Solfeggio, ritmi e accenti

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » mer 22 mag 2013, 07:54

agieffe ha scritto:
Gaetano Natale ha scritto:
agieffe ha scritto:Concordo sostanzialmente con lei, però trovo il solfeggio parlato uno scioglilingua privo di senso musicale (il ritmo è musica, pronunciare le note no).

Alessandro Frassi
Ma è proprio questo il problema di cui parlo. Quando ho deciso di scrivere i libri di solfeggio che ho scritto l'ho fatto anche (e non solo - i problemi sono tanti, purtroppo) per evitare gli scioglilingua di Bona e compagni. Quello che non riesco assolutamente a spiegare è che la frase (che ascolto spesso) "il solfeggio parlato è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è infelice, è tassativamente falsa; invece la frase "il solfeggio parlato di BONA, POZZOLI, POLTRONIERI è inutile o è un insignificante scioglilingua o cose simili" è GIUSTA. Cioè non è il solfeggio quello che non funziona ma sono questi metodi succitati e simili che non hanno mai funzionato. Si provi i miei metodi di solfeggio, per esempio, e vediamo si ispirano le stesse sensazioni. Ci sarà un motivo per cui i miei allievi oramai preparano la vecchia licenza di solfeggio in un anno e mezzo circa. Conto di presentare un po' meglio i miei libri di solfeggio, soprattutto per i maestri che potrebbero essere interessati a cambiare itinerario didattico. P.S. Sarei curioso di sapere se lei ha letto altro o ha letto BONA o POZZOLI o POLTRONIERI. A presto ! ! !
Grazie della risposta. Già sapevo dell'esistenza dei suoi libri, che non ho mai sfogliato, ma visto solo su internet. Sicuramente appaiono innovativi, li acquisterò senz'altro appena finito di leggere i quattro volumi di Teoria e Armonia di Andrea Avena, che mi stanno impegnando non poco, viste anche le mie capacità di apprendimento non proprio fulminee. Rispondo alla sua curiosità, io ho studiato sul Pozzoli e un po’ sul Bona. Parlo di quando avevo undici anni. Per questi strumenti didattici mi viene una sola parola: deprimenti, veramente deprimenti. A me facevano passare la voglia di studiare. Però, molti li hanno retti bene.
Saluti
La ringrazio della sua attenzione ma volevo puntualizzare che i miei libri non vengono dopo quelli di Andrea Avena, anzi i miei libri di solfeggio non hanno nulla a che vedere con i libri di Avena (una cosa è l'argomento "armonia" e un'altra cosa è l'argomento "solfeggio", una cosa è l'argomento "teoria" e un'altra cosa è l'argomento "solfeggio") perchè sono proprio un altro progetto (più specifico per la lettura musicale). Il problema è sempre lo stesso, purtroppo mi devo ripetere e me ne scuso. Tutti noi abbiamo retto più o meno bene questi libri succitati, visto che siamo ancora qua, perchè tutti noi abbiamo studiato su Bona, Pozzoli, Poltronieri, Ciriaco e tutti noi (se ho capito bene siamo colleghi) abbiamo vissuto sulla nostra pelle quanto questi metodi fossero "deprimenti". L'errore che si commette un po' da più parti, però, è identificare questa roba (cioè i libri sbagliati, le nostre eperienze terribili ma anche la nostra tenacia a continuare) con il solfeggio tout-court, come se non fosse permesso a nessun altro di cimentarsi a trattare l'argomento che ha reso famosi (purtroppo tristemente famosi) questi signori. Ci sono persone come me, per esempio, che questa vicenda di una "vecchia" idea di solfeggio l'hanno combattuta a spada tratta, perchè ad un certo punto del proprio percorso musicale (nei primi anni '90) si sono dette (dopo 10 anni dalla licenza e dopo gli stessi 10 anni trascorsi a fare lezioni private) "ma questo non è il solfeggio". Così passo dopo passo per altri lunghi 10 anni circa, grazie anche a continue verifiche sugli allievi, hanno maturato un percorso didattico nuovo rispetto alle esperienze succitate (grazie anche ad un'inclinazione naturale per la pedagogia in generale); per cui (intorno al 2000) incominciano a mettere su carta tutte le meditazioni accumulate negli anni sull'argomento. Ed ecco che nel 2003 incominciano a pubblicare i primi volumi con la BERBEN ecc...Ho già comunicato che a giorni proporrò una presentazione abbastanza dettagliata del mio lavoro sul solfeggio. Grazie dell'attenzione e a presto.

Milonga del Ángel
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Milonga del Ángel » mer 22 mag 2013, 08:35

C’è un equivoco, credo, i libri di Avena contengono oltre che armonia anche una vasta ed esauriente sezione di solfeggio, dettato melodico ecc. in alternativa ai metodi in commercio. Ripeto, i suoi libri mi interessano molto proprio per lo spirito fortemente innovativo che sembra averne motivato la stesura.
Per risponderle, non siamo colleghi, io insegno chitarra classica privatamente, come secondo lavoro pomeridiano. Secondo dal punto di vista cronologico ed economico, ma primo per importanza e dedizione.
Arrivederci
La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi[...]
- José Saramago -

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » mer 22 mag 2013, 12:40

Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?
Eccomi Manuela. I tempi musicali, secondo me, sono una pagina un po’ oscura nel panorama teorico del mondo dei suoni. Senza fare tutta la dinamica che ho tracciato nel mio libro (di teoria) vorrei approfondire solo un po’ l’episodio proposto da te, compreso la tua difficoltà a capire l’argomento. In verità, come io ho dimostrato nel libro, quando si dice che i tempi possono essere semplici o composti non si fa, certo, un errore ma si dice sicuramente una cosa incompleta; infatti, ancora una volta, molti musicisti bravi e meno bravi, qualcuno anche di grande spessore professionale, ma anche molti libri di teoria non riescono a chiarire bene che il tempo musicale è costruito su un impalcatura composta da due “sottostrutture”, da due “colonne d’Ercole” che sono: la “divisione” e la “suddivisone”della battuta. Questi e solo questi sono i 2 ingredienti strutturali dai quali non si può prescindere e sui quali si muove tutto il mastodontico universo dei tempi musicali. Questa cosa non sempre è espressa chiaramente nei libri di teoria. Pertanto, quando si dice che un tempo può essere “semplice” o “composto”, ripeto, si dice semplicemente una cosa incompleta perché in tal caso si sta esaminando il tempo solo dal un punto di vista della suddivisione della battuta; ma da un punto di vista della “divisione” come potrebbero classificarsi i tempi? Bene, questa distinzione, che per me è alquanto netta, in altri libri di teoria spesso non viene neanche citata, creando così, secondo me, una gran confusione. Nel mio libro ho scritto che i tempi, in base alla suddivisione, si distinguono in semplici e composti e, in base alla divisione si distinguono in pari e dispari. Arrivati a questo punto salta fuori un altro travaglio teorico per i musicisti: ma un tempo dispari è un 5/4 o è, per esempio, un 3/4? Anche qui, molti musicisti (ed anche qui), qualcuno anche di chiara fama, affermano che il 5/4 è un tempo dispari commettendo, secondo me, un errore di “sufficienza” teorica, perché ritengo sia molto più verosimile l’idea che un tempo dispari si opponga ad un tempo pari. Così, ho scritto che i tempi si dividono in regolari ed irregolari: i tempi regolari sono quelli che mantengono sempre lo stesso raggruppamento di movimenti (io uso la parola battiti ed anche qui c’è un perchè) all’interno della battuta; a loro volta, i tempi regolari si possono distinguere in base alla divisione (come si è detto) creando tempi “pari” o tempi “dispari” e in base alla suddivisione creando tempi “semplici” o “composti”. I tempi irregolari sono quei tempi che raggruppano in modo asimmetrico i battiti di una misura, per esempio un 5/4.
Quindi un 5/4 sarà un tempo irregolare e un 3/4 sarà un tempo dispari. Nel libro, comunque, si approfondisce ancora di più l’argomento. Ciao Manuela e grazie a te.

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » mer 22 mag 2013, 13:11

agieffe ha scritto:C’è un equivoco, credo, i libri di Avena contengono oltre che armonia anche una vasta ed esauriente sezione di solfeggio, dettato melodico ecc. in alternativa ai metodi in commercio. Ripeto, i suoi libri mi interessano molto proprio per lo spirito fortemente innovativo che sembra averne motivato la stesura.
Per risponderle, non siamo colleghi, io insegno chitarra classica privatamente, come secondo lavoro pomeridiano. Secondo dal punto di vista cronologico ed economico, ma primo per importanza e dedizione.
Arrivederci
ok. No, volevo ribadire che, senza nulla togliere ad Andrea Avena che è un ottimo musicista e sicuramente un ottimo didatta (non ho letto ancora questo suo lavoro ma mi aggiornerò ben presto) ma credo che l'idea dell'autore non sia stata quella di parlare di solfeggio ad una persona che parte da zero, che non conosce neanche le 7 note e magari nel giro di un anno e mezzo, forse due, senza nemmeno troppo sforzo, realizza la conoscenza dell'intero programma della vecchia licenza di solfeggio di cui 5 delle 6 prove (tranne il melodico) le preparo usando solo i miei metodi. Credo che lui abbia dato magari un buon spazio nei suoi libri al solfeggio ma credo che non copra tutti i momenti tecnici che vanno da zero al solfeggio difficile. Credo che il suo obiettivo fosse altro da questo, e poi si capisce subito dai titoli la differenza delle nostre intenzioni: io ho scritto dei libri dal titolo "Corso Pratico di Solfeggio", lui ha scritto dei libri dal titolo "Teoria e Armonia" . Ringrazio per il cortese dialogo. Arrivederci a presto ! ! !

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Paolo Romanello
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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Paolo Romanello » mer 22 mag 2013, 14:06

Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.
Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?
Ciao Manuela, non voglio entrare nel discorso sui metodi di solfeggio perché non sono un insegnante ed inoltre sono un "sopravvissuto" del metodo Bona che nonostante le perenni e giustificate critiche, è sicuramente uno dei testi più utilizzati e ristampati della storia della musica.
Voglio solo portare la mia esperienza personale di uno che da 40 anni, come dilettante, si picchia con la teoria musicale, passando attraverso insegnanti, metodi e stili diversi: bande, cori ed ensemble jazzistici e cameristici.
Insomma, qualcosina ormai l'ho capita e credo che il solfeggio sia un contenitore in cui si possono mettere molte cose diverse, ma che deve sempre essere considerato un mezzo, uno strumento per arrivare a fare musica e non un fine, come ha scritto giustamente il maestro Signorile.
A nessuno interessano gli scioglilingua, ma la divisione, gli accenti ed i ritmi sono la colonna vertebrale della musica. Mi sono trovato in passato a dover eseguire brani di autori contemporanei in prima lettura (uno tra tutti Bernstein) e questa è stata per me una scuola straordinaria con cui ho sviluppato la capacità di afferrare al primo sguardo la struttura ritmico/temporale di ogni singola misura e capire al volo dove posizionare ogni accento, che alla fine è l'unica cosa veramente importante, più ancora della durata relativa dei suoni.
Queste esperienze pratiche mi hanno fatto progredire molto di più e più velocemente di tutti gli esercizi di solfeggio parlato che mi erano stati propinati nel corso degli studi. Se poi parliamo di solfeggio cantato, allora si entra in un campo completamente diverso che è quello dell'ear training per cui andrebbero fatte altre considerazioni.
Ti riporto una frase che ripeteva sempre un mio bravissimo maestro, direttore di banda: imparate il solfeggio, poi dimenticatevelo e cominciate a fare musica!
:bye:
" Si può conoscere solamente ciò che si ama " S. Agostino

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » gio 23 mag 2013, 05:07

Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.

Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?
Ciao Manuela, per quanto riguarda il nostro discorso sui tempi, ti consiglierei di leggere prima bene il capitolo sulla divisione e la suddivisione perchè è molto importante e poi potrai passare ai tempi veri e propri. Chiedo scusa per l' "errata corrige" prodotta, ma purtroppo non si è potuta evitare nonostante i miei sforzi. Mi giustifica, ma solo un poco, il fatto che è la prima edizione. Ciao e buona lettura ! ! ! ! !P.S. Per qualsiasi dubbio sono qua...

Manuela Bianchi

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Manuela Bianchi » gio 23 mag 2013, 15:42

Grazie Gaetano, sei stato molto dettagliato :D

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » sab 25 mag 2013, 16:15

Paolo Romanello ha scritto:
Manuela Bianchi ha scritto:Ciao, scusate la domanda che potrà sembrare sciocca, ma non riesco a capire una cosa: che cos'è esattamente il solfeggio? Cioè quali sono tutti gli argomenti trattati quando si studia solfeggio? E' solo una questione di leggere le note in varie chiavi? I ritmi e gli accenti fanno parte del solfeggio o di altro? In pratica vorrei sapere esattamente dove "inizia" e dove "finisce" il solfeggio.
Inoltre vorrei chiedere anche se il solfeggio fa parte della teoria musicale ed eventualmente di quali altre "parti" è composta quest'ultima.
Ho letto vari post su questo forum su tempi semplici e composti, ma ho ancora un po' di confusione in testa. Si può dire che i tipi di tempi sono isolati (cioè sono una cosa a sè) rispetto al ritmo e agli accenti oppure sono un tutt'uno e vanno quindi considerati insieme? :?
Ciao Manuela, non voglio entrare nel discorso sui metodi di solfeggio perché non sono un insegnante ed inoltre sono un "sopravvissuto" del metodo Bona che nonostante le perenni e giustificate critiche, è sicuramente uno dei testi più utilizzati e ristampati della storia della musica.
Voglio solo portare la mia esperienza personale di uno che da 40 anni, come dilettante, si picchia con la teoria musicale, passando attraverso insegnanti, metodi e stili diversi: bande, cori ed ensemble jazzistici e cameristici.
Insomma, qualcosina ormai l'ho capita e credo che il solfeggio sia un contenitore in cui si possono mettere molte cose diverse, ma che deve sempre essere considerato un mezzo, uno strumento per arrivare a fare musica e non un fine, come ha scritto giustamente il maestro Signorile.
A nessuno interessano gli scioglilingua, ma la divisione, gli accenti ed i ritmi sono la colonna vertebrale della musica. Mi sono trovato in passato a dover eseguire brani di autori contemporanei in prima lettura (uno tra tutti Bernstein) e questa è stata per me una scuola straordinaria con cui ho sviluppato la capacità di afferrare al primo sguardo la struttura ritmico/temporale di ogni singola misura e capire al volo dove posizionare ogni accento, che alla fine è l'unica cosa veramente importante, più ancora della durata relativa dei suoni.
Queste esperienze pratiche mi hanno fatto progredire molto di più e più velocemente di tutti gli esercizi di solfeggio parlato che mi erano stati propinati nel corso degli studi. Se poi parliamo di solfeggio cantato, allora si entra in un campo completamente diverso che è quello dell'ear training per cui andrebbero fatte altre considerazioni.
Ti riporto una frase che ripeteva sempre un mio bravissimo maestro, direttore di banda: imparate il solfeggio, poi dimenticatevelo e cominciate a fare musica!
:bye:
Egregio collega Paolo Romanello se lei ha un po' di pazienza nel consultare i miei metodi di solfeggio, specialmente il mio primo volume scoprirà che nel mio lavoro non c'è nulla, ma proprio nulla che faccia pensare ad uno scioglilingua come succede per esempio nel metodo BONA, da lei sommessamente (ma non troppo) apprezzato (cito testualmente "è sicuramente uno dei testi più utilizzati e ristampati della storia della musica"). E che c'entra? Se lei avesse un po' di pazienza a consultare il mio primo volume del "CORSO PRATICO DI SOLFEGGIO" Ed. BERBEN, scoprirebbe (suo malgrado) che non solo non ho mai preso in considerazione lo scioglilingua che io e lei abbiamo subito, al pari di una violenza carnale, studiando a suo tempo sul metodo BONA, ma che nel mio lavoro mi sono rivolto solo alla divisione, agli accenti ed ai ritmi perchè credo che siano la colonna vertebrale della musica. Quindi, come vede, anche noi due siamo molto più vicini di quanto sembra. P.S. Ho scritto questo post semplicemente per dire che non ho assolutamente neanche immaginato di dire che il solfeggio fosse un fine e non un mezzo; quindi, anche in questo caso, siamo daccordo io, lei, e il maestro Signorile da lei citato (mi verrebbe da dire "ma dov'è il problema?"). La verità è che BONA e compagnia fanno schifo, noi tutti lo abbiamo subìto (io dico che noi tutti siamo stati violentati), però c'è gente come me che tutto questo lo ha combattuto creando lavori nuovi più moderni e più "pertinenti" e, per quanto mi riguarda, sfido chiunque a dimostrarmi il contrario, in qualsiasi modo ed in qualsiasi posto e poi c'è gente che anzichè "rivoluzionare" l'antico peggiore (BONA, POZZOLI, POLTRONIERI, CIRIACO) si limita semplicemente a denigrare il solfeggio tout-court. Tutto questo adagiarsi su una certa ignoranza (mi si deve spiegare come si potrebbe mai suonare "in sezione", di fiati di archi ecc..., senza conoscere il solfeggio) sia da parte di allievi che, soprattutto da parte di maestri, risulta essere improponibile quanto sicuramente inaccettabile. Distinti saluti.

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Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Paolo Romanello » lun 27 mag 2013, 10:17

Egr sig. Gaetano Natale, mi consenta di rispondere cortesemente alle sue critiche.
Purtroppo non sono un suo collega, anche se mi piacerebbe molto, in quanto nella vita svolgo attività di ricerca nel campo della chimica farmaceutica; la musica è solo una passione da cui non ho mai ricavato alcun reddito, anzi ho dovuto investire negli anni molto denaro per ottenere quella preparazione musicale che l’Italia non ha mai riconosciuto come parte integrante del bagaglio culturale di base di ogni persona.
I forum sono un ambiente di discussione in cui ognuno ha il diritto di condividere, a titolo gratuito, la propria esperienza personale ed è esattamente questo ciò che ho fatto io.
Ciò che invece sinceramente mi infastidisce è che si utilizzi questo canale di comunicazione per fare della pubblicità commerciale, attaccando anche in modo molto aggressivo le proposte della concorrenza (non esageriamo, non mi sono mai sentito “violentato carnalmente” dal povero Pasquale Bona, vissuto 150 anni fa!).
Non metto in alcun modo in discussione la validità della sua opera, peraltro presente nel catalogo della principale casa editrice italiana dedicata al mondo della chitarra classica, ma forse un po’ più di “stile” non guasterebbe.

Cordialmente :okok: ,
Paolo Romanello
" Si può conoscere solamente ciò che si ama " S. Agostino

Gaetano Natale

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Gaetano Natale » lun 27 mag 2013, 13:59

Paolo Romanello ha scritto:Egr sig. Gaetano Natale, mi consenta di rispondere cortesemente alle sue critiche.
Purtroppo non sono un suo collega, anche se mi piacerebbe molto, in quanto nella vita svolgo attività di ricerca nel campo della chimica farmaceutica; la musica è solo una passione da cui non ho mai ricavato alcun reddito, anzi ho dovuto investire negli anni molto denaro per ottenere quella preparazione musicale che l’Italia non ha mai riconosciuto come parte integrante del bagaglio culturale di base di ogni persona.
I forum sono un ambiente di discussione in cui ognuno ha il diritto di condividere, a titolo gratuito, la propria esperienza personale ed è esattamente questo ciò che ho fatto io.
Ciò che invece sinceramente mi infastidisce è che si utilizzi questo canale di comunicazione per fare della pubblicità commerciale, attaccando anche in modo molto aggressivo le proposte della concorrenza (non esageriamo, non mi sono mai sentito “violentato carnalmente” dal povero Pasquale Bona, vissuto 150 anni fa!).
Non metto in alcun modo in discussione la validità della sua opera, peraltro presente nel catalogo della principale casa editrice italiana dedicata al mondo della chitarra classica, ma forse un po’ più di “stile” non guasterebbe.

Cordialmente :okok: ,
Paolo Romanello
Egr.Sig. Paolo Romanello io credo che le critiche siano solo e sempre una ricchezza, quindi apprezzo le sue critiche così come apprezzo le mie; penso che le critiche siano inopportune solo quando diventano volgarità o, peggio ancora, offese, ma non mi sembra proprio che nè io e nè lei abbiamo fatto qualcosa di simile, quindi credo che siamo nel giusto. Volevo però replicare, anche se cortesemente, dicendo che anche io, come lei, ritengo i forum un sano ambiente di discussione e quindi di sana critica (e che c'è di meglio? Aggiungo che io ho sempre creduto, già dalle scuole superiori, che l'evoluzione umana in generale potesse avvenire solo ed esclusivamente attraverso una sana critica, non c'è un altro modo per evolvere - secondo me). Per questo motivo io penso che non mi sarei mai permesso di usare questo nostro ambiente di opinioni per fare "pubblicità commerciale" ai miei libri, me ne guarderei bene. C'è gente e gente sulla faccia della terra, fortunatamente. Quando si tratta, però, di difendere la verità, e questo è il punto grande quanto una casa, quindi è ben visibile e non può passare inosservato, allora si è OBBLIGATI ad esprimere il proprio dissenso (premesso che la verità è relativa e non è mai assoluta). Un esempio. Per restare nel campo farmaceutico, si può sostenere un medicinale nuovo, testato rigorosamente, per il cuore magari, inconfutabilmente superiore agli altri già esistenti in quanto ad efficienza, controindicazioni ecc...??? Sì !!! Si può accettare, quindi, di sentire il contrario a tal proposito? cioè che il medicinale rigorosamente testato sia inferiore? No!!!! Sarebbe il contrario della verità. E un forum che scambia opinioni disinteressatamente proprio per conoscere la verità (sempre relativa) su un determinato argomento può accettare il contrario della verità? NO ! ! !. Secondo me il BONA è il contrario della verità (fortunatamente su questo siamo daccordo in molti, maestri e allievi) e chiaramente questo lo dico con cognizione di causa, infatti potrei citare decine e decine e decine di argomenti a dimostrazione che il BONA è la vergogna della metodologia, la vergogna della pedagogia musicale. Ne cito solo uno su tutti, uno dei più clamorosi: all'inizio della terza parte del suo metodo, dove si tratta il "solfeggio difficile", il BONA incomincia a "parlare" di abbellimenti e come prima esperienza sull'episodio presenta un "gruppetto" all'interno di una croma con punto e una semicroma; cioè presenta, come prima esperienza sugli abbellimenti, uno degli abbellimenti più difficili e lo fa anche in un contesto ritmico di una certa fastidiosa difficoltà. A questo punto cosa si deve fare? Non si deve dire "questo è un obbrobrio didattico?" Non si deve dire "questo è il contrario della verità?" (la verità non è mai assoluta). Non si deve dire "guardate che non sono tutti così i libri di solfeggio? Non si deve citare il fatto che qualcuno nei suoi "Solfeggi difficili", per esempio io, come prima esperienza sugli abbellimenti, tratta l'acciaccatura e, per giunta, la tratta in un contesto ritmico molto agevole, dimostrando così una certa competenza didattica? Dato che un percorso didattico che si rispetti, come la vita e quindi la natura, non fa salti (suggerimento del grande Rousseau).
Però, se questo libro di nuova progettualità didattica è stato scritto da una terza persona si può citare, se invece è stato scritto dall'autore del post allora è becera "pubblicità commerciale". Tutto questo, in verità, mi sembra un attimo superficiale come analisi.
Quindi il chimico farmaceutico non può dire "guardate che questo mio prodotto è migliore di quest'altro, ed è stato anche accertato scientificamente; non lo può dire perchè, trattandosi di sè, farebbe becera "pubblicità commerciale"??? Ho qualche grossa difficoltà ad accettare questo tipo di ragionamento, in verità. Io dico, invece, che quando si opera per il bene dell'umanità (così come dissi all' editore BERBEN 13 anni fa) si ha sempre e comunque il dovere di divulgare la notizia, o tua o di un altro; altro che "pubblicità commerciale"....
Capisco che è sempre pubblicità ed è sempre qualcosa che ha a che fare con il commercio, ma quando Roberto Saviano o Don Gallo si sono presentati da Fazio a promuovere il loro libro?.....anche quello era becero commercio?
P.S. Mi sembra un po' riduttivo parlare di "pubblicità commerciale". Questa espressione io l'applicherei più ad una saponetta, alla carta igienica o ad altro simile, non l'applicherei mai ad un libro, qualsiasi esso sia; specialmente, poi, quando si parla di un autore che ritiene di aver smantellato totalmente e in modo inequivocabile, scientifico, un mostro del passato (BONA, ma non solo) e che purtroppo, grazie alla forte miopia di certi maestri del nostro tempo, riesce ancora a sopravvivere, a circa 150 anni di distanza (e questa è un'aggravante non certo un'attenuante). Quindi, un po' di stile, appunto. Tutto questo va detto e non è pubblicità, tutto questo è andare incontro alla verità (sempre relativa), secondo me; se poi tutto questo c'entra con la pubblicità (e c'entra) vorrà dire che la pubblicità (quella sana, appunto) l'ha creata Dio non l'ho creata certo io... Con affetto e stima, un abbraccio. EVVIVA LA MUSICA ! ! ! ! ! ! !

LucaLupiLucaLupi

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da LucaLupiLucaLupi » mar 04 giu 2013, 21:45

Concordo con Paola, visitate la discussione di Delcamp :)

Micillo Orlando

Re: Solfeggio, ritmi e accenti

Messaggio da Micillo Orlando » lun 07 apr 2014, 17:16

Semiminima con punto seguita da una croma è stata una mia difficoltá il tutto deve durare 2/4 ma interpretarlo bene per mè è stata dura ... Questo per confermare quello che ha scritto il Maestro Signorile a proposito del solfeggio con lo strumento

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