Solfeggio che confonde

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Magic Guitar
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Magic Guitar » mer 30 ott 2013, 21:36

Pasquale leggo solo ora tutto il 3D e capisco il tuo imbarazzo che è stato anche mio a suo tempo.

Provo a spiegartelo in maniera diversa con un esempio pratico, se m riesce.

Qui riporto due righe - per la cronaca è l'inizio per la sezione 3 di un Orchestra di chitarre da me trascritto dell'Adagio di Aranjuez - in cui vedrai fra parentesi dei numeri (4) e (8). Questa è un'annotazione che sta ad indicare come il maestro scandisce il tempo con la bacchetta e non ha alcun significato se non quello di ricordare allo strumentista come il direttore ha deciso di scandire il tempo.

Là dove vedrai 4 il direttore compirà 4 movimenti con la bacchetta scandendo il tempo in 4 cioè in 4 seminime per battuta (Siamo in 4/4). Per cui alla battuta 5,la sezione, seguendo il gesto del direttore seguirà 3 movimenti della bacchetta in pausa e poi suonerà in sequenza Fa Mi Re Do Re sempre rispettando una nota per movimento della bacchetta. Alla battuta 7 vedi che c'è un 8 fra parentesi, (ripeto sono annotazioni che servono a ricordarmi come seguire il gesto del direttore) quindi da questo punto in poi si scandiscono le note in 8 cioè ogni movimento equivale 1/8 = croma. Quindi la scansione sarà Re-e-e-e Re-e Mi-i Re-e-e-e Re-e-e-e Mi-i-i-i Mi-i-i-i-i-i-i-i (8 volte - c'è una legatura di valore) ecc.... Ovviamente a partire dalla battuta 7 il gesto del direttore raddoppia in velocità battendo 8 movimenti della bacchetta per battuta. Perchè tutti questi cambi da 4 a 8 e viceversa? Perchè le parti delle altre sezioni probabilmente richiedono il cambiamento di suddivisione. A volte anche perchè il brano, per una migliore comprensione del gesto di chi dirige suggerisce questi cambi.

In conclusione quando in 4/4 ti dicono di solfeggiare Do-o Re-e Mi-i ecc... vuol dire che hai una suddivisione in 8. La durata delle note resta sempre 1/4 ma la suddivisione è in ottavi.

Spero averti chiarito l'arcano se no fammi sapere con un MP.

Ciao

:bye:
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
Ferdinando Bonapace

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » gio 31 ott 2013, 09:30

Magic Guitar ha scritto:Pasquale leggo solo ora tutto il 3D e capisco il tuo imbarazzo che è stato anche mio a suo tempo.

Provo a spiegartelo in maniera diversa con un esempio pratico, se m riesce.

Qui riporto due righe - per la cronaca è l'inizio per la sezione 3 di un Orchestra di chitarre da me trascritto dell'Adagio di Aranjuez - in cui vedrai fra parentesi dei numeri (4) e (8). Questa è un'annotazione che sta ad indicare come il maestro scandisce il tempo con la bacchetta e non ha alcun significato se non quello di ricordare allo strumentista come il direttore ha deciso di scandire il tempo.

Là dove vedrai 4 il direttore compirà 4 movimenti con la bacchetta scandendo il tempo in 4 cioè in 4 seminime per battuta (Siamo in 4/4). Per cui alla battuta 5,la sezione, seguendo il gesto del direttore seguirà 3 movimenti della bacchetta in pausa e poi suonerà in sequenza Fa Mi Re Do Re sempre rispettando una nota per movimento della bacchetta. Alla battuta 7 vedi che c'è un 8 fra parentesi, (ripeto sono annotazioni che servono a ricordarmi come seguire il gesto del direttore) quindi da questo punto in poi si scandiscono le note in 8 cioè ogni movimento equivale 1/8 = croma. Quindi la scansione sarà Re-e-e-e Re-e Mi-i Re-e-e-e Re-e-e-e Mi-i-i-i Mi-i-i-i-i-i-i-i (8 volte - c'è una legatura di valore) ecc.... Ovviamente a partire dalla battuta 7 il gesto del direttore raddoppia in velocità battendo 8 movimenti della bacchetta per battuta. Perchè tutti questi cambi da 4 a 8 e viceversa? Perchè le parti delle altre sezioni probabilmente richiedono il cambiamento di suddivisione. A volte anche perchè il brano, per una migliore comprensione del gesto di chi dirige suggerisce questi cambi.

In conclusione quando in 4/4 ti dicono di solfeggiare Do-o Re-e Mi-i ecc... vuol dire che hai una suddivisione in 8. La durata delle note resta sempre 1/4 ma la suddivisione è in ottavi.

Spero averti chiarito l'arcano se no fammi sapere con un MP.

Ciao

:bye:
Scusa se rispondo in ritardo, ma il tuo post è di ieri sera e a quell'ora stavo studiando.
Se non ti spiace ti scrocco una lezione di solfeggio. Provo ad analizzare lo spartito.

Per prima cosa vedo una tonalità di Sol maggiore e un tempo intero. Inoltre il metronomo è fissatto a 44 per la semiminima (o nota da 1/4 se preferisci). Non ho capito bene la questione dei numeri 4 e 8, né tantomeno dove si trova la 5^ battuta: per me la 5^ battuta è quella dove ci sono i due re da 2/4, immediatamente prima dei due mi da 2/4 di cui il secondo legato al mi da 2/4 della battuta successiva. Non capisco cosa significa quel 5 in grassetto posto in mezzo al 4 e all8 fra parentesi. Ma per ora lasciamo perdere.
Premetto che per indicare le pause userò una p che corrisponderà a una pausa da 1/4; quindi, quando la pausa sarà più lunga userò tante p fino a raggiungere i 4/4.

Andiamo a incominciare. Io leggo, battuta per battuta:

pppp
pp-p-fa
mi-re-do-re
re-e re-mi
re-e re-e
mi-i mi-i (qui c'è una legatura di valore, quindi il mi-i della battuta successiva non lo leggo)
legatura - mi - mi (nuova legatura, come sopra)
legatura re - do - re
pppp
re-e re-e
fa-fa-fa-fa
mi-mi-mi-mi

E' giusto?

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Bernardino Sciarretta
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Bernardino Sciarretta » gio 31 ott 2013, 11:10

Pasquale Mamone ha scritto:
Magic Guitar ha scritto:Pasquale leggo solo ora tutto il 3D e capisco il tuo imbarazzo che è stato anche mio a suo tempo.

Provo a spiegartelo in maniera diversa con un esempio pratico, se m riesce.

Qui riporto due righe - per la cronaca è l'inizio per la sezione 3 di un Orchestra di chitarre da me trascritto dell'Adagio di Aranjuez - in cui vedrai fra parentesi dei numeri (4) e (8). Questa è un'annotazione che sta ad indicare come il maestro scandisce il tempo con la bacchetta e non ha alcun significato se non quello di ricordare allo strumentista come il direttore ha deciso di scandire il tempo.

Là dove vedrai 4 il direttore compirà 4 movimenti con la bacchetta scandendo il tempo in 4 cioè in 4 seminime per battuta (Siamo in 4/4). Per cui alla battuta 5,la sezione, seguendo il gesto del direttore seguirà 3 movimenti della bacchetta in pausa e poi suonerà in sequenza Fa Mi Re Do Re sempre rispettando una nota per movimento della bacchetta. Alla battuta 7 vedi che c'è un 8 fra parentesi, (ripeto sono annotazioni che servono a ricordarmi come seguire il gesto del direttore) quindi da questo punto in poi si scandiscono le note in 8 cioè ogni movimento equivale 1/8 = croma. Quindi la scansione sarà Re-e-e-e Re-e Mi-i Re-e-e-e Re-e-e-e Mi-i-i-i Mi-i-i-i-i-i-i-i (8 volte - c'è una legatura di valore) ecc.... Ovviamente a partire dalla battuta 7 il gesto del direttore raddoppia in velocità battendo 8 movimenti della bacchetta per battuta. Perchè tutti questi cambi da 4 a 8 e viceversa? Perchè le parti delle altre sezioni probabilmente richiedono il cambiamento di suddivisione. A volte anche perchè il brano, per una migliore comprensione del gesto di chi dirige suggerisce questi cambi.

In conclusione quando in 4/4 ti dicono di solfeggiare Do-o Re-e Mi-i ecc... vuol dire che hai una suddivisione in 8. La durata delle note resta sempre 1/4 ma la suddivisione è in ottavi.

Spero averti chiarito l'arcano se no fammi sapere con un MP.

Ciao

:bye:
Scusa se rispondo in ritardo, ma il tuo post è di ieri sera e a quell'ora stavo studiando.
Se non ti spiace ti scrocco una lezione di solfeggio. Provo ad analizzare lo spartito.

Per prima cosa vedo una tonalità di Sol maggiore e un tempo intero. Inoltre il metronomo è fissatto a 44 per la semiminima (o nota da 1/4 se preferisci). Non ho capito bene la questione dei numeri 4 e 8, né tantomeno dove si trova la 5^ battuta: per me la 5^ battuta è quella dove ci sono i due re da 2/4, immediatamente prima dei due mi da 2/4 di cui il secondo legato al mi da 2/4 della battuta successiva. Non capisco cosa significa quel 5 in grassetto posto in mezzo al 4 e all8 fra parentesi. Ma per ora lasciamo perdere.
Premetto che per indicare le pause userò una p che corrisponderà a una pausa da 1/4; quindi, quando la pausa sarà più lunga userò tante p fino a raggiungere i 4/4.

Andiamo a incominciare. Io leggo, battuta per battuta:

pppp
pp-p-fa
mi-re-do-re
re-e re-mi
re-e re-e
mi-i mi-i (qui c'è una legatura di valore, quindi il mi-i della battuta successiva non lo leggo)
legatura - mi - mi (nuova legatura, come sopra)
legatura re - do - re
pppp
re-e re-e
fa-fa-fa-fa
mi-mi-mi-mi

E' giusto?
Ciao Pasquale,
in attesa di Magic,
ti do qualche commento, riprendendo anche un tuo del precedente 3d.

".. Ma quando, nel 3651, i brani diventeranno più complessi?..."

i brani diventeranno + complessi a cominciare dal prossimo... quindi gradatamente li leggerai seguendo le regole della corretta suddivisione che hai cominciato a capire, anzi hai già capito...
Cosa ti interessa del 3651?...devi leggere oggi la partiitura del "Clavicembalo ben temperato di Bach"?...no... nel 3651 il tuo bagaglio tecnico cognitivo sarà adeguato alle necessità di quell'epoca... :mrgreen:

veniamo al solfeggio di questo 3d..

nelle battute con legature, cosa intendi per "...non leggo mi-i..."?

non devi leggere Mi-i poichè è legato ma devi allungare la durata del primo mi di altri 2 colpi/movimenti cioè ....Mi-i-i-i se la canti senti la legatura "Miiii (durata 4/4).

se intendevi questo è giusto...
:okok:
:bye:

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » gio 31 ott 2013, 12:41

Bernardino Sciarretta ha scritto:
veniamo al solfeggio di questo 3d..

nelle battute con legature, cosa intendi per "...non leggo mi-i..."?

non devi leggere Mi-i poichè è legato ma devi allungare la durata del primo mi di altri 2 colpi/movimenti cioè ....Mi-i-i-i se la canti senti la legatura "Miiii (durata 4/4).

se intendevi questo è giusto...
:okok:
:bye:
Sì, intendevo proprio questo. Il fatto è che io sono una capra anche quando provo a spiegare il mio pensiero :oops:

rob_rna
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da rob_rna » sab 02 nov 2013, 02:43

Pasquale Mamone ha scritto:Scusate, probabilmente sono logorroico e abuso del forum, ma ho bisogno di un aiuto.

Il mio Maestro, visto che mia moglie ha frequentato il conservatorio e ha anche conseguito il diploma di solfeggio, mi ha consigliato di farmi seguire da lei per il solfeggio.

Solo che mi confondo. Mi spiego meglio. Immaginiamo un tempo di 4/4, in chiave di Sol, e che nella prima battuta ci siano quattro semiminime: Mi, Sol, Si, Re. Mia moglie, usando anche la mano destra che va su, a destra, a sinistra e in basso (sembra che sta benedicendo qualcuno) solfeggia così: Mi-i, So-ol Si-i, Re-e.

Non mi passa neanche per la testa di contestare questo modo di solfeggiare, solo che mi confondo. Infatti, mi sembra di avere a che fare non con quattro semiminime, ma con quattro coppie di crome. Se solfeggio io, mi aiuto battendo il tempo con la mano sulla coscia, e per ogni colpo pronuncio una nota: Mi-Sol-Si-Re. Questo perché se in una ipotetica misura successiva ci fossero realmente quattro coppie di crome con le stesse note io, sempre battendo il tempo sulla coscia, solfeggerei così: Mi-Mi, Sol-Sol, Si-Si, Re-Re.

In questo modo non distinguo la differenza, e quando vado a trasportare sulla tastiera le quattro note, nella prima battuta sono portato a suonare otto note e non quattro.
Fermo restando che non mi passa neanche per la testa di contestare quello che dice mia moglie (lei sa suonare e io no, lei sa solfeggiare e io no) come posso ovviare a questa confusione?

Spero di essere stato chiaro

Allora, penso di aver capito il tuo problema e spero di riuscire a venirti incontro con un po’ di personale immaginazione (ovviamente si potrebbe ricorrere ad infiniti altri schemi).

Sai cos’è una curva sinusoidale? Sicuramente sì; comunque consentimi di spiegarla anche per chi non la conosce, e anche in funzione della spiegazione che tento di darti:

fai una linea retta su un foglio di carta lunga a piacere. Poi prendi su questa linea un punto A, possibilmente in prossimità dell’estremità di sinistra della linea (non necessariamente all’inizio). Traccia a partire da questo punto (da sinistra a destra e dal basso in alto) una linea curva a mo’ di onde di mare. Sali, raggiungi il vertice della prima onda e poi scendi fino a toccare di nuovo la linea retta in un punto B; riparti da questo punto, raggiungi un massimo e scendi facendo una seconda onda (uguale alla precedente) fino a toccare di nuovo la retta in un punto C, e via di seguito. Immagina di fare ogni onda in un secondo di tempo (cioè impieghi un secondo dal punto A al punto B, un secondo dal punto B al punto C, e via di seguito).

Immagina ora che ogni onda della sinusoide “visualizzi” il suono di una semiminima. Immagina ancora di dover solfeggiare quattro semiminime tipo DO, RE, Mi e FA mentre disegni il tracciato in quattro secondi con onde che iniziano nei punti A, B, C e D terminando in un punto E. Ecco come farai: pronuncia il nome della prima nota (il Do) appena inizi il tracciato nel punto A, in modo assolutamente lineare senza accentare la lettera “o” (senza dire Do-o perché si potrebbe immaginare un doppio suono legato), ma soltanto mantenendola in modo lineare fino al punto B; appena arrivi al punto B (quindi sulla linea di base) termina il DO e pronuncia il RE, mantenendo la lettera “e” in modo lineare senza rinforzarla (tipo Re-e, per lo stesso motivo di prima) fino all’inizio dell’onda successiva (punto C); al punto C termina il RE e inizia il MI, anche questo in modo lineare fino al punto D; nel punto D inizia il FA fino al punto E e qui ti fermi.

Morale della storia: è assolutamente artificioso (e fuorviante) solfeggiare un DO semiminima in Do-o, accentuando la seconda “o”, come se si trattasse di dividere questa semiminima espressivamente in due crome legate con rinforzo sulla seconda. Non è scritto in nessuna parte e non ha senso alcuno! Il suono naturale è e dev’essere assolutamente lineare, specie a livello didattico. E’ vero che si fa comunemente, ma è una forzatura che prelude alla suddivisione secondaria in crome che il principiante non conosce affatto. Confonde l’orecchio all’allievo, ed egli può percepire legittimamente questo rinforzo come un secondo suono. Se una chitarra o un pianoforte suonano quelle quattro semiminime, escono dei suoni senza alcun rinforzo che durano quanto devono durare, e in modo assolutamente lineare, con tanto di attacco e decadimento naturale.

Non è scritto da nessuna parte che iniziando con il Do dal punto A, si debba rinforzare la “o” quando raggiungo il vertice della prima onda, oppure la “e” del RE quando raggiungo il vertice della seconda onda, la “i” del MI quando raggiungo il vertice della terza onda e la “a” del FA quando raggiungo il vertice della quarta onda.

Se scrivi queste quattro semiminime sul pentagramma di un’applicazione qualsiasi tipo Finale, Sibelius, MuseScore o altro e fai partire un metronomo dopo aver detto al programma di suonare queste note, che so con il violino, vedrai che usciranno quattro suoni lineari senza rinforzo alcuno e rigorosamente tutti della stessa durata.

Spero di esserti stato utile.

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » sab 02 nov 2013, 09:00

rob_rna ha scritto:
Pasquale Mamone ha scritto:Scusate, probabilmente sono logorroico e abuso del forum, ma ho bisogno di un aiuto.

Il mio Maestro, visto che mia moglie ha frequentato il conservatorio e ha anche conseguito il diploma di solfeggio, mi ha consigliato di farmi seguire da lei per il solfeggio.

Solo che mi confondo. Mi spiego meglio. Immaginiamo un tempo di 4/4, in chiave di Sol, e che nella prima battuta ci siano quattro semiminime: Mi, Sol, Si, Re. Mia moglie, usando anche la mano destra che va su, a destra, a sinistra e in basso (sembra che sta benedicendo qualcuno) solfeggia così: Mi-i, So-ol Si-i, Re-e.

Non mi passa neanche per la testa di contestare questo modo di solfeggiare, solo che mi confondo. Infatti, mi sembra di avere a che fare non con quattro semiminime, ma con quattro coppie di crome. Se solfeggio io, mi aiuto battendo il tempo con la mano sulla coscia, e per ogni colpo pronuncio una nota: Mi-Sol-Si-Re. Questo perché se in una ipotetica misura successiva ci fossero realmente quattro coppie di crome con le stesse note io, sempre battendo il tempo sulla coscia, solfeggerei così: Mi-Mi, Sol-Sol, Si-Si, Re-Re.

In questo modo non distinguo la differenza, e quando vado a trasportare sulla tastiera le quattro note, nella prima battuta sono portato a suonare otto note e non quattro.
Fermo restando che non mi passa neanche per la testa di contestare quello che dice mia moglie (lei sa suonare e io no, lei sa solfeggiare e io no) come posso ovviare a questa confusione?

Spero di essere stato chiaro

Allora, penso di aver capito il tuo problema e spero di riuscire a venirti incontro con un po’ di personale immaginazione (ovviamente si potrebbe ricorrere ad infiniti altri schemi).

Sai cos’è una curva sinusoidale? Sicuramente sì; comunque consentimi di spiegarla anche per chi non la conosce, e anche in funzione della spiegazione che tento di darti:

fai una linea retta su un foglio di carta lunga a piacere. Poi prendi su questa linea un punto A, possibilmente in prossimità dell’estremità di sinistra della linea (non necessariamente all’inizio). Traccia a partire da questo punto (da sinistra a destra e dal basso in alto) una linea curva a mo’ di onde di mare. Sali, raggiungi il vertice della prima onda e poi scendi fino a toccare di nuovo la linea retta in un punto B; riparti da questo punto, raggiungi un massimo e scendi facendo una seconda onda (uguale alla precedente) fino a toccare di nuovo la retta in un punto C, e via di seguito. Immagina di fare ogni onda in un secondo di tempo (cioè impieghi un secondo dal punto A al punto B, un secondo dal punto B al punto C, e via di seguito).

Immagina ora che ogni onda della sinusoide “visualizzi” il suono di una semiminima. Immagina ancora di dover solfeggiare quattro semiminime tipo DO, RE, Mi e FA mentre disegni il tracciato in quattro secondi con onde che iniziano nei punti A, B, C e D terminando in un punto E. Ecco come farai: pronuncia il nome della prima nota (il Do) appena inizi il tracciato nel punto A, in modo assolutamente lineare senza accentare la lettera “o” (senza dire Do-o perché si potrebbe immaginare un doppio suono legato), ma soltanto mantenendola in modo lineare fino al punto B; appena arrivi al punto B (quindi sulla linea di base) termina il DO e pronuncia il RE, mantenendo la lettera “e” in modo lineare senza rinforzarla (tipo Re-e, per lo stesso motivo di prima) fino all’inizio dell’onda successiva (punto C); al punto C termina il RE e inizia il MI, anche questo in modo lineare fino al punto D; nel punto D inizia il FA fino al punto E e qui ti fermi.

Morale della storia: è assolutamente artificioso (e fuorviante) solfeggiare un DO semiminima in Do-o, accentuando la seconda “o”, come se si trattasse di dividere questa semiminima espressivamente in due crome legate con rinforzo sulla seconda. Non è scritto in nessuna parte e non ha senso alcuno! Il suono naturale è e dev’essere assolutamente lineare, specie a livello didattico. E’ vero che si fa comunemente, ma è una forzatura che prelude alla suddivisione secondaria in crome che il principiante non conosce affatto. Confonde l’orecchio all’allievo, ed egli può percepire legittimamente questo rinforzo come un secondo suono. Se una chitarra o un pianoforte suonano quelle quattro semiminime, escono dei suoni senza alcun rinforzo che durano quanto devono durare, e in modo assolutamente lineare, con tanto di attacco e decadimento naturale.

Non è scritto da nessuna parte che iniziando con il Do dal punto A, si debba rinforzare la “o” quando raggiungo il vertice della prima onda, oppure la “e” del RE quando raggiungo il vertice della seconda onda, la “i” del MI quando raggiungo il vertice della terza onda e la “a” del FA quando raggiungo il vertice della quarta onda.

Se scrivi queste quattro semiminime sul pentagramma di un’applicazione qualsiasi tipo Finale, Sibelius, MuseScore o altro e fai partire un metronomo dopo aver detto al programma di suonare queste note, che so con il violino, vedrai che usciranno quattro suoni lineari senza rinforzo alcuno e rigorosamente tutti della stessa durata.

Spero di esserti stato utile.
Mi sei stato utilissimo e ti ringrazio. Fra parentesi, la spiegazione della curva sinusoidale vale anche per me, che sono appassionato di matematica ma con una cultura specifica molto elementare.

Io infatti solfeggio (si fa per dire...) nel modo che hai indicato tu. Quanto deve durare una nota me lo costruisco in testa, basandomi sul tempo dello spartito (per intenderci, quando all'inizio c'è il simbolo dalla nota da 1/4 = 72 o 68, o 44, o 120, o quello che vuoi tu). Ma una semiminima per me è una sola nota, che deve durare 1/4 della battuta.
Ora, è vero che il corretto modo di solfeggiare prevede quello che mi dice mia moglie, ma io mi confondo, proprio perché sono un principiante. In pratica, se l'intera battuta deve durare, poniamo, 12 secondi e nella battuta ci sono 4 note da 1/4 (senza punti o legature, quattro semiminime pure) io so nella mia testa che ciascuna nota deve durare 3 secondi e mentalmente mi predispongo a seguire quella sequenza.

Forse ho scatenato una tempesta in un bicchier d'acqua, ma quello che mi confonde è questo: se io, correttamente, devo solfeggiare quattro semiminime Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, quando troverò 8 crome (Do-Si, Re-La, Sol-Sol, Si-Do) come farò a solfeggiare, mantenendo quella struttura Do-o, Re-e e via discorrendo?
Mi verrebbe da dire: Do-o-Si-i,Re-e-La-a, So-ol-So-ol, Si-i-Do-o. Lo so, è sbagliata la mia impressione, ma mi pare che le note da 8 diventano 16.

Ripeto, è la dimostrazione che io sono una capra, ma non riesco a venire a capo di questa impostazione sbagliata (la mia, intendo).
Comunque, grazie a tutti per i consigli.

rob_rna
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da rob_rna » sab 02 nov 2013, 11:06

Caro Pasquale Mamone,

mi hai detto:

"Mi sei stato utilissimo e ti ringrazio. Fra parentesi, la spiegazione della curva sinusoidale vale anche per me, che sono appassionato di matematica ma con una cultura specifica molto elementare.

Io infatti solfeggio (si fa per dire...) nel modo che hai indicato tu. Quanto deve durare una nota me lo costruisco in testa, basandomi sul tempo dello spartito (per intenderci, quando all'inizio c'è il simbolo dalla nota da 1/4 = 72 o 68, o 44, o 120, o quello che vuoi tu). Ma una semiminima per me è una sola nota, che deve durare 1/4 della battuta.
Ora, è vero che il corretto modo di solfeggiare prevede quello che mi dice mia moglie, ma io mi confondo, proprio perché sono un principiante. In pratica, se l'intera battuta deve durare, poniamo, 12 secondi e nella battuta ci sono 4 note da 1/4 (senza punti o legature, quattro semiminime pure) io so nella mia testa che ciascuna nota deve durare 3 secondi e mentalmente mi predispongo a seguire quella sequenza.

Forse ho scatenato una tempesta in un bicchier d'acqua, ma quello che mi confonde è questo: se io, correttamente, devo solfeggiare quattro semiminime Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, quando troverò 8 crome (Do-Si, Re-La, Sol-Sol, Si-Do) come farò a solfeggiare, mantenendo quella struttura Do-o, Re-e e via discorrendo?
Mi verrebbe da dire: Do-o-Si-i,Re-e-La-a, So-ol-So-ol, Si-i-Do-o. Lo so, è sbagliata la mia impressione, ma mi pare che le note da 8 diventano 16.

Ripeto, è la dimostrazione che io sono una capra, ma non riesco a venire a capo di questa impostazione sbagliata (la mia, intendo).
Comunque, grazie a tutti per i consigli."


Mi dispiace contraddire la tua cara moglie, che avrà pure tutti i meriti musicali di questo mondo e tutto il diritto di dire cose che ha imparato al conservatorio da maestri qualificati. Il problema è che quel modo di solfeggiare è vecchio e superato, e da un punto di vista didattico e strumentale assolutamente sbagliato! Non si deve insegnare il solfeggio in quel modo. Si possono fare tutti i movimenti delle mani che si vogliono ma non si deve rinforzare il suono di una semiminima, sdoppiandola e mantenendola unica allo stesso tempo (un ossimoro linguistico e musicale), con un rinforzo sul secondo ottavo.

Commento le tue parole (scritte in corsivo) con mie risposte (indicate con la lettera R)


“infatti solfeggio (si fa per dire...) nel modo che hai indicato tu.”


R.: NON SI FA PER DIRE! Il senso della scansione della nota a livello mentale è questo e non ce ne sono altri! Non si deve dire Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a; tutto qui, Questo dondolamento è artificioso, innaturale e assolutamente NON ESEGUITO da nessun musicista che suona un qualsiasi strumento. Una volta si insegnava così (e tanti insegnano ancora col vecchio sistema, ma è assolutamente innaturale e fuori luogo).

“ Ma una semiminima per me è una sola nota, che deve durare 1/4 della battuta.”

R.: infatti, è una sola nota, è un solo suono, ed è senza rinforzo alcuno; a meno che su uno spartito non sia indicato il segno espressivo del crescendo e diminuendo sulla stessa nota (ma questo è un altro discorso, e comunque anche questo si dovrebbe eseguire in modo diverso).

“Ora, è vero che il corretto modo di solfeggiare prevede quello che mi dice mia moglie”

R.: tu pensi onestamente che quello è il modo corretto, ma non lo è affatto! Quello che hanno detto a tua moglie è stato detto a generazioni di musicisti. Non è deleterio di per sé; semplicemente prelude alla successiva suddivisione in crome. Seguendo questo criterio nulla vieterebbe di rinforzare una semiminima quattro volte preludendo alla suddivisione in semicrome. Ma sono tutte forzature innaturali che si allontanano dalla musica suonata e quindi sono SBAGLIATE!

“se io, correttamente, devo solfeggiare quattro semiminime Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, quando troverò 8 crome (Do-Si, Re-La, Sol-Sol, Si-Do) come farò a solfeggiare, mantenendo quella struttura Do-o, Re-e e via discorrendo?”

R.:la risposta è semplice: stai solfeggiando in modo sbagliato, o meglio stai solfeggiando lontano dalla musica reale. Nessun musicista esegue quelle note così, su nessuno strumento. E se il solfeggio serve a suonare correttamente, non possiamo solfeggiare in modo scorretto. Ribadisco sempre le stesse cose, ma le iterazioni non sono mai troppe se servono a fissare in modo inequivocabile un concetto.

"Ripeto, è la dimostrazione che io sono una capra, ma non riesco a venire a capo di questa impostazione sbagliata (la mia, intendo)."
R.: NON SEI una capra; altrimenti sono capre tutti quelli che leggono e suonano quelle semiminime senza scansionare e rinforzarle (chitarristi, pianisti, violinisti, tastiere elettroniche che suonano note salvate, computer, Sibelius, Finale e via di seguito). Quando qualcuno solfeggia rinforzando in due parti le semimine, fategli eseguire la stessa sequenza di note sulla chitarra o sul pianoforte o su qualsiasi altro strumento: capirà in modo naturale, da solo, che quello che fa a voce è del tutto diverso da quello che poi esegue sullo strumento. Più semplice di così…

un caro saluto a te e a tua moglie; avere vicino una persona cara che conosce la musica è sempre una fortuna invidiabile.

rob_rna

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » sab 02 nov 2013, 13:23

rob_rna ha scritto:Caro Pasquale Mamone,

mi hai detto:

"Mi sei stato utilissimo e ti ringrazio. Fra parentesi, la spiegazione della curva sinusoidale vale anche per me, che sono appassionato di matematica ma con una cultura specifica molto elementare.

Io infatti solfeggio (si fa per dire...) nel modo che hai indicato tu. Quanto deve durare una nota me lo costruisco in testa, basandomi sul tempo dello spartito (per intenderci, quando all'inizio c'è il simbolo dalla nota da 1/4 = 72 o 68, o 44, o 120, o quello che vuoi tu). Ma una semiminima per me è una sola nota, che deve durare 1/4 della battuta.
Ora, è vero che il corretto modo di solfeggiare prevede quello che mi dice mia moglie, ma io mi confondo, proprio perché sono un principiante. In pratica, se l'intera battuta deve durare, poniamo, 12 secondi e nella battuta ci sono 4 note da 1/4 (senza punti o legature, quattro semiminime pure) io so nella mia testa che ciascuna nota deve durare 3 secondi e mentalmente mi predispongo a seguire quella sequenza.

Forse ho scatenato una tempesta in un bicchier d'acqua, ma quello che mi confonde è questo: se io, correttamente, devo solfeggiare quattro semiminime Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, quando troverò 8 crome (Do-Si, Re-La, Sol-Sol, Si-Do) come farò a solfeggiare, mantenendo quella struttura Do-o, Re-e e via discorrendo?
Mi verrebbe da dire: Do-o-Si-i,Re-e-La-a, So-ol-So-ol, Si-i-Do-o. Lo so, è sbagliata la mia impressione, ma mi pare che le note da 8 diventano 16.

Ripeto, è la dimostrazione che io sono una capra, ma non riesco a venire a capo di questa impostazione sbagliata (la mia, intendo).
Comunque, grazie a tutti per i consigli."


Mi dispiace contraddire la tua cara moglie, che avrà pure tutti i meriti musicali di questo mondo e tutto il diritto di dire cose che ha imparato al conservatorio da maestri qualificati. Il problema è che quel modo di solfeggiare è vecchio e superato, e da un punto di vista didattico e strumentale assolutamente sbagliato! Non si deve insegnare il solfeggio in quel modo. Si possono fare tutti i movimenti delle mani che si vogliono ma non si deve rinforzare il suono di una semiminima, sdoppiandola e mantenendola unica allo stesso tempo (un ossimoro linguistico e musicale), con un rinforzo sul secondo ottavo.

Commento le tue parole (scritte in corsivo) con mie risposte (indicate con la lettera R)


“infatti solfeggio (si fa per dire...) nel modo che hai indicato tu.”


R.: NON SI FA PER DIRE! Il senso della scansione della nota a livello mentale è questo e non ce ne sono altri! Non si deve dire Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a; tutto qui, Questo dondolamento è artificioso, innaturale e assolutamente NON ESEGUITO da nessun musicista che suona un qualsiasi strumento. Una volta si insegnava così (e tanti insegnano ancora col vecchio sistema, ma è assolutamente innaturale e fuori luogo).

“ Ma una semiminima per me è una sola nota, che deve durare 1/4 della battuta.”

R.: infatti, è una sola nota, è un solo suono, ed è senza rinforzo alcuno; a meno che su uno spartito non sia indicato il segno espressivo del crescendo e diminuendo sulla stessa nota (ma questo è un altro discorso, e comunque anche questo si dovrebbe eseguire in modo diverso).

“Ora, è vero che il corretto modo di solfeggiare prevede quello che mi dice mia moglie”

R.: tu pensi onestamente che quello è il modo corretto, ma non lo è affatto! Quello che hanno detto a tua moglie è stato detto a generazioni di musicisti. Non è deleterio di per sé; semplicemente prelude alla successiva suddivisione in crome. Seguendo questo criterio nulla vieterebbe di rinforzare una semiminima quattro volte preludendo alla suddivisione in semicrome. Ma sono tutte forzature innaturali che si allontanano dalla musica suonata e quindi sono SBAGLIATE!

“se io, correttamente, devo solfeggiare quattro semiminime Do-o, Re-e, Mi-i, Fa-a, quando troverò 8 crome (Do-Si, Re-La, Sol-Sol, Si-Do) come farò a solfeggiare, mantenendo quella struttura Do-o, Re-e e via discorrendo?”

R.:la risposta è semplice: stai solfeggiando in modo sbagliato, o meglio stai solfeggiando lontano dalla musica reale. Nessun musicista esegue quelle note così, su nessuno strumento. E se il solfeggio serve a suonare correttamente, non possiamo solfeggiare in modo scorretto. Ribadisco sempre le stesse cose, ma le iterazioni non sono mai troppe se servono a fissare in modo inequivocabile un concetto.

"Ripeto, è la dimostrazione che io sono una capra, ma non riesco a venire a capo di questa impostazione sbagliata (la mia, intendo)."
R.: NON SEI una capra; altrimenti sono capre tutti quelli che leggono e suonano quelle semiminime senza scansionare e rinforzarle (chitarristi, pianisti, violinisti, tastiere elettroniche che suonano note salvate, computer, Sibelius, Finale e via di seguito). Quando qualcuno solfeggia rinforzando in due parti le semimine, fategli eseguire la stessa sequenza di note sulla chitarra o sul pianoforte o su qualsiasi altro strumento: capirà in modo naturale, da solo, che quello che fa a voce è del tutto diverso da quello che poi esegue sullo strumento. Più semplice di così…

un caro saluto a te e a tua moglie; avere vicino una persona cara che conosce la musica è sempre una fortuna invidiabile.

rob_rna
Il tuo post mi ha rincuorato, e ti ringrazio.

Premettiamo che io sono un principiante, animato da tanta passione e da tanta voglia di imparare, ma resto comunque un principiante.
Le tue spiegazioni, come dicevo, mi rincuorano. Perché io sullo spartito vedo un certo numero di note per ogni battuta. Sono in grado di riconoscere il valore di ciascuna nota, riconosco se ci sono alterazioni, tengo conto di punti e legature. Non sono ancora capace di collegare esattamente la nota al tasto, e faccio anche fatica a riconoscere immediatamente di che nota si tratta, soprattutto se parliamo di tagli addizionali, ma questo è un altro discorso, col tempo imparerò. Al momento (mi vergogno a dirlo...) mi aiuto con l'intavolatura, spero di sganciarmi al più presto possibile.

E' vero, forse non sono del tutto una capra (una capretta? :D ), ma rivolgendomi a chi ritengo ne sappia più di me ecco che succedono i guai.
Ma mi pare di capire che anche col metodo che uso io si ottiene lo stesso risultato: se la nota è da 1/4 durerà il doppio di una nota da 1/8 e due crome andranno suonate nello stesso tempo di una semiminima. E via discorrendo.

Grazie per l'aiuto, soprattutto psicologico.

P.S. Ho comprato il Bona. Non è che c'è un altro libro di solfeggio che sia impostato secondo i tuoi consigli?

rob_rna
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da rob_rna » sab 02 nov 2013, 15:44

Caro Pasquale Mamone,

mi fa piacere che abbia trovato un po’ di sostegno psicologico da quello che ti ho detto; a pensarci bene, considerando poi la chitarra, ne abbiamo bisogno un po’ tutti, chi più chi meno; è facile strimpellarla alla buona ma è difficile farla cantare come si deve, esplorane le infinite possibilità timbriche e polifoniche di cui è ricca. La chitarra è uno strumento affascinante, intimo e direi quasi misterioso; sembra star lì, seminascosta, aspettando il cuore generoso e mani abili di chi ne sappia valorizzare le virtù gelosamente riposte in chissà quali scrigni. Su un pianoforte puoi eseguire una facilissima melodia in pochissimo tempo in modo pulito, con minimo sforzo. Sulla chitarra ci vuole tempo e fatica già per cavare una sola nota dal bel timbro e dal bel volume (ricordo sempre il famoso libricino “El dilema del sonido en la guitarra” del grande E. Pujol, che la dice molto lunga al riguardo). Siamo sempre costretti a dover costruire letteralmente con le mani la musica che leggiamo, Perché tra la punta delle nostre dita e le corde non c’è assolutamente nulla al di fuori del nostro orecchio e della nostra sensibilità. Dobbiamo stare sempre attenti a ogni sfumatura e ogni dettaglio tecnico: come fosse una persona bellissima ma un po’ snob e un po’ vanitosa, la chitarra dispensa sempre pessimi risultati a chi la tratta con superficialità e senza passione. Ma se si accorge del nostro impegno e della nostra continuità non tarderà a regalaci le più grandi soddisfazioni che meritiamo.

Quanto al solfeggio, pure importante di per sé, è sempre qualcosa di ostico che rischia di non stare né in cielo né in terra se non è contestualizzato con la musica suonata. Quando andiamo a scuola e impariamo a leggere e scrivere in prima elementare, già sappiamo usare le principali parole della lingua e ci facciamo capire molto bene dai nostri cari. Se non sapessimo fare questo le parole scritte sarebbero dei segni senza senso. La stessa cosa vale per il solfeggio. Il suono, come le parole parlate, vengono sempre prima della scrittura. Chiunque di noi, a meno che non sia stonato come una campana, sa cantare una facile melodia e capisce che alcuni suoni sono più acuti o più bassi, più lunghi o più corti di altri. Anche storicamente è così: prima viene il canto, poi gli strumenti, poi la musica scritta.
Solo che suonare uno strumento è un po’ diverso. Mentre quando nasciamo i nostri genitori ci insegnano a parlare, la stessa cosa non accade con questo strumento. Quindi dobbiamo imparare la musica scritta e lo strumento entrambi da zero. Come se a sei anni ti dicessero per la prima volta “mamma” indicandoti contemporaneamente tua madre e la parola “mamma” scritta su un quaderno.

Non resta che fare una cosa: imparare il minimo solfeggio possibile e le minime prime regole di base dello strumento. Mettere le due cose insieme e vivere la musica scritta come musica suonata: sempre! Si impara quel tanto di solfeggio che si riesce a mettere in pratica, altrimenti il solfeggio non ha senso e diventa di una noia mortale. Certo l’ideale sarebbe un insegnante che ti seguisse passo passo, anzi dito dito, in questa avventura. Ma ci sono tante piccole scappatoie. Tua moglie conosce il solfeggio, e già questo è molto. Poi ci sono i corsi in linea, i tanti consigli di questo forum o quelli sparsi qua e là sul web, con esecuzioni dal vivo che dicono a volte molto più di mille parole. Ci sono libri e manuali per tutti i gusti. Ci sono fantastici programmi di scrittura musicale per PC che fanno cose straordinarie: ti mostrano un pentagramma vuoto, ci inserisci le più facili figure musicali, una qualsiasi melodia, un qualsiasi esercizio prelevato da un manuale di solfeggio; avvii un metronomo incorporato, con un tempo e una velocità a piacere, fai clic su un Play, e ti eseguono tutta la musica inserita, quante volte vuoi (Sibelius, Finale, Vivaldi, MuseScore (questo gratuito), per citare i più conosciuti). Io uso una tastierina elettronica dove inserisco piccole melodie che poi possono essere richiamate, nota per nota, con un tasto speciale e con un solo dito. L’allievo preme questo tasto (mentre io batto il tempo) e senza sapere nulla del nome delle note e pause, se non la sola durata, inizia subito a fare pratica con la lettura ritmica dello spartito; solfeggio ritmico “suonato”, molto gratificante. Presto vuole fare la stessa cosa con la chitarra.

PS: non ti svalorizzare mai quando non sai una cosa o non la capisci! Ci sarà sempre il modo per venire a capo di qualsiasi problema.

Cordialmente

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Magic Guitar
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Magic Guitar » sab 02 nov 2013, 15:54

rob_rna ha scritto:Caro Pasquale Mamone,

mi fa piacere che abbia trovato un po’ di sostegno psicologico da quello che ti ho detto; a pensarci bene, considerando poi la chitarra, ne abbiamo bisogno un po’ tutti, chi più chi meno; è facile strimpellarla alla buona ma è difficile farla cantare come si deve, esplorane le infinite possibilità timbriche e polifoniche di cui è ricca. La chitarra è uno strumento affascinante, intimo e direi quasi misterioso; sembra star lì, seminascosta, aspettando il cuore generoso e mani abili di chi ne sappia valorizzare le virtù gelosamente riposte in chissà quali scrigni. Su un pianoforte puoi eseguire una facilissima melodia in pochissimo tempo in modo pulito, con minimo sforzo. Sulla chitarra ci vuole tempo e fatica già per cavare una sola nota dal bel timbro e dal bel volume (ricordo sempre il famoso libricino “El dilema del sonido en la guitarra” del grande E. Pujol, che la dice molto lunga al riguardo). Siamo sempre costretti a dover costruire letteralmente con le mani la musica che leggiamo, Perché tra la punta delle nostre dita e le corde non c’è assolutamente nulla al di fuori del nostro orecchio e della nostra sensibilità. Dobbiamo stare sempre attenti a ogni sfumatura e ogni dettaglio tecnico: come fosse una persona bellissima ma un po’ snob e un po’ vanitosa, la chitarra dispensa sempre pessimi risultati a chi la tratta con superficialità e senza passione. Ma se si accorge del nostro impegno e della nostra continuità non tarderà a regalaci le più grandi soddisfazioni che meritiamo.

Quanto al solfeggio, pure importante di per sé, è sempre qualcosa di ostico che rischia di non stare né in cielo né in terra se non è contestualizzato con la musica suonata. Quando andiamo a scuola e impariamo a leggere e scrivere in prima elementare, già sappiamo usare le principali parole della lingua e ci facciamo capire molto bene dai nostri cari. Se non sapessimo fare questo le parole scritte sarebbero dei segni senza senso. La stessa cosa vale per il solfeggio. Il suono, come le parole parlate, vengono sempre prima della scrittura. Chiunque di noi, a meno che non sia stonato come una campana, sa cantare una facile melodia e capisce che alcuni suoni sono più acuti o più bassi, più lunghi o più corti di altri. Anche storicamente è così: prima viene il canto, poi gli strumenti, poi la musica scritta.
Solo che suonare uno strumento è un po’ diverso. Mentre quando nasciamo i nostri genitori ci insegnano a parlare, la stessa cosa non accade con questo strumento. Quindi dobbiamo imparare la musica scritta e lo strumento entrambi da zero. Come se a sei anni ti dicessero per la prima volta “mamma” indicandoti contemporaneamente tua madre e la parola “mamma” scritta su un quaderno.

Non resta che fare una cosa: imparare il minimo solfeggio possibile e le minime prime regole di base dello strumento. Mettere le due cose insieme e vivere la musica scritta come musica suonata: sempre! Si impara quel tanto di solfeggio che si riesce a mettere in pratica, altrimenti il solfeggio non ha senso e diventa di una noia mortale. Certo l’ideale sarebbe un insegnante che ti seguisse passo passo, anzi dito dito, in questa avventura. Ma ci sono tante piccole scappatoie. Tua moglie conosce il solfeggio, e già questo è molto. Poi ci sono i corsi in linea, i tanti consigli di questo forum o quelli sparsi qua e là sul web, con esecuzioni dal vivo che dicono a volte molto più di mille parole. Ci sono libri e manuali per tutti i gusti. Ci sono fantastici programmi di scrittura musicale per PC che fanno cose straordinarie: ti mostrano un pentagramma vuoto, ci inserisci le più facili figure musicali, una qualsiasi melodia, un qualsiasi esercizio prelevato da un manuale di solfeggio; avvii un metronomo incorporato, con un tempo e una velocità a piacere, fai clic su un Play, e ti eseguono tutta la musica inserita, quante volte vuoi (Sibelius, Finale, Vivaldi, MuseScore (questo gratuito), per citare i più conosciuti). Io uso una tastierina elettronica dove inserisco piccole melodie che poi possono essere richiamate, nota per nota, con un tasto speciale e con un solo dito. L’allievo preme questo tasto (mentre io batto il tempo) e senza sapere nulla del nome delle note e pause, se non la sola durata, inizia subito a fare pratica con la lettura ritmica dello spartito; solfeggio ritmico “suonato”, molto gratificante. Presto vuole fare la stessa cosa con la chitarra.

PS: non ti svalorizzare mai quando non sai una cosa o non la capisci! Ci sarà sempre il modo per venire a capo di qualsiasi problema.

Cordialmente
Bravo bravo bravo !!!! :applauso:

Quante verità in una sola volta.

:bye:
Ferdinando Bonapace

rob_rna
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da rob_rna » sab 02 nov 2013, 16:04

Magic Guitar ha scritto:
....
....

Bravo bravo bravo !!!! :applauso:

Quante verità in una sola volta.

:bye:
Bontà tua Magic Guitar (alias Ferdinando Bonapace), un grazie di cuore e un caro saluto.

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » sab 02 nov 2013, 16:39

rob_rna ha scritto:Caro Pasquale Mamone,

mi fa piacere che abbia trovato un po’ di sostegno psicologico da quello che ti ho detto; a pensarci bene, considerando poi la chitarra, ne abbiamo bisogno un po’ tutti, chi più chi meno; è facile strimpellarla alla buona ma è difficile farla cantare come si deve, esplorane le infinite possibilità timbriche e polifoniche di cui è ricca. La chitarra è uno strumento affascinante, intimo e direi quasi misterioso; sembra star lì, seminascosta, aspettando il cuore generoso e mani abili di chi ne sappia valorizzare le virtù gelosamente riposte in chissà quali scrigni. Su un pianoforte puoi eseguire una facilissima melodia in pochissimo tempo in modo pulito, con minimo sforzo. Sulla chitarra ci vuole tempo e fatica già per cavare una sola nota dal bel timbro e dal bel volume (ricordo sempre il famoso libricino “El dilema del sonido en la guitarra” del grande E. Pujol, che la dice molto lunga al riguardo). Siamo sempre costretti a dover costruire letteralmente con le mani la musica che leggiamo, Perché tra la punta delle nostre dita e le corde non c’è assolutamente nulla al di fuori del nostro orecchio e della nostra sensibilità. Dobbiamo stare sempre attenti a ogni sfumatura e ogni dettaglio tecnico: come fosse una persona bellissima ma un po’ snob e un po’ vanitosa, la chitarra dispensa sempre pessimi risultati a chi la tratta con superficialità e senza passione. Ma se si accorge del nostro impegno e della nostra continuità non tarderà a regalaci le più grandi soddisfazioni che meritiamo.

Quanto al solfeggio, pure importante di per sé, è sempre qualcosa di ostico che rischia di non stare né in cielo né in terra se non è contestualizzato con la musica suonata. Quando andiamo a scuola e impariamo a leggere e scrivere in prima elementare, già sappiamo usare le principali parole della lingua e ci facciamo capire molto bene dai nostri cari. Se non sapessimo fare questo le parole scritte sarebbero dei segni senza senso. La stessa cosa vale per il solfeggio. Il suono, come le parole parlate, vengono sempre prima della scrittura. Chiunque di noi, a meno che non sia stonato come una campana, sa cantare una facile melodia e capisce che alcuni suoni sono più acuti o più bassi, più lunghi o più corti di altri. Anche storicamente è così: prima viene il canto, poi gli strumenti, poi la musica scritta.
Solo che suonare uno strumento è un po’ diverso. Mentre quando nasciamo i nostri genitori ci insegnano a parlare, la stessa cosa non accade con questo strumento. Quindi dobbiamo imparare la musica scritta e lo strumento entrambi da zero. Come se a sei anni ti dicessero per la prima volta “mamma” indicandoti contemporaneamente tua madre e la parola “mamma” scritta su un quaderno.

Non resta che fare una cosa: imparare il minimo solfeggio possibile e le minime prime regole di base dello strumento. Mettere le due cose insieme e vivere la musica scritta come musica suonata: sempre! Si impara quel tanto di solfeggio che si riesce a mettere in pratica, altrimenti il solfeggio non ha senso e diventa di una noia mortale. Certo l’ideale sarebbe un insegnante che ti seguisse passo passo, anzi dito dito, in questa avventura. Ma ci sono tante piccole scappatoie. Tua moglie conosce il solfeggio, e già questo è molto. Poi ci sono i corsi in linea, i tanti consigli di questo forum o quelli sparsi qua e là sul web, con esecuzioni dal vivo che dicono a volte molto più di mille parole. Ci sono libri e manuali per tutti i gusti. Ci sono fantastici programmi di scrittura musicale per PC che fanno cose straordinarie: ti mostrano un pentagramma vuoto, ci inserisci le più facili figure musicali, una qualsiasi melodia, un qualsiasi esercizio prelevato da un manuale di solfeggio; avvii un metronomo incorporato, con un tempo e una velocità a piacere, fai clic su un Play, e ti eseguono tutta la musica inserita, quante volte vuoi (Sibelius, Finale, Vivaldi, MuseScore (questo gratuito), per citare i più conosciuti). Io uso una tastierina elettronica dove inserisco piccole melodie che poi possono essere richiamate, nota per nota, con un tasto speciale e con un solo dito. L’allievo preme questo tasto (mentre io batto il tempo) e senza sapere nulla del nome delle note e pause, se non la sola durata, inizia subito a fare pratica con la lettura ritmica dello spartito; solfeggio ritmico “suonato”, molto gratificante. Presto vuole fare la stessa cosa con la chitarra.

PS: non ti svalorizzare mai quando non sai una cosa o non la capisci! Ci sarà sempre il modo per venire a capo di qualsiasi problema.

Cordialmente
Grazie. Terrò conto delle tue parole. :bye:

rob_rna
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Iscritto il: lun 28 lug 2008, 11:51

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da rob_rna » dom 03 nov 2013, 18:45

Pasquale Mamone ha scritto: ...
...
P.S. Ho comprato il Bona. Non è che c'è un altro libro di solfeggio che sia impostato secondo i tuoi consigli?

Ti ringrazio per l'apprezzamento dei miei consigli.

Quanto al metodo di solfeggio inteso come supporto cartaceo ci sono diverse opinioni e possibilità:

- c’è chi dice che un musicista debba essere in grado di saper leggere qualsiasi spartito (quindi anche in qualsiasi chiave) e allora propone opere monumentali del tipo Pozzoli in cinque volumi, e non c’è che da dare una paterna benedizione a quanti si cimentano nell’impresa (effettivamente c’è chi deve saper leggere ogni spartito in qualsiasi chiave, ma anche qui i metodi tradizionali dovrebbero essere superati da nuove metodologie)

- c’è chi, più saggiamente tenendo conto degli scopi dell’allievo, propone metodi più modesti tipo il Bona (con tanto di versione in chiave di basso prodotta in tempi più recenti).

Entrambe le opere sono state molto usate ma sono state anche molto criticate. E non ci addentriamo in sterili polemiche o speculazioni sofisticate che lasciano il tempo che trovano.

Di libri ce ne sono tanti, ma servono a tutto e a niente: quello che serve è l’esempio pratico. In realtà esercizi da solfeggiare ce ne sono anche in un buon libro di musica di scuola media. Si può scegliere quello che si vuole. Gli esercizi, specie iniziali, sono tutti simili.
Per passare alla pratica, quello che si deve capire è che bisogna apprendere in due tempi: il primo riguarda la scansione ritmica, la durata delle note per intenderci; il secondo l’altezza delle singole note e quindi la tecnica di realizzazione sullo strumento. A noi qui interessa solo il primo tempo.

Nel solfeggio la cosa più importante è sapere quando una nota o una pausa iniziano, quando terminano e dove cadono i giusti accenti. Punto e basta. Sembra avere scoperto l’acqua calda, ma poi ti accorgi che una semplice semiminima da 1/4 viene eseguita nei modi più diversi, come una croma, come una croma e mezza, una croma e tre quarti, come due crome legate e accentuate, con le più strane intonazioni di voce (figuriamoci poi se parliamo di più note!), e un allievo alle prime armi rischia di mandare tutto al diavolo senza capirci niente; specie poi se questo allievo è scrupoloso e ama la matematica come te e quindi le cose precise. A sostegno di ogni chiarimento è vero che ci sono gli insegnanti capaci e i programmi ad hoc per PC (perfetti e inopinabili), ma resta il fatto che entrambi non sono sempre a portata di mano per un’infinità di motivi.

Ti ho mostrato, quando ho parlato di curva sinusoidale, di uno dei tanti modi per visualizzare le note musicali e ho cercato di farti capire il senso di disorientamento che provi quando qualcuno ti solfeggia le note in un modo che io ritengo assolutamente sbagliato. Ti potrei mostrare altri piccoli stratagemmi, ma non saprei indicarti un libro che insegni la lettura così come farei io caso per caso. Ogni circostanza può suggerire qualcosa di diverso o di nuovo. Quello che ho imparato è che bisogna essere ottimisti e sapere che c’è sempre un modo per venire a capo di ogni dubbio.

Oggi, nei tempi del jazz evoluto e della musica contemporanea sperimentale, con tanti generi musicali che si sono affermati e si sono fusi, con fraseggi ritmici provenienti dai contesti più disparati, il solfeggio dev’essere secondo me molto più snello, e sempre associato allo strumento che si pratica. Con la sola voce si può e si deve fare solo solfeggio ritmico. Quello parlato con le sillabe DO, RE, MI, FA, SOL, LA SI vecchio stile è noiosamente inutile (forse sto diventando troppo eretico...). Andrebbe abolito del tutto o ridotto a piccoli facili contesti di chiarimento o come introduzione contestuale al solo solfeggio cantato. Le frasi da solfeggiare devono essere quelle che un allievo è in grado di eseguire di lì a poco dopo averne imparato l’articolazione metrica di ogni nota e la loro posizione sulla tastiera.

Non ti assillare con solfeggi che non sono alla tua portata di esecuzione. Gli stessi esercizi iniziali della tecnica di uno strumento possono essere visti come piccoli solfeggi. Se vuoi fai pratica strumentale anche con quelli del Bona.
Indipendentemente da tutto, tieni davanti lo schema completo della tastiera, tipo quelli riportati qui

http://it.wikibooks.org/wiki/Chitarra/Studio_del_manico

ti consiglio di lasciare quanto prima la tabulazione che usano certi chitarristi (con tutto il rispetto per questi chitarristi) e imparare con questo schema la posizione delle note se, quando e per quanto ne avrai bisogno.

Un caro saluto.

Pasquale Mamone

Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da Pasquale Mamone » dom 03 nov 2013, 19:42

rob_rna ha scritto:
Pasquale Mamone ha scritto: ...
...
P.S. Ho comprato il Bona. Non è che c'è un altro libro di solfeggio che sia impostato secondo i tuoi consigli?

Ti ringrazio per l'apprezzamento dei miei consigli.

Quanto al metodo di solfeggio inteso come supporto cartaceo ci sono diverse opinioni e possibilità:

- c’è chi dice che un musicista debba essere in grado di saper leggere qualsiasi spartito (quindi anche in qualsiasi chiave) e allora propone opere monumentali del tipo Pozzoli in cinque volumi, e non c’è che da dare una paterna benedizione a quanti si cimentano nell’impresa (effettivamente c’è chi deve saper leggere ogni spartito in qualsiasi chiave, ma anche qui i metodi tradizionali dovrebbero essere superati da nuove metodologie)

- c’è chi, più saggiamente tenendo conto degli scopi dell’allievo, propone metodi più modesti tipo il Bona (con tanto di versione in chiave di basso prodotta in tempi più recenti).

Entrambe le opere sono state molto usate ma sono state anche molto criticate. E non ci addentriamo in sterili polemiche o speculazioni sofisticate che lasciano il tempo che trovano.

Di libri ce ne sono tanti, ma servono a tutto e a niente: quello che serve è l’esempio pratico. In realtà esercizi da solfeggiare ce ne sono anche in un buon libro di musica di scuola media. Si può scegliere quello che si vuole. Gli esercizi, specie iniziali, sono tutti simili.
Per passare alla pratica, quello che si deve capire è che bisogna apprendere in due tempi: il primo riguarda la scansione ritmica, la durata delle note per intenderci; il secondo l’altezza delle singole note e quindi la tecnica di realizzazione sullo strumento. A noi qui interessa solo il primo tempo.

Nel solfeggio la cosa più importante è sapere quando una nota o una pausa iniziano, quando terminano e dove cadono i giusti accenti. Punto e basta. Sembra avere scoperto l’acqua calda, ma poi ti accorgi che una semplice semiminima da 1/4 viene eseguita nei modi più diversi, come una croma, come una croma e mezza, una croma e tre quarti, come due crome legate e accentuate, con le più strane intonazioni di voce (figuriamoci poi se parliamo di più note!), e un allievo alle prime armi rischia di mandare tutto al diavolo senza capirci niente; specie poi se questo allievo è scrupoloso e ama la matematica come te e quindi le cose precise. A sostegno di ogni chiarimento è vero che ci sono gli insegnanti capaci e i programmi ad hoc per PC (perfetti e inopinabili), ma resta il fatto che entrambi non sono sempre a portata di mano per un’infinità di motivi.

Ti ho mostrato, quando ho parlato di curva sinusoidale, di uno dei tanti modi per visualizzare le note musicali e ho cercato di farti capire il senso di disorientamento che provi quando qualcuno ti solfeggia le note in un modo che io ritengo assolutamente sbagliato. Ti potrei mostrare altri piccoli stratagemmi, ma non saprei indicarti un libro che insegni la lettura così come farei io caso per caso. Ogni circostanza può suggerire qualcosa di diverso o di nuovo. Quello che ho imparato è che bisogna essere ottimisti e sapere che c’è sempre un modo per venire a capo di ogni dubbio.

Oggi, nei tempi del jazz evoluto e della musica contemporanea sperimentale, con tanti generi musicali che si sono affermati e si sono fusi, con fraseggi ritmici provenienti dai contesti più disparati, il solfeggio dev’essere secondo me molto più snello, e sempre associato allo strumento che si pratica. Con la sola voce si può e si deve fare solo solfeggio ritmico. Quello parlato con le sillabe DO, RE, MI, FA, SOL, LA SI vecchio stile è noiosamente inutile (forse sto diventando troppo eretico...). Andrebbe abolito del tutto o ridotto a piccoli facili contesti di chiarimento o come introduzione contestuale al solo solfeggio cantato. Le frasi da solfeggiare devono essere quelle che un allievo è in grado di eseguire di lì a poco dopo averne imparato l’articolazione metrica di ogni nota e la loro posizione sulla tastiera.

Non ti assillare con solfeggi che non sono alla tua portata di esecuzione. Gli stessi esercizi iniziali della tecnica di uno strumento possono essere visti come piccoli solfeggi. Se vuoi fai pratica strumentale anche con quelli del Bona.
Indipendentemente da tutto, tieni davanti lo schema completo della tastiera, tipo quelli riportati qui

http://it.wikibooks.org/wiki/Chitarra/Studio_del_manico

ti consiglio di lasciare quanto prima la tabulazione che usano certi chitarristi (con tutto il rispetto per questi chitarristi) e imparare con questo schema la posizione delle note se, quando e per quanto ne avrai bisogno.

Un caro saluto.
Grazie ancora per i chiarimenti.
In effetti, lo studio del manico è utilissimo.

A presto.

pippowitz
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Re: Solfeggio che confonde

Messaggio da pippowitz » dom 10 nov 2013, 16:11

rob_rna ha scritto: - c’è chi dice che un musicista debba essere in grado di saper leggere qualsiasi spartito (quindi anche in qualsiasi chiave) e allora propone opere monumentali del tipo Pozzoli in cinque volumi, e non c’è che da dare una paterna benedizione a quanti si cimentano nell’impresa (effettivamente c’è chi deve saper leggere ogni spartito in qualsiasi chiave, ma anche qui i metodi tradizionali dovrebbero essere superati da nuove metodologie)
Più cha altro c'era una volta l'esame del terzo anno di Teoria e Sofeggio per superare il quale occorreva (tra le altre cose) la padronanza del solfeggio parlato con ardue diffocoltà ritmiche e la conoscenza non superficiale del setticlavio. E allora gli insegnanti che pensavano di indirizzare un allievo al diploma dovevano per forza fargli subire questo tipo di studio, allo stesso modo in cui uno deve saper leggere il greco se vuol fare lettere classiche.
Oggi con i licei musicali e il sistema dei crediti non so bene come siamo messi, magari basterà saper leggere la Gazzetta dello Sport...
La capacità di lettura in chiave di Sol e Fa per conto mio serve a chiunque (altrimenti quando trovi anche solo un esempio musicale scritto su doppio pentagramma in un libro di storia della musica che fai? E Se ti capita di dover suonare il basso elettrico?). La lettura del setticlavio serve a chi dovrà occuparsi di composizione, direzione d'orchestra o di coro e sarà utile a chi suona strumenti traspositori. Ai chitarristi non serve a molto.
Ma attenzione attenzione: ho sentito una volta Ugo Cividino presentare il metodo Willems e disse che una cosa che si fa usualmente all'interno di questa metodologia è leggere col do mobile (il che equivale in pratica allo studio del setticlavio). Cioè ai bambini si dice: ok, oggi il do è questo (e si sceglie una nota qualsiasi sul pentagramma): leggiamo.
A suo dire se si inizia presto la cosa non pone particolari problemi: i problemi ce li ha chi, come me, ha letto per anni sempre e solo le chiavi di Sol e Fa. Per cui anche il setticlavio, se affrontato per tempo probabilmente non è quel mostro che sembra. Non servirà a molto, ma immaginate di prendere una melodia e saperla suonare estemporaneamente trasportandola un qualunque tonalità: mica male vero? Soprattutto per chi si occupa di jazz e in generale della cosidetta "musica leggera".

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