Interviste a Sollscher e Tacchi

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Alessandro Frassi

Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Alessandro Frassi » dom 20 giu 2010, 15:25

Sull' ultimo numero di Seicorde leggo due interviste molto interessanti: una al chitarrista Goran Sollscher, l' altra al liutaio Andrea Tacchi.
Di queste interviste mi hanno colpito in particolare due affermazioni che sono ispiratrici del mio modo di intendere la chitarra.
Dice Tacchi:"(...) io ascolto musica classica di tutti i generi, eseguita con qualsiasi strumento (...). La formazione del gusto è imprescindibile per noi liutai. L' ignoranza è la peggior nemica di chi deve estrarre un timbro dalla materia".
Il concetto è chiaramente estendibile ai chitarristi.
Dice Sollscher:"Cerco di suonare la chitarra poco 'chitarristicamente', e di assumere a modello cantanti, violoncellisti, pianisti".
Ecco, pur rimanendo al mio posto e senza volermi accostare a questi due grandi rappresentanti dell'arte dei suoni, posso dire di riconoscermi pienamente in queste affermazioni. Voi?
:bye:

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antonio3010
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Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da antonio3010 » lun 21 giu 2010, 18:09

Anch'io sono pienamente d'accordo. Un difetto che abbiamo noi chitarristi, ma che condividiamo con altri musicisti, è di essere troppo legati allo strumento e di considerare tutto in funzione di esso. Ampliare gli orizzonti fa bene a noi, alla musica e anche, naturalmente, alla chitarra! :bye:

evelyn

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da evelyn » lun 21 giu 2010, 19:10

come principio mi sembra perfetto, però l'ìmportante è non dimenticarsi che alla fine suoniamo una chitarra :bye:

Mauro Storti

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Mauro Storti » mar 22 giu 2010, 11:34

Sono perfettamente d’accordo con quanto dice il liutaio Andrea Tacchi, ma quanto all’affermazione dell’ottimo Goran Sollscher,
rimarrebbe da spiegare cosa intende per “suonare la chitarra chitarristicamente”. Un conto è assumere a modello interpretativo
cantanti, violoncellisti e pianisti; un altro è ritenere che un violoncellista possa o debba non suonare “violoncellisticamente” o che
un pianista possa o non debba suonare “pianisticamente” e così via. Di questo passo non esisterebbero nè i grandi solisti dei vari
strumenti nè le orchestre. Il falso ideale di voler reprimere “la vocazione musicale e la musicalità che ogni strumento contiene nelle
sue profondità”
(Brelet) non può che portare ad una spersonalizzazione del nostro strumento e ad un deplorevole appiattimento
tanto sul versante compositivo che esecutivo.
Cordialmente,
ms

antheus

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da antheus » mar 22 giu 2010, 12:38

Non mi permetto ovviamente di polemizzare o contraddire maestri di tal calibro che, evidentemente, anche in storia della musica DEVONO necessariamente saperne ben più di me.
Credo però di interpretare cosa Goran Sollscher intende per “suonare la chitarra chitarristicamente” (o non suonare in tal senso): deve essere qualcosa di simile a quello che deve aver pensato Charlie Christian, precursore (e grande) chitarrista jazz degli anni '30... Quando suonare la chitarra "chitarristicamente" nelle jazz band era quello di essere strumento portante della sezione ritmica, limitandosi , addirittura col banjo o in stile Banjo (alla Lino Patruno per intenderci..) ad accompagnare gli altri strumenti, Christian immaginò una chitarra vista come sassofonista. E fu il primo a utilizzare lo strumento in "single line" come strumento monofonico a linee melodiche appunto da sassofono (se mi si consente il paragone").
Da quella, che fu una vera e propria rivoluzione nacque la chitarra jazz moderna, che inizialmente non fu neanche ben vista...
in pratica "uno strumento che prima non c'era..." nato dal pensare in modo diverso dagli stereotipi consolidati.

Mauro Storti

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Mauro Storti » mar 22 giu 2010, 13:46

Bisogna intendersi: qui si parla di chitarra classica, non di altri strumenti strutturalmente modificati o modificabili. Goran Sollscher suona la chitarra classica e un repertorio nato per la chitarra classica. Il fatto che egli adoperi talvolta qualche corda aggiunta non è una novità in quanto già nell'Ottocento Mertz, Legnani, Regondi e Coste, ad esempio. adoperavano chitarre "maggiorate". Con una chitarra "classica" non è possibile intendere altro che modificazioni stilistiche delle modalità tecnico-esecutive: glissati, vibrati, cambi di timbro, rasgueados, ecc. E' sufficiente confrontare l'esecuzione di uno stesso brano suonato da Segovia o da Narciso Yepes per rendersene conto...
Cordialmente,
ms

antheus

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da antheus » mar 22 giu 2010, 14:01

Giusto per precisare il mio pensiero che evidentemente non devo aver espresso compiutamente....
Nell'esempio da me citato si parla proprio di cambio del "modo" di intendere e suonare la chitarra, non di modificarla strutturalmente. Si trattava proprio di "modificazioni stilistiche delle modalità tecnico-esecutive: glissati, vibrati, cambi di timbro" che per quei tempi, per la chitarra jazz non erano previste, in quanto gli esecutori si limitavano semplicemente ad accompagnare non immaginando neppure la possibilità di intervenire con sviluppi melodici (ancorché improvvisati).....
Cordialità

Mauro Storti

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Mauro Storti » mer 23 giu 2010, 17:33

Caro antheus,
evidentemente non ci intendiamo perché parliamo di cose troppo diverse…
Simpaticamente,
ms

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Giorgio Signorile
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Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Giorgio Signorile » mer 23 giu 2010, 17:50

Mauro Storti ha scritto:Sono perfettamente d’accordo con quanto dice il liutaio Andrea Tacchi, ma quanto all’affermazione dell’ottimo Goran Sollscher,
rimarrebbe da spiegare cosa intende per “suonare la chitarra chitarristicamente”. Un conto è assumere a modello interpretativo
cantanti, violoncellisti e pianisti; un altro è ritenere che un violoncellista possa o debba non suonare “violoncellisticamente” o che
un pianista possa o non debba suonare “pianisticamente” e così via. Di questo passo non esisterebbero nè i grandi solisti dei vari
strumenti nè le orchestre. Il falso ideale di voler reprimere “la vocazione musicale e la musicalità che ogni strumento contiene nelle
sue profondità”
(Brelet) non può che portare ad una spersonalizzazione del nostro strumento e ad un deplorevole appiattimento
tanto sul versante compositivo che esecutivo.
Cordialmente,
ms
:bravo: ne ho un pò le cose piene di chitarristi che pare si vergognino a dire che amano suonare la chitarra come fosse....una chitarra! Pare sia una moda dilagante dire che per suonare bene la chitarra bisogna necessariamente pensare ad altri strumenti o amenità simili. Credo che Sollsher non intendesse banalizzare così il discorso ma alla fine qualcuno il messaggio lo coglie così e si fa un sacco di storie mentali "e cosa avrà voluto dire..." ecc ecc. Tra l'altro il nostro strumento ha peculiarità sonore che lo rendono privilegiato, anche nella difficoltà di esecuzione, e non mi sembra il caso di sminuirne il valore facendo i parenti poveri degli strumentisti d'orchestra....
Poi, ripeto, ascoltare, confrontarsi, studiare, fa parte della nostra crescita ma siamo fieri di ciò che siamo e diamo alla chitarra ciò che è della chitarra (questa l'ho già sentita ma si parlava di altro...bò) :bye:

ittuma

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da ittuma » mer 23 giu 2010, 22:13

Giorgio Signorile ha scritto:
Mauro Storti ha scritto:Sono perfettamente d’accordo con quanto dice il liutaio Andrea Tacchi, ma quanto all’affermazione dell’ottimo Goran Sollscher,
rimarrebbe da spiegare cosa intende per “suonare la chitarra chitarristicamente”. Un conto è assumere a modello interpretativo
cantanti, violoncellisti e pianisti; un altro è ritenere che un violoncellista possa o debba non suonare “violoncellisticamente” o che
un pianista possa o non debba suonare “pianisticamente” e così via. Di questo passo non esisterebbero nè i grandi solisti dei vari
strumenti nè le orchestre. Il falso ideale di voler reprimere “la vocazione musicale e la musicalità che ogni strumento contiene nelle
sue profondità”
(Brelet) non può che portare ad una spersonalizzazione del nostro strumento e ad un deplorevole appiattimento
tanto sul versante compositivo che esecutivo.
Cordialmente,
ms
:bravo: ne ho un pò le cose piene di chitarristi che pare si vergognino a dire che amano suonare la chitarra come fosse....una chitarra! Pare sia una moda dilagante dire che per suonare bene la chitarra bisogna necessariamente pensare ad altri strumenti o amenità simili. Credo che Sollsher non intendesse banalizzare così il discorso ma alla fine qualcuno il messaggio lo coglie così e si fa un sacco di storie mentali "e cosa avrà voluto dire..." ecc ecc. Tra l'altro il nostro strumento ha peculiarità sonore che lo rendono privilegiato, anche nella difficoltà di esecuzione, e non mi sembra il caso di sminuirne il valore facendo i parenti poveri degli strumentisti d'orchestra....
Poi, ripeto, ascoltare, confrontarsi, studiare, fa parte della nostra crescita ma siamo fieri di ciò che siamo e diamo alla chitarra ciò che è della chitarra (questa l'ho già sentita ma si parlava di altro...bò) :bye:
Assolutamente d'accordo, ogni strumento trova la sua ragion d'essere nelle proprie caratteristiche sonore e morfologiche e (ovviamente) nel proprio repertorio.
Comunque, a mio avviso, il confronto con altri strumenti e repertori, se accompagnato da adeguato spirito critico, non può che portare ad una crescita umana ed artistica.

Alessandro Frassi

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Alessandro Frassi » gio 24 giu 2010, 12:52

La chitarra è, più di ogni altro strumento, capace di evocarne altri, senza venire meno alla propria straordinaria personalità.
Nello stesso tempo il modo in cui suoniamo, il modo in cui tocchiamo le corde e produciamo il suono sono SINTESI di noi stessi, delle nostre esperienze di vita e della nostra cultura.
In questo senso io interpreto le parole di Sollscher.
In esse non leggo il minimo disprezzo per la chitarra (come potrebbe?) ma solo un grande amore e consapevolezza delle possibilità che il nostro strumento ci offre.

Caro Giorgio, banalizzare non è nel mio carattere.
Ciao :bye:

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Giorgio Signorile
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Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Giorgio Signorile » gio 24 giu 2010, 15:51

Ma io parlavo di Sollscher

guitarbach

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da guitarbach » ven 25 giu 2010, 07:46

Forse...siete andati.."oltre"...
io temo (e ho paura) che GS intendesse..con il suonare "chitarristicamente" .. stare poco attenti ai "contenuti" musicali!
Non è una novità, purtroppo, sentire nelle esucuzioni di chitarristi la mancanza spesso delle più semplici regole del far musica: leggasi fraseggi, giusta rilevanza delle voci portanti, confondere una melodia principale con una secondaria e...non avere spesso alcuna guida se non il proprio orecchio (magari preso in prestito da altre esecuzioni e non meditate personalmente) e definite "interpretazioni" senza avere nessuna cognizione di causa in merito ad esempio a contenuti armonici, contrappuntistici, formali, stilistici ecc...ecc...
forse con quel voler dire di riferirsi ad altri "modi" strumentali..intendeva che un violoncellista (normalmente) quando esegue una sarabanda di Bach..almeno sà dove mettere le dita (in senso musicale)..ma purtroppo molti chitarristi "mettono le dita" ..ma non sanno dove va il discorso musicale...(spesso) ..

con simpatia
gb

dirk

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da dirk » ven 25 giu 2010, 08:11

UHm,secondo me Guitabach ha colto nel segno..Si è usato l' aggettivo chitarristicamente proprio per questo,perchè una buona fetta dei chitarristi ha problemi di musicalità nel senso espresso nel messaggio qui sopra. Ecco perchè s' invita spesso ad ascoltare tutta la musica e non solo quella per chitarra.

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Giorgio Signorile
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Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Giorgio Signorile » ven 25 giu 2010, 09:40

Concordo al mille per mille, solo sarei curioso di sapere se anche altri strumentisti si fanno di questi problemi....non vorrei che a forza di pensare che siamo poverini e incolti ci venisse una sindrome da inferiorità perenne....ciò che è assolutamente vero è che fra i chitarristi c'è una disparità di cultura musicale straordinaria che non si incontra in altri ambiti, e su questo punto bisogna lavorare molto (ma qui poi entriamo nel discorso scuola e programmi e didattica ed è tutt'altra cosa....)
Ciao|

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