione possiamo anche continuare. Ciao e buon appetito ! ! ! ! !


Ciao Gaetano e grazie per la risposta. Ho dato un'occhiata alla presentazione del tuo libro sulla teoria musicale e mi sembra molto interessante, mi piacciono le trattazioni che cercano di essere rigorose e di dare giustificazioni "scientifiche-matematiche". Per i libri di solfeggio, si possono comprare solo dalla berben? Non esistono delle presentazioni o degli indici online da poter consultare per farsi un'idea? Aspetto una tua risposta che mi faccia luce sui tempi musicali :D

Non saprei Manuela sui libri della BERBEN, diciamo che sul mio sito alla pagina didatta c'è una presentazione abbastanza interessante ma mi sto convincendo di presentare il mio primo libro di solfeggio su questo sito in un modo più dettagliato. Per i tempi musicali vedremo al più presto, adesso che hai il libro magari puoi incominciare a dare un'occhiata. A presto Manuela.

alessandro_frassi
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggioda alessandro_frassi » mar 21 mag 2013, 23:35

Gaetano Natale ha scritto:
agieffe ha scritto:Concordo sostanzialmente con lei, però trovo il solfeggio parlato uno scioglilingua privo di senso musicale (il ritmo è musica, pronunciare le note no).

Alessandro Frassi

Ma è proprio questo il problema di cui parlo. Quando ho deciso di scrivere i libri di solfeggio che ho scritto l'ho fatto anche (e non solo - i problemi sono tanti, purtroppo) per evitare gli scioglilingua di Bona e compagni. Quello che non riesco assolutamente a spiegare è che la frase (che ascolto spesso) "il solfeggio parlato è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è infelice, è tassativamente falsa; invece la frase "il solfeggio parlato di BONA, POZZOLI, POLTRONIERI è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è GIUSTA. Cioè non è il solfeggio quello che non funziona ma sono questi metodi succitati e simili che non hanno mai funzionato. Si provi i miei metodi di solfeggio, per esempio, e vediamo si ispirano le stesse sensazioni. Ci sarà un motivo per cui i miei allievi oramai preparano la vecchia licenza di solfeggio in un anno e mezzo circa. Conto di presentare un po' meglio i miei libri di solfeggio, soprattutto per i maestri che potrebbero essere interessati a cambiare itinerario didattico. P.S. Sarei curioso di sapere se lei ha letto altro o ha letto BONA o POZZOLI o POLTRONIERI. A presto ! ! !


Grazie della risposta. Già sapevo dell'esistenza dei suoi libri, che non ho mai sfogliato, ma visto solo su internet. Sicuramente appaiono innovativi, li acquisterò senz'altro appena finito di leggere i quattro volumi di Teoria e Armonia di Andrea Avena, che mi stanno impegnando non poco. Rispondo alla sua curiosità, io ho studiato sul Pozzoli e un po’ sul Bona. Parlo di quando avevo undici anni. Per questi strumenti didattici mi viene una sola parola: deprimenti, veramente deprimenti. A me facevano passare la voglia di studiare. Però, molti li hanno retti bene.
Saluti
La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi[...]
- José Saramago -


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