il solfeggio " -questo mistero" -

Mauro Storti

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda Mauro Storti » sab 07 mar 2015, 10:06

Premesso che la pratica del solfeggio parlato può venire considerata misteriosa solo perché non ha pressoché nulla a che vedere con la musica viva fatta di suoni cantati o suonati, esiste un metodo pratico per apprendere le prime nozioni direttamente con la pratica strumentale (un'allieva del M°Pozzoli mi riferì che egli aveva progettato di scrivere metodi diversificati per ogni strumento).
Il volumetto L'ORA DI CHITARRA pubblicato nel lontano 1973, è servito a fornire le basi fondamentali della lettura musicale a centinaia di studenti di chitarra alle prime armi.
Mi sia consentito riportare quanto ho scritto nella presentazione della nuova imminente ristampa per l'editore Volontè&Co con un CD allegato:

"Quello di tradurre una nota scritta in suono costituisce per il chitarrista un problema di notevole rilevanza che, affrontato per tempo, può accelerare notevolmente il percorso degli studi. Non si deve dare per scontato che decifrare e tradurre in suono reale le note scritte sulla carta sia un’operazione semplice, poiché prima di eseguire anche una sola nota occorre effettuare una sequenza preventiva di ben nove controlli:
- Decifrazione del segno scritto: posizione, nome e durata della nota.
- Mano sinistra: individuazione della corda da premere, del tasto e del dito da impiegare.
- Mano destra: individuazione della corda da suonare, del dito e del tipo di tocco da applicare.
E’ evidente che i tempi di attuazione di queste nove fasi operative, coinvolgenti in ugual misura tanto l’attività mentale che quella fisica, saranno dapprincipio piuttosto lunghi e cominceranno a ridursi solo con il graduale instaurarsi degli automatismi generati da un’assidua ripetizione.
In molti si sono adoperati per corredare le pagine dei testi didattici di numeri, segni e richiami di vario genere allo scopo di rendere più spedita la produzione dei suoni e agevolare lo sviluppo di tali automatismi, cadendo però talvolta in eccessi tali da celare agli occhi dell’allievo quell’unico importante segno, la nota, che egli ancora non conosce sul quale dovrebbe convergere la tutta la sua attenzione.
In questo testo la diteggiatura dei pezzi, risulta quasi totalmente omessa sicché l’allievo, non avendo altro da osservare che le note scritte in tutta la loro nuda evidenza, finisce per acquisire un’ottima abilità di lettura.
La materia di studio è costituita da brevi melodie originali e canti popolari di vari Paesi ordinati in maniera da costituire un vero e proprio metodo di solfeggio suonato che può supplire in maniera più piacevole e funzionale alla pratica prematura e noiosa del solfeggio parlato.
Lo studente si trova ad affrontare la lettura ritmica partendo dai tempi semplici di 2/8 3/8 e 4/8 per giungere ai 2/4, 3/4, 4/4 e alle note puntate.
Alla gradualità della lettura fa riscontro un altrettanto graduale sviluppo della tecnica strumentale che, partendo dall’esecuzione di semplici tratti melodici su quattro note, giunge alla proposta di un piacevole repertorio solistico a due e tre voci che va ad innestarsi in maniera del tutto naturale sul primo repertorio ottocentesco di Carulli, Carcassi, Molino, Giuliani, Diabelli, Paganini e Sor".
Cordialmente,
ms

Avatar utente
Magic Guitar
Messaggi: 2882
Iscritto il: lun 24 dic 2007, 07:21
Località: Bologna

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda Magic Guitar » sab 07 mar 2015, 18:34

Mauro Storti ha scritto:Premesso che la pratica del solfeggio parlato può venire considerata misteriosa solo perché non ha pressoché nulla a che vedere con la musica viva fatta di suoni cantati o suonati, esiste un metodo pratico per apprendere le prime nozioni direttamente con la pratica strumentale (un'allieva del M°Pozzoli mi riferì che egli aveva progettato di scrivere metodi diversificati per ogni strumento).
Il volumetto L'ORA DI CHITARRA pubblicato nel lontano 1973, è servito a fornire le basi fondamentali della lettura musicale a centinaia di studenti di chitarra alle prime armi.
Mi sia consentito riportare quanto ho scritto nella presentazione della nuova imminente ristampa per l'editore Volontè&Co con un CD allegato:

"Quello di tradurre una nota scritta in suono costituisce per il chitarrista un problema di notevole rilevanza che, affrontato per tempo, può accelerare notevolmente il percorso degli studi. Non si deve dare per scontato che decifrare e tradurre in suono reale le note scritte sulla carta sia un’operazione semplice, poiché prima di eseguire anche una sola nota occorre effettuare una sequenza preventiva di ben nove controlli:
- Decifrazione del segno scritto: posizione, nome e durata della nota.
- Mano sinistra: individuazione della corda da premere, del tasto e del dito da impiegare.
- Mano destra: individuazione della corda da suonare, del dito e del tipo di tocco da applicare.
E’ evidente che i tempi di attuazione di queste nove fasi operative, coinvolgenti in ugual misura tanto l’attività mentale che quella fisica, saranno dapprincipio piuttosto lunghi e cominceranno a ridursi solo con il graduale instaurarsi degli automatismi generati da un’assidua ripetizione.
In molti si sono adoperati per corredare le pagine dei testi didattici di numeri, segni e richiami di vario genere allo scopo di rendere più spedita la produzione dei suoni e agevolare lo sviluppo di tali automatismi, cadendo però talvolta in eccessi tali da celare agli occhi dell’allievo quell’unico importante segno, la nota, che egli ancora non conosce sul quale dovrebbe convergere la tutta la sua attenzione.
In questo testo la diteggiatura dei pezzi, risulta quasi totalmente omessa sicché l’allievo, non avendo altro da osservare che le note scritte in tutta la loro nuda evidenza, finisce per acquisire un’ottima abilità di lettura.
La materia di studio è costituita da brevi melodie originali e canti popolari di vari Paesi ordinati in maniera da costituire un vero e proprio metodo di solfeggio suonato che può supplire in maniera più piacevole e funzionale alla pratica prematura e noiosa del solfeggio parlato.
Lo studente si trova ad affrontare la lettura ritmica partendo dai tempi semplici di 2/8 3/8 e 4/8 per giungere ai 2/4, 3/4, 4/4 e alle note puntate.
Alla gradualità della lettura fa riscontro un altrettanto graduale sviluppo della tecnica strumentale che, partendo dall’esecuzione di semplici tratti melodici su quattro note, giunge alla proposta di un piacevole repertorio solistico a due e tre voci che va ad innestarsi in maniera del tutto naturale sul primo repertorio ottocentesco di Carulli, Carcassi, Molino, Giuliani, Diabelli, Paganini e Sor".
Cordialmente,
ms


Bravo! E' la cosa migliore a mio modesto avviso ed è la strada che mi fece intraprendere il mio maestro di chitarra oltre 50 anni fa. Non sono stato a rompermi la testa coi vari trattati del Bona et similia.

:bye:
Ferdinando Bonapace

Demy66

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda Demy66 » dom 09 ago 2015, 16:11

Ciao a tutti , navigando nel mare delle applicazioni per smartphone ho trovato la seguente applicazione SOLFAREAD, essendo spesso in giro per lavoro mi è comodo per ripassare le mie già scarse conoscenze per la lettura della musica.
Se qualcuno ha altri suggerimenti ne sarei grato.

emilio
Messaggi: 100
Iscritto il: gio 20 ago 2015, 21:11
Località: Venezia

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda emilio » ven 30 ott 2015, 08:38

Surciddu ha scritto:Se posso esservi utile, se qualcuno di voi ha qualche domanda, qualche dubbio, mi offro disponibile per parlare dell'argomento.
Ciao

A chi inizia lo studio (non professionale) di uno strumento consiglierei di imparare il solfeggio progressivamente, in modo da non fare indigestione e non odiarlo.
In assenza di un maestro sarebbe bello avere sempre un supporto audio di riferimento.
Ma un trucco che ho utilizzato molti anni fa, alle prime armi, è stato quello di leggere molti spartiti di canzoni note (adesso con internet il materiale disponibile è immenso), tralasciando all'inizio i brani (o le battute) con divisione troppo complicata.

UN DUBBIO:
Il punto che segue una nota ne modifica la durata in maniera precisa ( 3/2 ).
Eseguendo musica antica questa regola va rispettata oppure è meglio allungare la nota puntata "il più possibile", come sembra facessero all'epoca?

Grazie e saluti.

Avatar utente
Surciddu
Messaggi: 494
Iscritto il: sab 11 ott 2014, 14:42
Località: Orbassano (Torino)

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda Surciddu » lun 09 nov 2015, 02:18

Ciao Emilio, credo che il tuo dubbio vada nella sezione "Tecnica e interpretazione", e non nel solfeggio.
Già che ci siamo, però, ti dico che personalmente puoi far durare la nota a tuo piacimento, secondo la tua interpretazione, senza nessun obbligo. Ciao.

emilio
Messaggi: 100
Iscritto il: gio 20 ago 2015, 21:11
Località: Venezia

Re: il solfeggio " -questo mistero" -

Messaggioda emilio » lun 09 nov 2015, 18:22

Surciddu ha scritto:Ciao Emilio, credo che il tuo dubbio vada nella sezione "Tecnica e interpretazione", e non nel solfeggio.
Già che ci siamo, però, ti dico che personalmente puoi far durare la nota a tuo piacimento, secondo la tua interpretazione, senza nessun obbligo. Ciao.

Grazie, sposto subito la domanda nella giusta sezione.
Ciao.


Torna a “Solfeggio”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: CommonCrawl [Bot] e 1 ospite