Solfeggio per dummies

massimo banchio

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da massimo banchio » lun 29 lug 2013, 14:33

Di sicuro Pasquale farà così!L"inizio sarà non facile , del resto non è stato facile penso per tutti, ma poi una volta capito l"ingranaggio il motore andra avanti come una ferrari! :D Olà da Max

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Pasquale Mamone » lun 29 lug 2013, 14:44

Gaetano Natale ha scritto: Pasquale grazie per le tue parole, sono contento della tua risposta perchè è un chiaro segno di apertura, per esempio la sostituzione al nome e cognome vero e proprio. Mi fa molto piacere tutto ciò. Addentrandosi bene nella tua storia, si scoprono cose particolari che vanno approfondite almeno oggi. Dalla tua età io scopro che apparteniamo alla stessa esperienza storica di apprendistato...io ho 53 anni, quindi...siamo lì. Bene, io quegli anni me li ricordo benissimo perchè all'età di 16 anni (1975 circa) avevo anche io il "complessino" e mi ricordo che mi tiravo giù, grazie ad uno stereo della selezione che era di proprietà del bassista del gruppo (il padre faceva il finanziere, io non potevo permettermelo quello stereo, mia madre diceva di no perchè eravamo troppo poveri) assoli del chitarrista dei Deep Purple, del chitarrista dei Grand Funk, di Santana ed altri, tutto rigorosamente ad orecchio, figurati se a quell'epoca c'erano le tabulature: ricordo che spesso ero costretto a scendere a 16 giri per indovinare meglio i salti di note. Ho vissuto tutto questo periodo dal '73 circa al 1980 con la convinzione, che era quella di tutti noi compreso te, probabilmente; nella convinzione che quelle cose che facevo io erano belle, erano brutte, erano facili, erano difficili, piacevano ai miei amici, non piacevano, ma non era la musica perchè la musica, quella vera si poteva studiare ed eseguire solo in conservatorio: quella era la musica; se sapevi fare quella musica allora sapevi suonare, infatti per sbandierare al mondo che eri un musicista dovevi avere un diploma di strumento rilasciato da un conservatorio italiano. Ma quando nel 1980 ho messo piede in conservatorio, ho capito subito che le cose non stavano così e fino al diploma ed anche oltre non ho potuto fare altro che accettare passivamente ciò che mi veniva dall'alto. Ora, col senno di poi e con la competenza tecnico-musicale che mi ritrovo, dico che era tutta una gran puttanata e lo dimostra meravigliosamente l'andazzo che stanno prendendo, anzi hanno già preso, le vicende di conservatorio degli ultimi anni, dove il conservatorio finalmente riconosce dignità artistica al rock, al pop, al jazz oltre al classico, chiaramente. Tutto questo per dirti che allora, per una sorta di naturale autoreferenzialità, si era portati a dire da parte della classe insegnanti (complice il riconoscimento ufficiale dello stato) che la musica jazz, rock, popolare ed altro non era una musica colta e quindi era una musica "povera" e per questo non all'altezza di essere studiata; di conseguenza anche noi allievi ce ne venivamo su con queste idee. Ed infatti io il jazz, il rock, e il popolare me lo sono, semplicemente e quasi di nascosto, studiato da solo. Adesso dopo 30 anni si muove qualcosa in conservatorio, ma io queste cose le dicevo 30 anni fa quando studiavo contrabbasso al conservatorio di Napoli. Tornando a noi, quando dici che non sai fare niente non si capisce se intendi che non hai mai suonato, e non mi sembra che sia questo il caso, o credi che tutte le cose che già sai fare sulla chitarra siano inutili solo perchè non sono "classiche"? Capirai che, visto ciò che si è detto, secondo me, ti sottovaluti, semplicemente perchè tu sai fare quello che sai fare e nessuno al mondo te lo può togliere, neanche un maestro di conservatorio, soprattutto un maestro di conservatorio. In quei tempi un'altra cosa ignobile non degna di un saggio insegnamento musicale era il solfeggio, e a quanto pare anche tu come me e tutti gli altri c'hai rimesso le penne (della voglia di fare…), solo che io non ho mai più smesso di fare musica e alla fine ho scritto dei libri che contrastano assolutamente con quei metodi "classici" creando così un itinerario alternativo nel quale siano recuperati sia dignità scolastica che risorse personali: ed ecco che ho scritto sia i libri di solfeggio che quello di teoria musicale. Siccome nel subforum solfeggio ci sono un sacco di interventi miei sull'argomento, ti invito a dare uno sguardo per avere un'idea delle mie posizioni teoriche al riguardo. Riscrivere tutto qui sarebbe troppo lungo, immagino. Spero di essere stato ulteriormente di aiuto e grazie a te per ascolto. Ciao Pasquale…..
Ciao Gaetano.

Scusa il ritardo, ma vedo solo ora il tuo post.
Non sono completamente d'accordo con quanto dici, o forse ho capito male. Dopo una prima inevitabile parentesi di "passione" per il rock, come capita a tutti i ragazzi, mi sono rivolto a un altro tipo di musica, quella d'autore. In questo comprendo sia i brani classici, che la cosiddetta canzone d'autore. Che è tutt'altro che facile da suonare, se la si vuole eseguire bene.

A parte mia moglie (8 anni di conservatorio, per pochissimo non ha conseguito il diploma di pianoforte), in casa c'è mio figlio che devo dire che suona la chitarra molto bene. Sarebbe un buon fingerpicker, se solo volesse dedicarcisi. Abbiamo avuto una animata discussione, tempo fa, quando mi sono permesso di criticare il suo idolo, e cioè John Petrucci, chitarrista dei Dream Theatre. Io sostenevo, e sostengo tutt'ora, che è solo un chitarrista velocissimo ma, anche per il fatto che usa una chitarra a sette corde (un obbrobrio), è solo un tecnico, non ha anima.

Quindi, è mia intenzione dedicarmi a un repertorio classico, e questo prevede lo studio della teoria musicale e del solfeggio, anzi è indispensabile. A settembre, come dicevo, inizierò la scuola con Senio Diaz e spero di cavarne qualcosa, non per sminuire il valore del Maestro, ma perchè so già che mi dovrò impegnare in una cosa che non è facile, almeno per me.

Quanto alle mie doti di chitarrista, non oso pensare al fatto (ipotetico, ci mancherebbe!) di suonare davanti a uno dei frequentatori del forum. Mi mancano nozioni di tecnica (certe volte, come diceva Villaggio, "mi si sono intrecciati i diti") e riconosco le note solo col ditino. Ma a questo ci penserà il Maestro. Io ci devo solo mettere impegno.

Sto studiando un banale pezzo che mi fu dato 15 anni fa dal Maestro della scuola che frequentai. Spero di impararlo, almeno discretamente, per presentarmi senza dovermi vergognare. Quindi, io non sto dicendo che non so suonare perchè le cose che faccio non sono "classiche". Semplicemente, non so suonare: quando zappo sulla chitarra la successione delle note non è fluida, le note vengono suonate in maniera staccata l'una dall'altra, sembra che sto suonando una marcetta. Ma come ti dicevo, a questo ci penserà il Maestro.

Quindi non mi sottovaluto: sono semplicemente conscio che ho tanto da imparare e per ottenere risultati ci vogliono 5 cose: pazienza, pazienza, pazienza, pazienza e..... tatnta tanta umiltà.

Se interessa ai forumisti, magari vi tengo aggiornati sui progressi (sempre che ce ne siano.....)

P.S. Salutami Napoli..... anche se sono juventino :wink:

Gaetano Natale

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Gaetano Natale » lun 29 lug 2013, 22:45

Pasquale per quanto mi riguarda, sei un gran simpaticone. Allora. Io ho capito benissimo di che pasta sei fatto e so altrettanto benissimo (semplicemente perchè l'ho vissuto in prima persona) che il tuo modo di pensare la musica fa il paio con il modo di pensare la musica "colta" e cioè la musica "classica". Però ti dico subito che qui si apre uno spazio gigantesco e percorrerlo sarebbe impossibile in questa discussione, perchè si tratta di stabilire qual'è il modo di pensare alla musica classica e quindi anche agli altri generi, ma la cosa più bella è che il modo di pensare determina anche il modo di suonare i vari generi e determina anche il modo di insegnarli. E allora è qui che non si finisce più. Ti dirò che su questi argomenti ci sto scrivendo un libro che probabilmente vedrà la luce nel prossimo mese di settembre, in particolare nel libro si svilupperà soprattutto l'istanza pedagogico-didattica. Certo, in questa nostra discussione potremmo già tracciare delle grandi linee che ci permetteranno non poche riflessioni in merito e questa sarà cosa buona e giusta. Allora, parliamo del modo di pensare la musica "colta". Come dicevo nel post precedente, io, come te, e il 99, 5% di tutto il mondo del conservatorio in Italia, consideravamo con certezza inoppugnabile che la musica articolata, la musica complicata, che esprimesse una cultura ed essa stessa fonte di cultura, la musica “seria”, la musica che ti desse dignità di vero musicista, fosse la musica “classica”, “colta”: niente di più falso. Di conseguenza anche l’insegnamento ha visto una modalità di esprimersi non sempre univoca, proprio in virtù di una diversa visione della musica: l’ambiente del conservatorio era severo perché non era facile imparare a suonare, era tutto difficile; invece l’ambiente rock era divertente perché era facile suonare ecc…ecc…Niente di più falso (ripeto, lo sto scrivendo nel mio libro). Prima di approdare al conservatorio di Napoli io avevo già imparato l’assolo di “Lazy” di Ritchie Blackmoore, ora, considerando una persona che non ha mai suonato la chitarra, dico che egli impiegherà dai 7 ai 9 anni per imparare a suonare questo assolo e impiegherà dai 7 ai 9 anni per imparare a suonare la suite B.W.V. 996 di Bach che è un pezzo che ho portato al 10° anno di chitarra. Io già 30 anni fa, quando la suite di Bach me la sognavo, mi domandavo “ma perché uno che esegue un pezzo così difficile come il solo di lazy non debba neanche essere preso in considerazione come chitarrista, mi sembra assurdo tutto questo”, oggi finalmente l’Italia da ragione a me e torto a “quel” conservatorio: quel luogo dove si fanno le cose difficili per cui c’è bisogno di una certa severità nell’affrontare questa disciplina. Ci sarebbe tanto da dire, caro Pasquale, ma conviene fermarsi qui, per adesso. A proposito del tuo suonare e dei tuoi pensieri sul tuo suonare ma anche sulla tua idea di apprendistato, vorrei lasciarti con un passaggio del mio libro di teoria tratto dalla “digressione 10” intitolata, appunto, “quale insegnamento?” Premesso che io ho individuato 2 modalità contrapposte d’insegnamento che ho definito “modalità iniziatico-individualista” e “modalità socio-pedagogica”, a pag. 108 dico […La “modalità iniziatico-individualista” tratta la “notizia” (da veicolare) come fine e non come mezzo, cioè, il suo obiettivo finale è la conservazione della “notizia”, la quale “è” l’insegnamentostesso; il maestro “è” il “mestiere” che insegna, il maestro di violino è l’esecuzione violinistica per eccellenza. Non si potrà avere un maestro di violino che non sia un concertista o, meglio ancora, un grande concertista. Ed ecco che sarà l’allievo ad “adattarsi” alla “notizia” che riceve: l’allievo che non riesce ad adattarsi ad essa non è in grado, non è degno di ricevere la “notizia”. In tale modalità, l’unica valenza didattica è costituita dalla pratica dell’imitazione: l’allievo imita il maestro. Quanto più l’esecuzione dell’allievo si avvicina a quella del maestro, tanto più il rapporto insegnamento-apprendimento esprime il giusto risultato didattico.
La “modalità socio-pedagogica”, nascendo dalla necessità di sviluppare una coscienza umana nel singolo individuo, permette che la “notizia veicolante” che va da maestro ad allievo, venga modellata sull’allievo, grazie al maestro. La “notizia” sarà trattata come mezzo e non come fine, perché l’obiettivo finale di una “modalità socio-pedagogica” è lo sviluppo della “persona”, e la “notizia” stessa, essendo mezzo, diventerà solo un’occasione come un’altra per la realizzazione di un progetto più importante: l’esser persona…] “Nuovo Corso di Teoria Musicale” – EDITRICE BLUE
P.S. Tuo figlio ha ragione, John Petrucci è un grande e i Dream Theatre sono un gran bel gruppo rock.
Per favore non credere che io ce l’abbia col classico sarebbe un errore: meno di un mese fa un mio allievo ha superato l’esame di ammissione al II livello di chitarra classica e guarda caso, viene dal rock e proprio ieri mattina mi ha chiamato per offrirmi un drink al bar con amici ed ha voluto precisare a tutti “questa cosa con un’altra mentalità didattica non si sarebbe mai potuta fare”. Ciao Pasquale e scusami per le chiacchiere. A presto ! ! ! ! !

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Pasquale Mamone » mar 30 lug 2013, 14:11

Gaetano Natale ha scritto:Pasquale per quanto mi riguarda, sei un gran simpaticone. Allora. Io ho capito benissimo di che pasta sei fatto e so altrettanto benissimo (semplicemente perchè l'ho vissuto in prima persona) che il tuo modo di pensare la musica fa il paio con il modo di pensare la musica "colta" e cioè la musica "classica". Però ti dico subito che qui si apre uno spazio gigantesco e percorrerlo sarebbe impossibile in questa discussione, perchè si tratta di stabilire qual'è il modo di pensare alla musica classica e quindi anche agli altri generi, ma la cosa più bella è che il modo di pensare determina anche il modo di suonare i vari generi e determina anche il modo di insegnarli. E allora è qui che non si finisce più. Ti dirò che su questi argomenti ci sto scrivendo un libro che probabilmente vedrà la luce nel prossimo mese di settembre, in particolare nel libro si svilupperà soprattutto l'istanza pedagogico-didattica. Certo, in questa nostra discussione potremmo già tracciare delle grandi linee che ci permetteranno non poche riflessioni in merito e questa sarà cosa buona e giusta. Allora, parliamo del modo di pensare la musica "colta". Come dicevo nel post precedente, io, come te, e il 99, 5% di tutto il mondo del conservatorio in Italia, consideravamo con certezza inoppugnabile che la musica articolata, la musica complicata, che esprimesse una cultura ed essa stessa fonte di cultura, la musica “seria”, la musica che ti desse dignità di vero musicista, fosse la musica “classica”, “colta”: niente di più falso. Di conseguenza anche l’insegnamento ha visto una modalità di esprimersi non sempre univoca, proprio in virtù di una diversa visione della musica: l’ambiente del conservatorio era severo perché non era facile imparare a suonare, era tutto difficile; invece l’ambiente rock era divertente perché era facile suonare ecc…ecc…Niente di più falso (ripeto, lo sto scrivendo nel mio libro). Prima di approdare al conservatorio di Napoli io avevo già imparato l’assolo di “Lazy” di Ritchie Blackmoore, ora, considerando una persona che non ha mai suonato la chitarra, dico che egli impiegherà dai 7 ai 9 anni per imparare a suonare questo assolo e impiegherà dai 7 ai 9 anni per imparare a suonare la suite B.W.V. 996 di Bach che è un pezzo che ho portato al 10° anno di chitarra. Io già 30 anni fa, quando la suite di Bach me la sognavo, mi domandavo “ma perché uno che esegue un pezzo così difficile come il solo di lazy non debba neanche essere preso in considerazione come chitarrista, mi sembra assurdo tutto questo”, oggi finalmente l’Italia da ragione a me e torto a “quel” conservatorio: quel luogo dove si fanno le cose difficili per cui c’è bisogno di una certa severità nell’affrontare questa disciplina. Ci sarebbe tanto da dire, caro Pasquale, ma conviene fermarsi qui, per adesso. A proposito del tuo suonare e dei tuoi pensieri sul tuo suonare ma anche sulla tua idea di apprendistato, vorrei lasciarti con un passaggio del mio libro di teoria tratto dalla “digressione 10” intitolata, appunto, “quale insegnamento?” Premesso che io ho individuato 2 modalità contrapposte d’insegnamento che ho definito “modalità iniziatico-individualista” e “modalità socio-pedagogica”, a pag. 108 dico […La “modalità iniziatico-individualista” tratta la “notizia” (da veicolare) come fine e non come mezzo, cioè, il suo obiettivo finale è la conservazione della “notizia”, la quale “è” l’insegnamentostesso; il maestro “è” il “mestiere” che insegna, il maestro di violino è l’esecuzione violinistica per eccellenza. Non si potrà avere un maestro di violino che non sia un concertista o, meglio ancora, un grande concertista. Ed ecco che sarà l’allievo ad “adattarsi” alla “notizia” che riceve: l’allievo che non riesce ad adattarsi ad essa non è in grado, non è degno di ricevere la “notizia”. In tale modalità, l’unica valenza didattica è costituita dalla pratica dell’imitazione: l’allievo imita il maestro. Quanto più l’esecuzione dell’allievo si avvicina a quella del maestro, tanto più il rapporto insegnamento-apprendimento esprime il giusto risultato didattico.
La “modalità socio-pedagogica”, nascendo dalla necessità di sviluppare una coscienza umana nel singolo individuo, permette che la “notizia veicolante” che va da maestro ad allievo, venga modellata sull’allievo, grazie al maestro. La “notizia” sarà trattata come mezzo e non come fine, perché l’obiettivo finale di una “modalità socio-pedagogica” è lo sviluppo della “persona”, e la “notizia” stessa, essendo mezzo, diventerà solo un’occasione come un’altra per la realizzazione di un progetto più importante: l’esser persona…] “Nuovo Corso di Teoria Musicale” – EDITRICE BLUE
P.S. Tuo figlio ha ragione, John Petrucci è un grande e i Dream Theatre sono un gran bel gruppo rock.
Per favore non credere che io ce l’abbia col classico sarebbe un errore: meno di un mese fa un mio allievo ha superato l’esame di ammissione al II livello di chitarra classica e guarda caso, viene dal rock e proprio ieri mattina mi ha chiamato per offrirmi un drink al bar con amici ed ha voluto precisare a tutti “questa cosa con un’altra mentalità didattica non si sarebbe mai potuta fare”. Ciao Pasquale e scusami per le chiacchiere. A presto ! ! ! ! !
Ciao Gaetano.

Per prima cosa, il tuo libro l'ho trovato anche qui http://www.ibs.it/code/9788890820502/na ... eoria.html, tanto per dirti che una mia ricerca l'ho fatta. Fra l'altro (e non sto facendo certo pubblicità) a mio parere costa anche un'inezia.

Ma ho trovato un commento che ti posto:

Il numero "3" appartiene al divino, il numero "2" all'umano; Il numero "3" appartiene all'assoluto, il numero "2" al contingente; Il numero "3" è un'antitesi che ha trovato la risoluzione di sé, il numero "2" è un antitesi non risolta. Digressione 8 - Elogio al "ternario" - Nuovo corso di Teoria Musicale - Gaetano Natale ed. Blue editrice. Questa è solo la conclusione dell'ottava Digressione(nel libro ce ne sono 14 che affrontano diversi argomenti musicali e non) "Elogio al ternario" : l'Autore parte da una parafrasi della Genesi passando poi per Hegel, (processo dialettico triadico circolare) per la linguistica di C.S. Peirce, per il triangolo di Ogden e Richards per arrivare poi al mondo iniziatico con l'opera "Frammenti di un'insegnamento sconosciuto" di P.D. Ouspensky e quindi a Gourdjieff!!! Insomma in un libro di teoria musicale si "divaga" su un Fatto musicale, che solo musicale non è, riferendosi e ispirandosi a quelli che potrebbero essere definiti i "Pilastri" del Pensiero occidentale e orientale. Tutto questo per dire che ci troviamo difronte a qualcosa "di più" che un comune Trattato sulla Teoria musicale. In effetti il Libro è diviso in tre livelli: un Primo Livello, fatto di "definizioni" e informazioni il più possibile corrette e sintetiche, rivolto agli allievi che intendono sostenere l'Esame di "Solfeggio"; un Secondo Livello caratterizzato dall'approfondimento di alcuni quesiti teorici trattati nel Primo attraverso cenni storici; e poi il Terzo Livello, costituito dalle DIGRESSIONI, rivolto ai lettori "adulti" e a tutti coloro i quali "sentono" che quando si parla di musica, o di Teoria musicale, si sta trattando Qualcosa che va ben aldilà della mera informazione o definizione teorica. COMPRATELO, NE VALE LA PENA!!!

e vorrei sapere qualcosa di più su "l'Autore parte da una parafrasi della Genesi". Vorrei che questa discussione continuasse qui, e non fosse relegata nei MP perché credo che sia di interesse comune.

Però vorrei dirti una cosa: io non penso che la musica debba essere solo "colta": tutto è musica, anche una canzoncina per bambini. Poi, ognuno di noi si rivolge a determinati generi, per gusto personale, per orecchio, per quello che vuoi tu. Adesso non mi malmenare: non sono esattamente un amante della canzone napoletana. Per due motivi: per prima cosa perché in genere mi piace la musica strumentale e non quella cantata e poi perchè non amo il genere melodico. Ma non mi sogno neanche di bistrattare 'O surdato 'nnammurato, di cui fra parentesi ho visto sul web una esecuzione solo strumentale per due chitarre eseguita da Fausto Cigliano e un altro chitarrista che non conosco. "Torna a Surriento" è struggente e commovente al tempo stesso. E potremmo continuare: Fenesta ca lucive, Dicitencello vuje e via così.

Quindi, non è che io escludo a priori tutto ciò che non è classico. È solo una questione di gusto personale. Sono figlio di un padre (che purtroppo non c'è più) innamorato della lirica. A me non piaceva e continua a non piacermi. Ma la voce di un Domingo o di un Carreras (per limitarci ai viventi) è essa stessa uno strumento musicale, per di più suonato in maniera magistrale. Le canzoni di Amalia Rodriguez, di Aretha Franklin, di Mahalia Jackson, di Mina, di Fiorella Mannoia (per non parlare della voce di Luvi De Andrè nella parte finale di Khorakanè) sono brani di musica di valore internazionale. Io, pur apprezzandoli, preferisco ascoltare una sinfonia, specialmente Beethoven: mia moglie, la pianista, mi dice che Beethoven mi si adatta perché, essendo il Maestro espressione dello Sturm Und Drang, è impetuoso come me. Ti dirò che se dovessi dare un sottotitolo alla 5^ sinfonia (che non mi pare ce l'abbia) non avrei dubbi: la chiamerei "La solenne".

John Petrucci: è un ottimo chitarrista, dovrebbero fargli la multa per eccesso di velocità, ha una tecnica meravigliosa.... ma non mi scuote l'anima.
L'anima me la scuote questo

http://www.youtube.com/watch?v=FUPx42UmSng

o questo

http://www.youtube.com/watch?v=jXC9tuumjiA

Quindi, nessuna critica a Petrucci, semplicemente non mi piace.

Gaetano Natale

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Gaetano Natale » mar 30 lug 2013, 21:23

Ciao Pasquale e grazie per le belle parole, dico subito che condivido appieno il tuo post, anche se si potrebbe ancora citare qualche tesi sui nostri argomenti, magari lo faremo in seguito. Per quanto riguarda la tua richiesta, provo a soddisfarla pur sapendo che il discorso è lungo e quindi è difficile affrontarlo in un post. Ad ogni modo ci si prova. Dunque succede questo, io credo di proporre attraverso questo libro un lavoro unico in Italia sui “tempi musicali”; non si sa ancora se ciò che ho scritto sia giusto o sbagliato (spero e credo che sia giusto), ma sicuramente nuovo, nuovissimo direi. Tra le tante cose scritte su tale argomento, ad un certo punto si legge a pag. 54 […In musica tutti i numeratori multipli sia del numero 2 che del numero 3, sono governati dal “3” e non dal “2”; cioè, conseguono un incedere ternario e non binario. In un contesto di stretto connubio con il “2”, il “3” tende sempre ad emergere…]. A questo punto, in un’altra parte del libro mi sono inventato un vero e proprio discorso-lode in onore al “3” che mi giunge in musica, e non solo, più determinante di quanto sembra; ed ecco che a pag. 99 compare la digressione 8 dal titolo “Elogio al ternario”. In questa digressione ho cercato di meditare su tutte quelle cose della vita, addirittura a prescindere dalla musica, che possano avere inizio o estrinsecarsi attraverso un processo triadico e magari il singolo individuo non ha una reale dimensione di tale eventuale consapevolezza.
Ho iniziato a scrivere:
[In principio era “UNO”: “il maschio”.
Poi divenne “DUE”: “il maschio e la femmina”.
Poi divenne “TRE”: “il maschio, la femmina e il figlio”.
Partendo da questa parafrasi sulla Genesi, si potrebbe riferire di un “ternario” motore della vita, tutto ciò acquista ancora più vigore se si aggiunge anche un tratto del pensiero filosofico occidentale moderno come quello hegeliano: il “processo dialettico triadico circolare”. Qui si afferma che l’idea si esprime attraverso una “tesi”, un’”antitesi”(che, esistendo solo grazie ad una tesi, richiama il due e quindi il binario) e una “sintesi”. In considerazione del fatto che una sintesi (cioè l’antitesi di un’antitesi) non è altro che una nuova tesi, il processo riparte e diventa “circolare” rendendo perpetuo il movimento triadico] ecc..ecc...Poi, come ha accennato nella sua recensione Antonio Mascolo, si osservano in seguito altri richiami ad un principio ternario costruttore di vita. Ripeto, per me questa digressione è semplicemente un inno che io ho dedicato al principio del ternario, sviluppando nell’occasione delle considerazioni che hanno anche lo scopo di spingere il lettore ad una riflessione, tout-court. Non saprei cos’altro aggiungere per adesso e spero di aver soddisfatto almeno in parte la tua richiesta. Fammi sapere, un abbraccio ! ! ! !

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Pasquale Mamone » gio 01 ago 2013, 11:41

Gaetano Natale ha scritto:Ciao Pasquale e grazie per le belle parole, dico subito che condivido appieno il tuo post, anche se si potrebbe ancora citare qualche tesi sui nostri argomenti, magari lo faremo in seguito. Per quanto riguarda la tua richiesta, provo a soddisfarla pur sapendo che il discorso è lungo e quindi è difficile affrontarlo in un post. Ad ogni modo ci si prova. Dunque succede questo, io credo di proporre attraverso questo libro un lavoro unico in Italia sui “tempi musicali”; non si sa ancora se ciò che ho scritto sia giusto o sbagliato (spero e credo che sia giusto), ma sicuramente nuovo, nuovissimo direi. Tra le tante cose scritte su tale argomento, ad un certo punto si legge a pag. 54 […In musica tutti i numeratori multipli sia del numero 2 che del numero 3, sono governati dal “3” e non dal “2”; cioè, conseguono un incedere ternario e non binario. In un contesto di stretto connubio con il “2”, il “3” tende sempre ad emergere…]. A questo punto, in un’altra parte del libro mi sono inventato un vero e proprio discorso-lode in onore al “3” che mi giunge in musica, e non solo, più determinante di quanto sembra; ed ecco che a pag. 99 compare la digressione 8 dal titolo “Elogio al ternario”. In questa digressione ho cercato di meditare su tutte quelle cose della vita, addirittura a prescindere dalla musica, che possano avere inizio o estrinsecarsi attraverso un processo triadico e magari il singolo individuo non ha una reale dimensione di tale eventuale consapevolezza.
Ho iniziato a scrivere:
[In principio era “UNO”: “il maschio”.
Poi divenne “DUE”: “il maschio e la femmina”.
Poi divenne “TRE”: “il maschio, la femmina e il figlio”.
Partendo da questa parafrasi sulla Genesi, si potrebbe riferire di un “ternario” motore della vita, tutto ciò acquista ancora più vigore se si aggiunge anche un tratto del pensiero filosofico occidentale moderno come quello hegeliano: il “processo dialettico triadico circolare”. Qui si afferma che l’idea si esprime attraverso una “tesi”, un’”antitesi”(che, esistendo solo grazie ad una tesi, richiama il due e quindi il binario) e una “sintesi”. In considerazione del fatto che una sintesi (cioè l’antitesi di un’antitesi) non è altro che una nuova tesi, il processo riparte e diventa “circolare” rendendo perpetuo il movimento triadico] ecc..ecc...Poi, come ha accennato nella sua recensione Antonio Mascolo, si osservano in seguito altri richiami ad un principio ternario costruttore di vita. Ripeto, per me questa digressione è semplicemente un inno che io ho dedicato al principio del ternario, sviluppando nell’occasione delle considerazioni che hanno anche lo scopo di spingere il lettore ad una riflessione, tout-court. Non saprei cos’altro aggiungere per adesso e spero di aver soddisfatto almeno in parte la tua richiesta. Fammi sapere, un abbraccio ! ! ! !
Gaetano, mandami se ti fa piacere il tuo numero di cellulare in messaggio privato. Ti chiamo e ci facciamo una chiacchierata.

massimo banchio

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da massimo banchio » gio 01 ago 2013, 17:35

Quoto tutto quello che avete detto!!!!!Mi piacerebbe solo semplificare la questione fra musica colta e musica non colta! Quanti brani di musica "colta e non "colta" hanno la stessa struttura armonica , cioè queste composizioni si basano su scale ,arpeggi e temi similari : tantissime composizioni del barocco sono composte su una semplice progressione armonica che potebbe essere la seguente:re-7,sol7,do maj7, famaj7,si semidim. mi+7,la-,la+9! è una semplice progressione armonica per quarte!usando scale ed arpeggi appropriati hai rispettivi accordi sembra di ascoltare una composizione Vivaldiana ho Bacchiana, ma questo non è il problema, il problema sta nel capire se è musica colta ho no!suonandolo in un altro modo , con un toque flamenco ecco che potrebbe essere una rumba gitana! toccando in altro modo potrebbe essere una bossa brasileira, ancora potrebbe essere un pezzo di liscio , suonato con una chitarra elettrica graffiante con alcune variazioni si tramuterebbe in un pezzo rok e cosi via! sostanzialmente non esiste differenza fra musica colta e non , siamo noi a decidere se siamo colti o no, e bisognerebbe chiedersi se Bach , Mozart ,Vivaldi ecc... sentissero questa esigenza di etichetta o se scrivessero musica solo per il gusto di scriverla senza tante paranoiementali! senza offesa per nessuno.Quindi Pasquale , tutto quello che hai assimilato nella musica per alcuni non colta che non è nel mio caso e penso neanche per Gaetano, tientelo ben stretto nel tuo bagaglio tecnico musicale perchè troverai nella musica "colta "molti passaggi armonici scale arpeggi che avevi gia assimilato nel non "colto" Quello che fa la differenza tra un artista è l"altro è l"originalità, trasmettere emozioni, questo è l"essenzialità per chi suona per chi dipinge per chi compone chi cerca in qualche modo di fare arte. :D :D un saludo de Max "el mielito"

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Pasquale Mamone » gio 01 ago 2013, 18:07

massimo banchio ha scritto:Quoto tutto quello che avete detto!!!!!Mi piacerebbe solo semplificare la questione fra musica colta e musica non colta! Quanti brani di musica "colta e non "colta" hanno la stessa struttura armonica , cioè queste composizioni si basano su scale ,arpeggi e temi similari : tantissime composizioni del barocco sono composte su una semplice progressione armonica che potebbe essere la seguente:re-7,sol7,do maj7, famaj7,si semidim. mi+7,la-,la+9! è una semplice progressione armonica per quarte!usando scale ed arpeggi appropriati hai rispettivi accordi sembra di ascoltare una composizione Vivaldiana ho Bacchiana, ma questo non è il problema, il problema sta nel capire se è musica colta ho no!suonandolo in un altro modo , con un toque flamenco ecco che potrebbe essere una rumba gitana! toccando in altro modo potrebbe essere una bossa brasileira, ancora potrebbe essere un pezzo di liscio , suonato con una chitarra elettrica graffiante con alcune variazioni si tramuterebbe in un pezzo rok e cosi via! sostanzialmente non esiste differenza fra musica colta e non , siamo noi a decidere se siamo colti o no, e bisognerebbe chiedersi se Bach , Mozart ,Vivaldi ecc... sentissero questa esigenza di etichetta o se scrivessero musica solo per il gusto di scriverla senza tante paranoiementali! senza offesa per nessuno.Quindi Pasquale , tutto quello che hai assimilato nella musica per alcuni non colta che non è nel mio caso e penso neanche per Gaetano, tientelo ben stretto nel tuo bagaglio tecnico musicale perchè troverai nella musica "colta "molti passaggi armonici scale arpeggi che avevi gia assimilato nel non "colto" Quello che fa la differenza tra un artista è l"altro è l"originalità, trasmettere emozioni, questo è l"essenzialità per chi suona per chi dipinge per chi compone chi cerca in qualche modo di fare arte. :D :D un saludo de Max "el mielito"
Ciao Massimo.

Ti premetto che il mio non è un intervento polemico, è solo esplicativo.
Credo di aver dato una errata impressione. Il fatto è che sono abituato a scrivere di getto e forse talvolta bisognerebbe rileggere.
Come già detto a Gaetano, io non faccio distinzione fra musica colta e non colta. Tutto è musica: persino Il ragazzo della via Gluck. Che poi a me, e solo a me, mi si torcono le budella quando ascolto Celentano è un problema mio, ma non dico che quello che Celentano canta è spazzatura. Semplicemente, se voglio ascoltare musica mi rivolgo ad altro.

Uno dei cantautori più in voga in Italia è Claudio Baglioni: che ti devo dire, mi fa venire il latte alle ginocchia! Preferisco ascoltare, io che non sono per niente un amante del rock, Metropolis 2000 dei Dream Theatre, specialmente Ouverture 1928.

In macchina ho un doppio CD con pezzi suonati, nell'ordine, da Andrès Segovia, Carlos Montoya, Paco De Lucia. Ma "La partita di pallone" di Rita Pavone, non è spazzatura. A me non piace, ma non mi permetto di classificare la musica in "colta" e "non colta". Preferisco ascoltare Guccini, ma tutto è musica. E quindi, tutta la musica è bella.

pippowitz
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Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da pippowitz » mar 06 ago 2013, 10:55

massimo banchio ha scritto:Quoto tutto quello che avete detto!!!!!Mi piacerebbe solo semplificare la questione fra musica colta e musica non colta! Quanti brani di musica "colta e non "colta" hanno la stessa struttura armonica , cioè queste composizioni si basano su scale ,arpeggi e temi similari : tantissime composizioni del barocco sono composte su una semplice progressione armonica che potebbe essere la seguente:re-7,sol7,do maj7, famaj7,si semidim. mi+7,la-,la+9! è una semplice progressione armonica per quarte!usando scale ed arpeggi appropriati hai rispettivi accordi sembra di ascoltare una composizione Vivaldiana ho Bacchiana, ma questo non è il problema, il problema sta nel capire se è musica colta ho no!suonandolo in un altro modo , con un toque flamenco ecco che potrebbe essere una rumba gitana! toccando in altro modo potrebbe essere una bossa brasileira, ancora potrebbe essere un pezzo di liscio , suonato con una chitarra elettrica graffiante con alcune variazioni si tramuterebbe in un pezzo rok e cosi via! sostanzialmente non esiste differenza fra musica colta e non , siamo noi a decidere se siamo colti o no, e bisognerebbe chiedersi se Bach , Mozart ,Vivaldi ecc... sentissero questa esigenza di etichetta o se scrivessero musica solo per il gusto di scriverla senza tante paranoiementali! senza offesa per nessuno.Quindi Pasquale , tutto quello che hai assimilato nella musica per alcuni non colta che non è nel mio caso e penso neanche per Gaetano, tientelo ben stretto nel tuo bagaglio tecnico musicale perchè troverai nella musica "colta "molti passaggi armonici scale arpeggi che avevi gia assimilato nel non "colto" Quello che fa la differenza tra un artista è l"altro è l"originalità, trasmettere emozioni, questo è l"essenzialità per chi suona per chi dipinge per chi compone chi cerca in qualche modo di fare arte. :D :D un saludo de Max "el mielito"
Capire cosa sia musica colta e cosa non lo sia è un po' difficile, è come passeggiare in un campo minato... si potrebbe dire che la musica colta è quella scritta dettagliatamente (ma allora il jazz e il flamenco?) si potrebbe dire che è quella che viene fruita in un certo contesto di ascolto attento (ma Bach è sempre Bach anche se lo ascolti dalla radio del supermercato). Le strutture armoniche della musica leggera sono spesso quelle della musica classica otto/novecento, le strutture ritmiche sono spesso anche più sofisticate.
E allora? L'unica cosa che mi viene in mente è che la musica colta è quella che si sforza di parlare all'intelligenza (intelligenza musicale ma anche intelligenta tout court) dell'ascoltatore, mentre la musica chiamiamola "commerciale" (che non è la musica popolare, che è un'altra cosa ancora) non fa altro che riproporre in modo ipnotico e sedativo sonorità attraenti, blandisce la pigrizia mentale di chi ascolta e tende più ad instupidirlo che a stimolarlo intellettualmente. Col che non si vuol dire che la musica colta non possa, e forse anche debba, essere divertente. Ma non può limitarsi a quello.

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Pasquale Mamone » mar 06 ago 2013, 13:29

pippowitz ha scritto:
massimo banchio ha scritto:Quoto tutto quello che avete detto!!!!!Mi piacerebbe solo semplificare la questione fra musica colta e musica non colta! Quanti brani di musica "colta e non "colta" hanno la stessa struttura armonica , cioè queste composizioni si basano su scale ,arpeggi e temi similari : tantissime composizioni del barocco sono composte su una semplice progressione armonica che potebbe essere la seguente:re-7,sol7,do maj7, famaj7,si semidim. mi+7,la-,la+9! è una semplice progressione armonica per quarte!usando scale ed arpeggi appropriati hai rispettivi accordi sembra di ascoltare una composizione Vivaldiana ho Bacchiana, ma questo non è il problema, il problema sta nel capire se è musica colta ho no!suonandolo in un altro modo , con un toque flamenco ecco che potrebbe essere una rumba gitana! toccando in altro modo potrebbe essere una bossa brasileira, ancora potrebbe essere un pezzo di liscio , suonato con una chitarra elettrica graffiante con alcune variazioni si tramuterebbe in un pezzo rok e cosi via! sostanzialmente non esiste differenza fra musica colta e non , siamo noi a decidere se siamo colti o no, e bisognerebbe chiedersi se Bach , Mozart ,Vivaldi ecc... sentissero questa esigenza di etichetta o se scrivessero musica solo per il gusto di scriverla senza tante paranoiementali! senza offesa per nessuno.Quindi Pasquale , tutto quello che hai assimilato nella musica per alcuni non colta che non è nel mio caso e penso neanche per Gaetano, tientelo ben stretto nel tuo bagaglio tecnico musicale perchè troverai nella musica "colta "molti passaggi armonici scale arpeggi che avevi gia assimilato nel non "colto" Quello che fa la differenza tra un artista è l"altro è l"originalità, trasmettere emozioni, questo è l"essenzialità per chi suona per chi dipinge per chi compone chi cerca in qualche modo di fare arte. :D :D un saludo de Max "el mielito"
Capire cosa sia musica colta e cosa non lo sia è un po' difficile, è come passeggiare in un campo minato... si potrebbe dire che la musica colta è quella scritta dettagliatamente (ma allora il jazz e il flamenco?) si potrebbe dire che è quella che viene fruita in un certo contesto di ascolto attento (ma Bach è sempre Bach anche se lo ascolti dalla radio del supermercato). Le strutture armoniche della musica leggera sono spesso quelle della musica classica otto/novecento, le strutture ritmiche sono spesso anche più sofisticate.
E allora? L'unica cosa che mi viene in mente è che la musica colta è quella che si sforza di parlare all'intelligenza (intelligenza musicale ma anche intelligenta tout court) dell'ascoltatore, mentre la musica chiamiamola "commerciale" (che non è la musica popolare, che è un'altra cosa ancora) non fa altro che riproporre in modo ipnotico e sedativo sonorità attraenti, blandisce la pigrizia mentale di chi ascolta e tende più ad instupidirlo che a stimolarlo intellettualmente. Col che non si vuol dire che la musica colta non possa, e forse anche debba, essere divertente. Ma non può limitarsi a quello.
:bravo: Concordo in pieno!

massimo banchio

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da massimo banchio » mar 06 ago 2013, 13:39

Il discorso diventa troppo complicato! Comunque condivido quello che dice Pippowitz ma anche quello che mi sono detto io! tutto e musica ma.......? :D :D olà da "el mielito"

Gaetano Natale

Re: Solfeggio per dummies

Messaggio da Gaetano Natale » mer 07 ago 2013, 11:40

Volevo solo puntualizzare, a beneficio del dialogo, che io la parola "colta" l'ho messa tra virgolette proprio a dimostrare che è un termine speciale; da un lato, poco appropriato, e dall'altro, molto usato (e anche con ostentazione, a volte). Ultimamente, meno di un mese fa, sembra che con Davide Bartolai, si arrivò ad un buon risultato finale in merito a tale questione. Mutuato dal cugino mondo della danza, si potrebbe parlare certamente di "musica accademica". A me piace molto questa espressione,per la verità ! ! ! ! !

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