Solfeggio che confonde

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Gabriele Gobbo
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gabriele Gobbo » mar 08 ott 2013, 10:09

Proviamo a vederla così: Il movimento scherzosamente definito "benedicente" di chi solfeggia, ad esempio in 4/4 come in questo caso, inizia da un punto centrale a mezz'aria, quindi scende nel battere del primo quarto per ritornare al punto centrale di partenza; lo stesso farà per il secondo quarto, portandosi a sinistra per far quindi ritorno sempre al centro. Analogamente farà a destra e in alto per il terzo ed il quarto tempo rispettivamente. Per ogni quarto, dunque, il movimento sarà spezzato in due fasi: andata e ritorno. Questo suggerisce in modo abbastanza naturale il raddoppio della vocale, nel caso si stiano leggendo delle semiminime, favorendo anche l'esatta divisione in crome all'occorrenza. Almeno io l'ho sempre intesa così, ma non ho mai preso lezioni di solfeggio...
Vorrei essere libero, libero come un uomo ... (G. Gaber)

Gaetano Natale

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gaetano Natale » mar 08 ott 2013, 16:31

Pasquale Mamone ha scritto:Scusate, probabilmente sono logorroico e abuso del forum, ma ho bisogno di un aiuto.

Il mio Maestro, visto che mia moglie ha frequentato il conservatorio e ha anche conseguito il diploma di solfeggio, mi ha consigliato di farmi seguire da lei per il solfeggio.

Solo che mi confondo. Mi spiego meglio. Immaginiamo un tempo di 4/4, in chiave di Sol, e che nella prima battuta ci siano quattro semiminime: Mi, Sol, Si, Re. Mia moglie, usando anche la mano destra che va su, a destra, a sinistra e in basso (sembra che sta benedicendo qualcuno) solfeggia così: Mi-i, So-ol Si-i, Re-e.

Non mi passa neanche per la testa di contestare questo modo di solfeggiare, solo che mi confondo. Infatti, mi sembra di avere a che fare non con quattro semiminime, ma con quattro coppie di crome. Se solfeggio io, mi aiuto battendo il tempo con la mano sulla coscia, e per ogni colpo pronuncio una nota: Mi-Sol-Si-Re. Questo perché se in una ipotetica misura successiva ci fossero realmente quattro coppie di crome con le stesse note io, sempre battendo il tempo sulla coscia, solfeggerei così: Mi-Mi, Sol-Sol, Si-Si, Re-Re.

In questo modo non distinguo la differenza, e quando vado a trasportare sulla tastiera le quattro note, nella prima battuta sono portato a suonare otto note e non quattro.
Fermo restando che non mi passa neanche per la testa di contestare quello che dice mia moglie (lei sa suonare e io no, lei sa solfeggiare e io no) come posso ovviare a questa confusione?

Spero di essere stato chiaro


Ciao Pasquale, scusa per il ritardo ma putroppo è un periodo intenso per me. Ho letto il topic e i vari commenti. Ti dirò. Le tue riflessioni sono semplicemente esatte, tanto è vero che con una semiminima sulla carta, c'è un solo elemento da leggere che quindi da luogo ad una sola inflessione vocale: la tua mente adulta (e saggia) si rifiuta di considerare 2 elementi (inflessioni vocali) in luogo di uno, è come se dicesse "che senso ha?" Infatti il musicista professionista, quando incontra un do semiminima sullo spartito lo esegue con una sola inflessione vocale, proprio come se fosse una chitarra o altro strumento. Quindi la tua tesi non solo non è sbagliata, come più volte hai affermato, ma è proprio quella giusta. Bisogna dare un'unica inflessione alla nota, qualsiasi esso sia il valore, cosa che farà sicuramente il collega Giorgio Signorile o qualsiasi altro musicista professionista. Fino ad ora non c'entra nulla la differenza tra divisione e suddivisione della battuta. Questo punto lo chiarisco al primo incontro con i miei allievi di solfeggio, proprio perchè secondo me è importante farlo subito. Ma da questo momento in poi bisogna fare i conti con una eventuale abilità dell'allievo: se l'allievo riesce a leggere senza inflessioni gratuite, per esempio, una minima inserita in un 2/4 (perchè di fronte ad una minima dovrei fare Do - o - o - o se la mia chitarra fa solo doooooooo fino a quando il suono non copre l'intero valore di questa figura????), che è la tua tesi sacrosanta, Pasquale, e allora ci troviamo di fronte ad un ottimo allievo; ma spesso ci si trova di fronte un allievo che non riesce a gestire questo "uno" così lungo di nome "minima" ed è qui che entra in gioco l'idea di suddivisione e la differenza tra divisione e suddivisione e di varie, eventuali inflessioni vocali. Se io suddivido un battito (o movimento) in 2 accenti, mi ritroverò una minima suddivisa in 4 accenti, e quindi per agevolarmi l'esecuzione userò 4 inflessioni vocali (Do - o - o - o) ma la nota è sempre una; quindi l'ideale sarà sempre eseguire la nota con una sola emissione vocale e senza ulteriori inflessioni della voce per chi ci riesce, proprio come fa una chitarra, proprio come dici tu. Spero di essere stato utile a qualcosa. A presto Pasquale. Un abbraccio forte a te ! ! !

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Pasquale Mamone » mar 08 ott 2013, 20:06

Gaetano Natale ha scritto:Ciao Pasquale, scusa per il ritardo ma putroppo è un periodo intenso per me. Ho letto il topic e i vari commenti. Ti dirò. Le tue riflessioni sono semplicemente esatte, tanto è vero che con una semiminima sulla carta, c'è un solo elemento da leggere che quindi da luogo ad una sola inflessione vocale: la tua mente adulta (e saggia) si rifiuta di considerare 2 elementi (inflessioni vocali) in luogo di uno, è come se dicesse "che senso ha?" Infatti il musicista professionista, quando incontra un do semiminima sullo spartito lo esegue con una sola inflessione vocale, proprio come se fosse una chitarra o altro strumento. Quindi la tua tesi non solo non è sbagliata, come più volte hai affermato, ma è proprio quella giusta. Bisogna dare un'unica inflessione alla nota, qualsiasi esso sia il valore, cosa che farà sicuramente il collega Giorgio Signorile o qualsiasi altro musicista professionista. Fino ad ora non c'entra nulla la differenza tra divisione e suddivisione della battuta. Questo punto lo chiarisco al primo incontro con i miei allievi di solfeggio, proprio perchè secondo me è importante farlo subito. Ma da questo momento in poi bisogna fare i conti con una eventuale abilità dell'allievo: se l'allievo riesce a leggere senza inflessioni gratuite, per esempio, una minima inserita in un 2/4 (perchè di fronte ad una minima dovrei fare Do - o - o - o se la mia chitarra fa solo doooooooo fino a quando il suono non copre l'intero valore di questa figura????), che è la tua tesi sacrosanta, Pasquale, e allora ci troviamo di fronte ad un ottimo allievo; ma spesso ci si trova di fronte un allievo che non riesce a gestire questo "uno" così lungo di nome "minima" ed è qui che entra in gioco l'idea di suddivisione e la differenza tra divisione e suddivisione e di varie, eventuali inflessioni vocali. Se io suddivido un battito (o movimento) in 2 accenti, mi ritroverò una minima suddivisa in 4 accenti, e quindi per agevolarmi l'esecuzione userò 4 inflessioni vocali (Do - o - o - o) ma la nota è sempre una; quindi l'ideale sarà sempre eseguire la nota con una sola emissione vocale e senza ulteriori inflessioni della voce per chi ci riesce, proprio come fa una chitarra, proprio come dici tu. Spero di essere stato utile a qualcosa. A presto Pasquale. Un abbraccio forte a te ! ! !


Ciao Gaetano.

Molti hanno letto il mio post e i vari commenti, ma nessuno ha centrato il senso della mia domanda.
Io, quando solfeggio (si fa per dire...) in 4/4 e mi trovo 4 semiminime nella stessa misura (misura completa, vedi quanto sono bravo?), per mia comodità e solo per mia comodità, leggo una nota per volta ad alta voce.
Anzi, ti dirò che faccio una cosa ancora più sbagliata: sempre in 4/4, batto il tempo con la mano sulla coscia e dico ta-ta-ta-ta. Se mi trovo una sequenza semiminima-croma/croma-semiminima-semiminima, io dirò ta-tatà-ta-ta. Le altre possibili combinazioni immaginale tu.

Il problema è che io so che questo è sbagliato: con una sequenza di Do-Fa-Re-Sol dovrei solfeggiare così: Do-o/Fa-a/Re-e/So-ol. Però, siccome sono alle prime armi, se faccio così (ripeto, e quante volte devo dirlo!), mi pare che le note da 4 diventino 8.

Porca miseria, non sto dicendo che le note sono 8, sto solo dicendo che un principiante come me si confonde. E siccome anch'io lavoro al bene e al progresso, mio se non dell'umanità, e so benissimo che la tecnica corretta del solfeggio è quella che mi fa confondere, ho chiesto, in sostanza: dato che io sto sbagliando e assodato che voglio migliorare, mi potete indicare una tecnica che non mi faccia confondere?

Era una esplicita ammissione di incapacità da parte mia, e ho chiesto aiuto al forum.
Mi sono sentito rispondere che si fa così e basta (senza spiegare perché), quante volte si deve ripetere (sottintendendo: ma allora sei duro di comprendonio!), ma sei maleducato, e via discorrendo. Senza contare che il fatto che sono un principiante incapace l'avevo detto io per primo e non c'era bisogno di rimarcarlo.
E a quel punto è venuta fuori l'anima del meridionale (al nord, scherzando ma non troppo, qualcuno dice che esistono "i nordici" e "i sudici"). E sono partito per la tangente.
Siccome sono ancora stra-incazzato, chiedo: ma questo forum è dedicato a chi ha almeno l'ottavo anno di conservatorio, o anche i principianti possono partecipare e chiedere aiuto?

Gaetano Natale

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gaetano Natale » mar 08 ott 2013, 22:39

Pasquale Mamone ha scritto:
Gaetano Natale ha scritto:Ciao Pasquale, scusa per il ritardo ma putroppo è un periodo intenso per me. Ho letto il topic e i vari commenti. Ti dirò. Le tue riflessioni sono semplicemente esatte, tanto è vero che con una semiminima sulla carta, c'è un solo elemento da leggere che quindi da luogo ad una sola inflessione vocale: la tua mente adulta (e saggia) si rifiuta di considerare 2 elementi (inflessioni vocali) in luogo di uno, è come se dicesse "che senso ha?" Infatti il musicista professionista, quando incontra un do semiminima sullo spartito lo esegue con una sola inflessione vocale, proprio come se fosse una chitarra o altro strumento. Quindi la tua tesi non solo non è sbagliata, come più volte hai affermato, ma è proprio quella giusta. Bisogna dare un'unica inflessione alla nota, qualsiasi esso sia il valore, cosa che farà sicuramente il collega Giorgio Signorile o qualsiasi altro musicista professionista. Fino ad ora non c'entra nulla la differenza tra divisione e suddivisione della battuta. Questo punto lo chiarisco al primo incontro con i miei allievi di solfeggio, proprio perchè secondo me è importante farlo subito. Ma da questo momento in poi bisogna fare i conti con una eventuale abilità dell'allievo: se l'allievo riesce a leggere senza inflessioni gratuite, per esempio, una minima inserita in un 2/4 (perchè di fronte ad una minima dovrei fare Do - o - o - o se la mia chitarra fa solo doooooooo fino a quando il suono non copre l'intero valore di questa figura????), che è la tua tesi sacrosanta, Pasquale, e allora ci troviamo di fronte ad un ottimo allievo; ma spesso ci si trova di fronte un allievo che non riesce a gestire questo "uno" così lungo di nome "minima" ed è qui che entra in gioco l'idea di suddivisione e la differenza tra divisione e suddivisione e di varie, eventuali inflessioni vocali. Se io suddivido un battito (o movimento) in 2 accenti, mi ritroverò una minima suddivisa in 4 accenti, e quindi per agevolarmi l'esecuzione userò 4 inflessioni vocali (Do - o - o - o) ma la nota è sempre una; quindi l'ideale sarà sempre eseguire la nota con una sola emissione vocale e senza ulteriori inflessioni della voce per chi ci riesce, proprio come fa una chitarra, proprio come dici tu. Spero di essere stato utile a qualcosa. A presto Pasquale. Un abbraccio forte a te ! ! !


Ciao Gaetano.

Molti hanno letto il mio post e i vari commenti, ma nessuno ha centrato il senso della mia domanda.
Io, quando solfeggio (si fa per dire...) in 4/4 e mi trovo 4 semiminime nella stessa misura (misura completa, vedi quanto sono bravo?), per mia comodità e solo per mia comodità, leggo una nota per volta ad alta voce.
Anzi, ti dirò che faccio una cosa ancora più sbagliata: sempre in 4/4, batto il tempo con la mano sulla coscia e dico ta-ta-ta-ta. Se mi trovo una sequenza semiminima-croma/croma-semiminima-semiminima, io dirò ta-tatà-ta-ta. Le altre possibili combinazioni immaginale tu.

Il problema è che io so che questo è sbagliato: con una sequenza di Do-Fa-Re-Sol dovrei solfeggiare così: Do-o/Fa-a/Re-e/So-ol. Però, siccome sono alle prime armi, se faccio così (ripeto, e quante volte devo dirlo!), mi pare che le note da 4 diventino 8.

Porca miseria, non sto dicendo che le note sono 8, sto solo dicendo che un principiante come me si confonde. E siccome anch'io lavoro al bene e al progresso, mio se non dell'umanità, e so benissimo che la tecnica corretta del solfeggio è quella che mi fa confondere, ho chiesto, in sostanza: dato che io sto sbagliando e assodato che voglio migliorare, mi potete indicare una tecnica che non mi faccia confondere?

Era una esplicita ammissione di incapacità da parte mia, e ho chiesto aiuto al forum.
Mi sono sentito rispondere che si fa così e basta (senza spiegare perché), quante volte si deve ripetere (sottintendendo: ma allora sei duro di comprendonio!), ma sei maleducato, e via discorrendo. Senza contare che il fatto che sono un principiante incapace l'avevo detto io per primo e non c'era bisogno di rimarcarlo.
E a quel punto è venuta fuori l'anima del meridionale (al nord, scherzando ma non troppo, qualcuno dice che esistono "i nordici" e "i sudici"). E sono partito per la tangente.
Siccome sono ancora stra-incazzato, chiedo: ma questo forum è dedicato a chi ha almeno l'ottavo anno di conservatorio, o anche i principianti possono partecipare e chiedere aiuto?


No, qualcosa non mi torna Pasquale. Io facevo sul serio quando ho scritto il mio post. Tu non stai nell'errore, te lo confermo. Mi rifiuto di pensare che un musicista serio di fronte alle tue 4 semiminime solfeggi "Do-o/Fa-a/Re-e/So-ol", non lo fanno neanche i miei allievi di solfeggio un po' più bravini, certamente non lo faccio io e non lo fa neanche un chitarra o un pianoforte, quindi ripeto che tu stai nel giusto perchè quelle 4 semiminime si solfeggiano Do/Fa/Re/Sol e pure l'altra combinazione che hai citato si solfeggia come hai indicato tu, poi non so, spero che ti fiderai di queste mie notizie. Posso solo aggiungere un'altra volta che per gli allievi che non riescono a fare questo lavoro che stiamo dicendo c'è questo escamotage della suddivisione che è semplicemente una momentanea facilitazione in vista del risultato vero che è quello che stiamo dicendo noi. Evidentemente tutti i maestri, compreso il vecchio maestro della tua gentile signora, compreso quel signore del video postato dall'amico Gerardo, tutti i maestri che trattano la faccenda della suddivisione con la doppia inflessione vocale (Do-o) come se fosse la regola da rispettare assolutamente, commettono un errore imperdonabile. Secondo il mio modesto avviso, chiaramente. Un abbraccio ! ! !
Ultima modifica di Gaetano Natale il mar 08 ott 2013, 23:19, modificato 2 volte in totale.

Gaetano Natale

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gaetano Natale » mar 08 ott 2013, 23:16

Tu scrivi "Mi-i = semiminima e Mi-Mi = due crome, l'avevo capito. Il mio problema è che Mi-i è una sola nota (semiminima) ma a me sembrano due". Secondo me questo che tu stai sollevando è il motivo principale per cui il solfeggio risulta molto spesso stupidamente anacronistico, tanto che senti dire da più parti, anche parti qualificate e titolate "No, il solfeggio non serve a niente". Lo credo bene, se stiamo ancora qui a fare Do-o Re-e, se c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di presentarsi in pubblico tenendo tra le mani il metodo Bona senza vergognarsi neanche un po' (roba da consultare un buon neurologo), allora sì che il solfeggio non serve a niente ed è solo una schifezza. Credo che nel mio primo post sia stato molto dettagliato a questo proposito, sennò vorrà dire che veramente non mi è giunto appieno il tuo dubbio e me ne dispiacerebbe perchè vorrei aiutarti, in ogni caso mi dispiace saperti agitato. Intanto ti do una buona notte conciliatrice e poi con calma domani mi farai sapere se ha chiarito qualcosa questo mio ulteriore piccolo contributo. Buona notte Pasquale ! ! !

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Pasquale Mamone » mar 08 ott 2013, 23:18

Gaetano Natale ha scritto:
No, qualcosa non mi torna Pasquale. Io facevo sul serio quando ho scritto il mio post. Tu non stai nell'errore, te lo confermo. Mi rifiuto di pensare che un musicista serio di fronte alle tue 4 semiminime solfeggi "Do-o/Fa-a/Re-e/So-ol", non lo fanno neanche i miei allievi di solfeggio un po' più bravini, certamente non lo faccio io e non lo fa neanche un chitarra o un pianoforte, quindi ripeto che tu stai nel giusto perchè quelle 4 semiminime si solfeggiano Do/Fa/Re/Sol e pure l'altra combinazione che hai citato si solfeggia come hai indicato tu, poi non so, spero che ti fiderai di queste mie notizie. Posso solo aggiungere un'altra volta che per gli allievi che non riescono a fare questo lavoro che stiamo dicendo c'è questo escamotage della suddivisione che è semplicemente una momentanea facilitazione in vista del risultato vero che è quello che stiamo dicendo noi. Evidentemente tutti i maestri, compreso il vecchio maestro della tua gentile signora, compreso quel signore del video postato dall'amico Gerardo che trattano la faccenda della suddivisione con la doppia inflessione vocale (Do-o) come se fosse la regola da rispettare assolutamente, commettono un errore imperdonabile. Secondo il mio modesto avviso, chiaramente. Un abbraccio ! ! !


Gaetano, la cosa nasce da una incomprensione fra me e mia moglie, che dovrebbe farmi da insegnante di solfeggio.
Quando abbiamo provato, se ne è uscita fuori con quel tipo di solfeggio, Do-o, Re-e... per intenderci. Io le ho detto che la cosa mi confondeva ma, sai come sono le donne, mi sono sentito rispondere si fa così. Poco convinto ho lanciato la richiesta sul forum, e mi hanno risposto che aveva ragione mia moglie. OK, se lo dicono una tizia che ha il diploma di solfeggio e uno che insegna in un liceo musicale (o almeno, così dice) io ci debbo credere.
Ma siccome continuo a confondermi, ho chiesto che mi si indicasse una tecnica per solfeggiare nel modo che era definito corretto da due competenti, ma senza confondermi. Poi, la cosa è degenerata, perché per quanto io mi sia posto in maniera umile e pur riconoscendo la superiorità degli altri, non ammetto certi comportamenti al limite del "lei non sa chi sono io", e ho reagito.

Adesso tu, che sei anche tu un insegnante diplomato al conservatorio, mi dici che la maniera giusta di solfeggiare è quella che io ritenevo sbagliata. Io di te mi fido, ma mi dite che cosa devo fare? E già che ci siamo, esiste un testo di solfeggio per principianti che, come diceva pippowitz, privilegi la pulsazione e non la suddivisione?

pippowitz
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda pippowitz » mer 09 ott 2013, 00:22

Sergio Bianchi, Metodo di lettura ritmica, Pizzicato Edizioni Musicali 1994. In due volumi
Io conosco questo, ma forse ci saranno anche altri testi concepiti in modo simile. Semplice e completo affronta tutte le difficoltà ritmiche che si incontrano abitualmente in modo molto razionale e progressivo. Si concentra sulle difficoltà ritmiche più che sulla lettura di sequenze astruse di note che diventano degli scioglilingua senza senso come fanno altri metodi, visto che si è capito da un pezzo che la vera utilità è quella: saper leggere nominandole un mucchio di note con estrema velocità non aiuta molto a imparare a suonare. Serve invece sapersi districare con sicurezza nelle difficoltà ritmiche. Spesso i capita che bravissimi solfeggiatori non abbiano poi quella scioltezza nel suonare a prima vista che ci si aspetterebbe da loro, perchè hanno studiato in un modo che li ha resi bravissimi nel solfeggio e basta. Ma il solfeggio deve essere uno studio preparatorio al suonare, altrimenti a che serve? Anche saper battere il tempo in modi complicatissimi serve relativamente, è davvero utile solo in pochi casi. Per cui tenere il tempo con un semplice gesto che sottolinei la pulsazione va più che bene nel 90% degli esercizi. Il gesto direttoriale (lo sventolamento benedicente) serve davvero solo quando ci sono in ballo valori piuttosto lunghi o figurazioni particolari, e magari cambi di tempo tra una battuta e un'altra, per essere sicuri di non "mangiarsi" qualche pulsazione e per capire la struttura degli accenti (tempi deboli e forti). Non nego che a volte torni utile tenere il conto delle pulsazioni in quel modo ma nella maggior parte degli esercizi di lettura è superfluo, specie in quelli più semplici. D'altronde quando poi bisognerà leggere suonando mica potremo metterci a battere il tempo sventolando la mano destra, quindi anche imparare a farne a meno è buona cosa.
Marcare la suddivisione con la voce può essere utile nella primissima fase dell'apprendimento di certe difficoltà ritmiche, ma appena possibile bisogna distaccarsene: è una pratica musicalmente nociva che allontana dal vero apprendimento dei ritmi. Meglio avvalersi anche di altri espedienti, quali la verbalizzazione (ricordare le sequenze ritmiche della musica tramite i ritmi contenuti nel parlato della madrelingua) o il collegamento mnemonico di certi ritmi a brani musicali che li contengono e che abbiamo più o meno tutti in testa. Comunque non ci sono ricette, i percorsi vanno personalizzati in base alle difficoltà (e pure alle facilità) che l'allievo ha.
Opinioni personali naturalmente, so che molti non sono d'accordo. Peggio per loro, naturalmente... :lol: :lol:
Io ho comunque insegnato solfeggio per qualche anno e le osservazioni che faccio mi vengono dall'esperienza e non dall'aver letto qualche libro.

Gaetano Natale

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gaetano Natale » mer 09 ott 2013, 00:52

Pasquale Mamone ha scritto:
Gaetano Natale ha scritto:
No, qualcosa non mi torna Pasquale. Io facevo sul serio quando ho scritto il mio post. Tu non stai nell'errore, te lo confermo. Mi rifiuto di pensare che un musicista serio di fronte alle tue 4 semiminime solfeggi "Do-o/Fa-a/Re-e/So-ol", non lo fanno neanche i miei allievi di solfeggio un po' più bravini, certamente non lo faccio io e non lo fa neanche un chitarra o un pianoforte, quindi ripeto che tu stai nel giusto perchè quelle 4 semiminime si solfeggiano Do/Fa/Re/Sol e pure l'altra combinazione che hai citato si solfeggia come hai indicato tu, poi non so, spero che ti fiderai di queste mie notizie. Posso solo aggiungere un'altra volta che per gli allievi che non riescono a fare questo lavoro che stiamo dicendo c'è questo escamotage della suddivisione che è semplicemente una momentanea facilitazione in vista del risultato vero che è quello che stiamo dicendo noi. Evidentemente tutti i maestri, compreso il vecchio maestro della tua gentile signora, compreso quel signore del video postato dall'amico Gerardo che trattano la faccenda della suddivisione con la doppia inflessione vocale (Do-o) come se fosse la regola da rispettare assolutamente, commettono un errore imperdonabile. Secondo il mio modesto avviso, chiaramente. Un abbraccio ! ! !


Gaetano, la cosa nasce da una incomprensione fra me e mia moglie, che dovrebbe farmi da insegnante di solfeggio.
Quando abbiamo provato, se ne è uscita fuori con quel tipo di solfeggio, Do-o, Re-e... per intenderci. Io le ho detto che la cosa mi confondeva ma, sai come sono le donne, mi sono sentito rispondere si fa così. Poco convinto ho lanciato la richiesta sul forum, e mi hanno risposto che aveva ragione mia moglie. OK, se lo dicono una tizia che ha il diploma di solfeggio e uno che insegna in un liceo musicale (o almeno, così dice) io ci debbo credere.
Ma siccome continuo a confondermi, ho chiesto che mi si indicasse una tecnica per solfeggiare nel modo che era definito corretto da due competenti, ma senza confondermi. Poi, la cosa è degenerata, perché per quanto io mi sia posto in maniera umile e pur riconoscendo la superiorità degli altri, non ammetto certi comportamenti al limite del "lei non sa chi sono io", e ho reagito.

Adesso tu, che sei anche tu un insegnante diplomato al conservatorio, mi dici che la maniera giusta di solfeggiare è quella che io ritenevo sbagliata. Io di te mi fido, ma mi dite che cosa devo fare? E già che ci siamo, esiste un testo di solfeggio per principianti che, come diceva pippowitz, privilegi la pulsazione e non la suddivisione?


La tua signora non ha torto, specialmente se appartiene ad una generazione dal metodo tradizionale di insegnamento musicale, ha semplicemente passato il testimone come è giusto che sia in questi casi. Spesso ancora oggi, in campo professionistico, si perpetuano tipologie d'insegnamento e atteggiamenti che sono addirittura figli del primo novecento italiano, quando il problema dell'analfabetismo toccava percentuali altissime, come tutti sappiamo, e purtroppo la didattica musicale nei conservatori italiani ha subito moltissimo questo tipo di mancanza culturale da parte della classe dirigente. Per cui, come una catena, le modalità d'insegnamento pieno di arretratezza degli anni '20 per esempio, si sono trasferite da persona a persona fino ai nostri giorni (ci sto scrivendo un libro su questo tema della didattica musicale). L'esempio eclatante è rappresentato senza ombra di dubbio dal filmato che ho citato prima: in un'epoca in cui la rete internetiana realizza degli autentici miracoli umani vedi questo signore che si presenta al pubblico con un libro di solfeggio, come il Bona, che è un libro della fine dell' 800. Improponibile ! ! ! Pasquale il tuo modo di solfeggiare è sicuramente migliore di quello del Do-o perchè è quello che più si avvicina alla realtà musicale. Con tutto il rispetto per l'amico pippowitz ma io penso, l'ho già detto, che non c'entra niente la divisione e la suddivisione e per questa problematica a cui fai riferimento non c'entra neanche un libro diverso da un altro, perchè qui si parla di una modalità dell'uso della voce, cioè se io deve emettere un suono che dura 2 secondi lo devo fare senza inflessioni vocali, questa è la regola, semplicemente perchè con la mia voce io devo imitare il fare di uno strumento. Questo può accadere sia considerando una divisione che una suddivisione della battuta. Concludo con un esempio. Ai miei allievi di solfeggio che stanno alle prime lezioni, per dar loro una prima possibiltà di confidenziare con le varie lunghezze delle note, propongo di leggere l'esercizio di solfeggio dato, intonando una nota a piacere, in questo modo loro si abituano a pronunciare una nota senza inflessioni vocali. Ovviamente io ho scritto un libro proprio per questo scopo, curare soprattutto il ritmo imitando lo strumento con la propria voce; ma questa cosa dell'intonazione fissa si può realizzare tranquillamente con qualsiasi libro anche meno specifico del mio. Basta che il maestro lo voglia. Buona notte Pasquale ! ! !

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Pasquale Mamone » mer 09 ott 2013, 08:00

pippowitz ha scritto:Sergio Bianchi, Metodo di lettura ritmica, Pizzicato Edizioni Musicali 1994.


Purtroppo è fuori catalogo.
Mi sai dare un link dove trovarlo?

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Pasquale Mamone » mer 09 ott 2013, 08:20

Gaetano Natale ha scritto:
Pasquale il tuo modo di solfeggiare è sicuramente migliore di quello del Do-o perchè è quello che più si avvicina alla realtà musicale. Con tutto il rispetto per l'amico pippowitz ma io penso, l'ho già detto, che non c'entra niente la divisione e la suddivisione e per questa problematica a cui fai riferimento non c'entra neanche un libro diverso da un altro, perchè qui si parla di una modalità dell'uso della voce, cioè se io deve emettere un suono che dura 2 secondi lo devo fare senza inflessioni vocali, questa è la regola, semplicemente perchè con la mia voce io devo imitare il fare di uno strumento.


Buongiorno Gaetano.

Infatti, io uso quel sistema perché è quello che più si avvicina al ritmo che poi dovrò tenere quando suono.
Il senso della domanda era: visto che due competenti mi dicono che sbaglio, allora sbaglierò davvero. Ma facendo nel modo considerato corretto io mi confondo.

Poi, se quel metodo è quello di Bona o di altri poco importa per me. Io non riesco a usarlo, e facendo nell'altro modo riesco a solfeggiare brani semplici. Che poi è quello che devo fare in questo momento di avvio alla musica. Credo che l'equivoco nasca proprio dal fatto che non si riesce a comprendere che l'allievo non è in grado, ancora, di capire certe cose. È come farmi studiare fisiologia senza aver fatto anatomia e prima ancora istologia, tanto per restare nella mia attività principale.

Quanto all'esempio fatto da pippowitz, a me è perfettamente chiaro: per pulsazione si intende quello che c'è nella battuta, note ed eventuali pause. Quando incontriamo una pausa, il mio maestro mi dice di fare così: nota-"zitto"-nota-nota. Può sembrare un metodo bislacco, ma io in questo modo capisco quello che devo fare. In questo senso l'esempio della pulsazione fatto da pippowitz mi aiuta. Mentre la suddivisione, anch'essa citata da pippowitz per definire l'altro metodo, mi confonde.

pippowitz
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda pippowitz » mer 09 ott 2013, 09:08

Pasquale Mamone ha scritto:
pippowitz ha scritto:Sergio Bianchi, Metodo di lettura ritmica, Pizzicato Edizioni Musicali 1994.


Purtroppo è fuori catalogo.
Mi sai dare un link dove trovarlo?

Forse è stato ristampato dalla un'altra casa editrice (Intra? non mi ricordo bene). Purtroppo (o per fortuna) sono anni che non tengo più corsi di solfeggio e non sono molto aggiornato sui testi in circolazione, per quelle poche cose che mi servono coi ragazzi delle medie viaggio a fotocopie e dispensine...

Pasquale Mamone2

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Pasquale Mamone2 » mer 09 ott 2013, 09:46

pippowitz ha scritto:
Pasquale Mamone ha scritto:
pippowitz ha scritto:Sergio Bianchi, Metodo di lettura ritmica, Pizzicato Edizioni Musicali 1994.


Purtroppo è fuori catalogo.
Mi sai dare un link dove trovarlo?

Forse è stato ristampato dalla un'altra casa editrice (Intra? non mi ricordo bene). Purtroppo (o per fortuna) sono anni che non tengo più corsi di solfeggio e non sono molto aggiornato sui testi in circolazione, per quelle poche cose che mi servono coi ragazzi delle medie viaggio a fotocopie e dispensine...


Forse l'ho trovato qui

viewtopic.php?f=31&t=21929
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Gaetano Natale

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda Gaetano Natale » mer 09 ott 2013, 09:49

Pasquale Mamone ha scritto:
Gaetano Natale ha scritto:
Pasquale il tuo modo di solfeggiare è sicuramente migliore di quello del Do-o perchè è quello che più si avvicina alla realtà musicale. Con tutto il rispetto per l'amico pippowitz ma io penso, l'ho già detto, che non c'entra niente la divisione e la suddivisione e per questa problematica a cui fai riferimento non c'entra neanche un libro diverso da un altro, perchè qui si parla di una modalità dell'uso della voce, cioè se io deve emettere un suono che dura 2 secondi lo devo fare senza inflessioni vocali, questa è la regola, semplicemente perchè con la mia voce io devo imitare il fare di uno strumento.


Buongiorno Gaetano.

Infatti, io uso quel sistema perché è quello che più si avvicina al ritmo che poi dovrò tenere quando suono.
Il senso della domanda era: visto che due competenti mi dicono che sbaglio, allora sbaglierò davvero. Ma facendo nel modo considerato corretto io mi confondo.

Poi, se quel metodo è quello di Bona o di altri poco importa per me. Io non riesco a usarlo, e facendo nell'altro modo riesco a solfeggiare brani semplici. Che poi è quello che devo fare in questo momento di avvio alla musica. Credo che l'equivoco nasca proprio dal fatto che non si riesce a comprendere che l'allievo non è in grado, ancora, di capire certe cose. È come farmi studiare fisiologia senza aver fatto anatomia e prima ancora istologia, tanto per restare nella mia attività principale.

Quanto all'esempio fatto da pippowitz, a me è perfettamente chiaro: per pulsazione si intende quello che c'è nella battuta, note ed eventuali pause. Quando incontriamo una pausa, il mio maestro mi dice di fare così: nota-"zitto"-nota-nota. Può sembrare un metodo bislacco, ma io in questo modo capisco quello che devo fare. In questo senso l'esempio della pulsazione fatto da pippowitz mi aiuta. Mentre la suddivisione, anch'essa citata da pippowitz per definire l'altro metodo, mi confonde.


Buongiorno a te Pasquale. l'hai detto. "L'altro metodo mi confonde". E' tutto lì. Mi stai facendo ricordare il motto "hai il toro per le corna e vuoi per forza prenderlo per la coda". A questo punto mi sorge un dubbio: forse tu sei interessato a conoscere la pratica della suddivisione che pure va vissuta, chiaramente, e per questo, magari non ti torna qualcosa in linea teorica; se fosse così allora devi ammettere che è un altro argomento. Concludendo. Mi sembra che possiamo dire che se il problema è leggere la musica, io ti assicuro che tu stai nell'olimpo perchè leggi alla stessa maniera di Riccardo Muti, ma anche di pippowitz, Giorgio Signorile e tutti i professionisti del forum, e come modestamente leggo pure io, cioè con la pratica della divisione, quindi stai in una botte di ferro. Se poi il tuo interesse è conoscere la pratica della suddivisione, magari perchè sarai più facilitato in seguito nella lettura di figurazioni ritmiche difficili, e allora devo dire che molte cose delle prime risposte al topic sono più che valide. Per il Bona sono d'accordo con te, infatti anche io avevo detto che per questo argomento andava bene qualsiasi libro, però mi permetto di precisare che ho citato Bona e questo signore per dire come sta messa male la didattica nel mondo della musica in Italia ed io che sto facendo una vera e propria rivoluzione da più di 10 anni con i miei libri e i miei risultati pratici (quando trovo un allievo che ha QUASI l'intenzione di studiare seriamente, questo allievo, in un anno e mezzo o additittura meno, con i miei metodi di solfeggio e teoria musicale, sarà pronto per sostenere l'esame di teoria e solfeggio davanti a qualsiasi commissione d'Italia. Provare per credere. Io e miei allievi abbiamo già provato e fortunatamente, anche creduto, dopo la promozione) non posso accettare, senza sbraitare, che questo signore e tanti altri insegnanti di musica come lui, che stanno in giro ad operare serenamente, debbano promuovere con tanta facilità una didattica anchilosata, irrigidita in antiche e stupide convinzioni che in qualche caso appunto affondano le loro radici nell' 8oo, determinando quindi i risultati disastrosi, che tutti sappiamo, per l'allievo (si pensa sempre che quando un allievo lascia non è mai colpa del maestro. Potrei addirittura lanciarmi a pensare che tutti gli appassionati di chitarra di questo forum, se avessero avuto a suo tempo un buon maestro, oggi sarebbero tutti dei professionisti della musica. Ne sono quasi certo di quello che dico, si vede dalla voglia che avete per imparare). Io non mi permetterei mai di andare su You Tube e solfeggiare Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, neanche per 1 milione di euro al giorno. Vabbè, stavolta ho tergiversato, scusami, ma quando si parla di rivoluzione (culturale, chiaramente) mi metto in moto tutte le volte che ne ho la possibilità.
P.S. Sta per uscire tra uno o due mesi un mio libro sulla didattica musicale vuoi che non faccia il casino per difendere e proporre le mie idee che sono nuove e in rotta di collisione col passato spesso angusto ma anche stupido???... Buona giornata a te e scusami per le chiacchiere ! ! !

pippowitz
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda pippowitz » mer 09 ott 2013, 10:34

Uno dei miei insegnanti, un oscuro pianista di provincia dotato di poca chiacchiera e grande buon senso a proposito delle pause mi diceva: "Sono pause, mica le devi leggere, sarai mica scemo per caso? Quando le trovi stai zitto, come quando suoni". Mica male per uno formatosi prima della guerra...

platero

Re: Solfeggio che confonde

Messaggioda platero » mer 09 ott 2013, 11:26

Mentre la suddivisione, anch'essa citata da pippowitz per definire l'altro metodo, mi confonde


fin quando si tratta di leggere (solfeggiare) semiminime e crome, la suddivisione non solo non serve a nulla,
ma anzi, complica la vita.
Fin qui tutto chiaro.
Alle elementari le maestre insegnano ai bambini a battere sulla coscia o sul banco un colpo per quarto, DO DO DO DO come tanti tamburi ... e tutto fila perfettamente :wink:

La suddivisione può tornare però utile e provvida quando il livello del solfeggio si impenna, nelle fasi successive dello studio,
ed ecco che allora trova spiegazione l'apparente astrusità del metodo della suddivisioone del quarto in due ottavi.

la faccenda è che un suono, una nota, non sono un colpo di tamburo :
quando tu solfeggi MI - I dovresti in realtà dire MIIIIIIII e assecondare la durata della I con la suddivisione (gesto della mano battere e levare)
ed allora, questo benedetto MIIIIII non ti apparirebbe più come una doppia croma MI-I ma come un suono reale e prolungato,
della durata di un quarto, che viene suddiviso unicamente dalla mano in due crome per ragioni metodologiche

Ad ogni modo, chiunque abbia fatto questo mestiere per tanti anni ne avrà viste e sentite di ogni:
è davvero una fiera campionaria della fantasia ...


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