Interviste a Sollscher e Tacchi

Notizie e commenti su libri, manuali, saggi, film, pubblicazioni digitali sulla chitarra classica.
Regole del forum
In questa sezione potete pubblicare notizie e commenti su libri, manuali, saggi, film, pubblicazioni digitali sulla chitarra classica.
Gli annunci su pubblicazioni, prodotti o eventi professionali personali devono essere pubblicati nella sezione Autopromozione.
Alessandro Frassi

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Alessandro Frassi » ven 25 giu 2010, 10:24

guitarbach ha scritto:Forse...siete andati.."oltre"...
io temo (e ho paura) che GS intendesse..con il suonare "chitarristicamente" .. stare poco attenti ai "contenuti" musicali!
Non è una novità, purtroppo, sentire nelle esucuzioni di chitarristi la mancanza spesso delle più semplici regole del far musica: leggasi fraseggi, giusta rilevanza delle voci portanti, confondere una melodia principale con una secondaria e...non avere spesso alcuna guida se non il proprio orecchio (magari preso in prestito da altre esecuzioni e non meditate personalmente) e definite "interpretazioni" senza avere nessuna cognizione di causa in merito ad esempio a contenuti armonici, contrappuntistici, formali, stilistici ecc...ecc...
forse con quel voler dire di riferirsi ad altri "modi" strumentali..intendeva che un violoncellista (normalmente) quando esegue una sarabanda di Bach..almeno sà dove mettere le dita (in senso musicale)..ma purtroppo molti chitarristi "mettono le dita" ..ma non sanno dove va il discorso musicale...(spesso) ..

con simpatia
gb
Ciao Marcello,
non sono molto convinto. Secondo me Sollscher si riferiva più alla sensibilità che all'erudizione.
Comunque, al di là dell' intervista, concordo con la tua visione. Stando attenti, però: l'analisi di un brano, per quanto importante, è solo un aspetto.
Dico senza timore di smentita che spesso si può suonare benissimo la chitarra come il pianoforte leggendo solo la musica e navigando a udito, avendo pochissime basi di armonia o solfeggio. Per interpretare occorre anche coltivare un senso estetico che va oltre le cognizioni delle regole musicali, senso estetico che si forma ascoltando un violoncello, guardando un quadro di Goya, leggendo un libro di Saramago, osservando il Po. Certo, per dirigere il Parsifal qualche base in più non guasta.... :)
Sto divagando troppo.
Ciao

dirk

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da dirk » ven 25 giu 2010, 11:07

"Per interpretare occorre anche coltivare un senso estetico che va oltre le cognizioni delle regole musicali, senso estetico che si forma ascoltando un violoncello, guardando un quadro di Goya, leggendo un libro di Saramago, osservando il Po. " Gia Ale,è proprio questo..non credo si discosti tanto in fondo da quello che voleva dire Guitarbach. Prendiamo ad esempio un di quelli citati : "giusta rilevanza delle voci importanti,confondere melodie secondarie con melodie principali" Ecco,se tu sei conscio di questo,gia il tuo modo di suonare cambia. La sensibilità nel suonare una melodia secondaria varia per forza dal suonarne una principale. E' tutto collegato =) Ma non a caso,in fondo in fondo,lo studio più difficile è questo. Ecco perchè i maestri giustamente ci bacchettano e perdono la pazienza con noi studentelli ihih..

guitarbach

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da guitarbach » ven 25 giu 2010, 11:41

Alessandro Frassi ha scritto:
guitarbach ha scritto:Forse...siete andati.."oltre"...
io temo (e ho paura) che GS intendesse..con il suonare "chitarristicamente" .. stare poco attenti ai "contenuti" musicali!
Non è una novità, purtroppo, sentire nelle esucuzioni di chitarristi la mancanza spesso delle più semplici regole del far musica: leggasi fraseggi, giusta rilevanza delle voci portanti, confondere una melodia principale con una secondaria e...non avere spesso alcuna guida se non il proprio orecchio (magari preso in prestito da altre esecuzioni e non meditate personalmente) e definite "interpretazioni" senza avere nessuna cognizione di causa in merito ad esempio a contenuti armonici, contrappuntistici, formali, stilistici ecc...ecc...
forse con quel voler dire di riferirsi ad altri "modi" strumentali..intendeva che un violoncellista (normalmente) quando esegue una sarabanda di Bach..almeno sà dove mettere le dita (in senso musicale)..ma purtroppo molti chitarristi "mettono le dita" ..ma non sanno dove va il discorso musicale...(spesso) ..

con simpatia
gb
Ciao Marcello,
non sono molto convinto. Secondo me Sollscher si riferiva più alla sensibilità che all'erudizione.
Comunque, al di là dell' intervista, concordo con la tua visione. Stando attenti, però: l'analisi di un brano, per quanto importante, è solo un aspetto.
Dico senza timore di smentita che spesso si può suonare benissimo la chitarra come il pianoforte leggendo solo la musica e navigando a udito, avendo pochissime basi di armonia o solfeggio. Per interpretare occorre anche coltivare un senso estetico che va oltre le cognizioni delle regole musicali, senso estetico che si forma ascoltando un violoncello, guardando un quadro di Goya, leggendo un libro di Saramago, osservando il Po. Certo, per dirigere il Parsifal qualche base in più non guasta.... :)
Sto divagando troppo.
Ciao
Mi trovi perfettamente d'accordo .. ma spesso "noi" chitarristi quando facciamo riferimenti ad altri strumenti, intendiamo riferirci alle modalità di fraseggio e articolazione "musicale"...che sono inserite nella tradizione interpretativa e stilistica..
di solito dire: un violoncello suonerebbe cosi...significa per l'appunto un gesto, un modo..
io ho inteso..così..perchè non è raro sentire chitarristi che nel suonare una fuga..si..perdono..e d'altra parte non sono neanche convinto che l'analisi possa sempre aiutare alcuni casi...
in merito all'analisi...mi trovi d'accordo, per quanto mi riguarda non credo ai chitarristi "analitici" se poi non lo "spiegano" suonando quello che hanno capito..anzi..di solito preferisco la versione "sonora" :D ..l'aspetto analitico è solo un modo di parlare intorno alla musica...e mostrare aspetti che uno ha "visto" e percepito ma non dimenticando poi che vanno trasformati in gesti sonori..gli aspetti, ma non credo neanche che si possa interpretare una complessa partitura navigando soltanto a..vista..a meno che quella "vista" possegga doti e conoscenze pari al..compositore che le ha scritte...allora si!.. :)
Nella formazione di uno strumentista ci devono essere ovviamente molte qualità, da quella tecnica-strumentale-meccanica a quella musicale in senso lato che va dalla conoscenza della Musica a quella del repertorio specifico che ci riguarda da vicino e l'analisi ma..io la chamerei conoscenza musicale, delle strutture del linguaggio musicale..credo sia una delle qualità che uno strumentista debba possedere.. se non vuole solo essere solo un esecutore.

Alla fine, non ho letto l'intervista ma..credo che GS intendeva quello che ho detto..perchè il problema principale dei chitarristi quando eseguono ad esempio un repertorio che troviamo anche negli altri strumenti come stile..(l'800 per fare un esempio)..sembra che non abbiano mai ascoltato un'orchestra o un gruppo da camera..e..onestamente hanno una fantasia in merito a licenze poetiche esecutivo-interpretative che...mi chiedo sempre come farebbe un'orchestra a..suonare in..quel modo.

Io ho una risposta in merito, adesso è troppo lungo parlarne..ma se vuoi ci ritorniamo...comuqnue dipende sempre dall'origine, dal punto di partenza educativo del chitarrista medio..musica per chitarra? o chitarra che suona la musica? e nel primo caso la musica per chitarra è parte della Musica..e da qui nascono i problemi...

con simpatia
guitarbach/marcello

p.s. le mie collaborazioni con dotguitar in merito a quelle sempici analisi didattiche non vorrei che mi avessero identificato con un fanatico dell'analisi..io amo suonare e spiegare con i suoni quello che..capisco :okok: e caso mai l'analisi mi serve solo a capire quello che io provo nella partitura del momento..

guitarbach

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da guitarbach » ven 25 giu 2010, 11:48

dirk ha scritto:"Per interpretare occorre anche coltivare un senso estetico che va oltre le cognizioni delle regole musicali, senso estetico che si forma ascoltando un violoncello, guardando un quadro di Goya, leggendo un libro di Saramago, osservando il Po. " Gia Ale,è proprio questo..non credo si discosti tanto in fondo da quello che voleva dire Guitarbach. Prendiamo ad esempio un di quelli citati : "giusta rilevanza delle voci importanti,confondere melodie secondarie con melodie principali" Ecco,se tu sei conscio di questo,gia il tuo modo di suonare cambia. La sensibilità nel suonare una melodia secondaria varia per forza dal suonarne una principale. E' tutto collegato =) Ma non a caso,in fondo in fondo,lo studio più difficile è questo. Ecco perchè i maestri giustamente ci bacchettano e perdono la pazienza con noi studentelli ihih..

E' più facile dedicare" tempo suonando 30 minuti di esercizi tecnici e studi piacevoli sullo strumento che..studiare la partitura prima di prendere lo strumento e..poi iniziare a..suonare...

io dico sempre che per suonare ci vogliono due "tecniche": una meccanica e una musicale..mentre la prima si fonda su pochi principi validi:corretti e non corretti, quest'ultima non ha limiti...và dalla semplice teoria musicale, all'armonia, contrappunto, storia della musica, ascolto di tutte le epoche, estetica e...ecc.ecc... tutto serve per suonare ..bene...
ma soprattutto non restare con il naso solo sulla chitarra e staccati dal mondo reale della musica..appunto i violoncelli, i violini, i fiati, le orchestre ecc...

con simpatia
gb

Mauro Storti

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Mauro Storti » ven 25 giu 2010, 12:40

Più che “essere andati oltre” in questa interessante discussione, mi sembra ci si sia piuttosto ingarbugliati.
Quanto guitarbach osserva giustamente, ossia di sentire spesso nelle esecuzioni di chitarristi “la mancanza delle più semplici regole
del far musica: leggasi fraseggi, giusta rilevanza delle voci portanti, confondere una melodia principale con una secondaria…
(per cui molti di loro) "mettono le dita" ..ma non sanno dove va il discorso musicale...” e quanto osserva non meno giustamente d’altro canto Giorgio Signorile, ossia che “il nostro strumento ha peculiarità sonore che lo rendono privilegiato, anche nella difficoltà di esecuzione” (e pertanto dobbiamo) “dare alla chitarra ciò che è della chitarra”, pongono in evidenza due aspetti ben presenti in maniera simbiotica, ma alquanto criptica, nella frase di Goran Sollscher.
Il primo aspetto che concerne l’intenzione di voler assumere a modello grandi interpreti come “cantanti, violoncellisti e pianisti", attiene al lato della pura interpretazione musicale: presumibilmente i primi due come modelli melodici per eccellenza (non dimenticando che la musica strumentale è nata come imitazione della musica vocale, da cui il famoso detto: “pour bien jouer il faut bien chanter”): dunque fraseggio melodico, ossia dinamica, rubati, cesure, ecc.; il terzo in quanto erede di tutte le tastiere, come modello polifonico: dunque fraseggio contrappuntistico incentrato principalmente sulla trasparenza dinamica delle voci, sulla chiarezza degli incisi, sulle cesure e sulle cadenze.
Il secondo aspetto, evidenziato dall’avverbio “chitarristicamente” , concerne il lato tecnico-strumentale che, soprattutto per la chitarra, riveste una fondamentale importanza per due ragioni:
1. La sua struttura che non dispone di una sola corda come la voce o qualunque altro strumento a fiato, nè di sole corde a vuoto come il pianoforte, offre la disponibilità di numerosi equisoni, ossia suoni di uguale frequenza ma di timbro diverso.
2.Il contatto senza mediatori fra le mani e le corde consente una sua straordinaria e peculiare duttilità timbrica grazie alla possibilità di impiegare molteplici modalità di attacco delle corde.
Suonare “chitarristicamente” vuol dunque dire usare lo strumento in maniera plastica per concretizzare e comunicare una precisa idea interpretativa dettata dal gusto e dalla cultura dell’interprete.
Sul piano pratico, ciò si traduce nella scelta di opzioni tecnico-espressive competenti a ciascuna delle due mani, ossia diteggiatura della mano sinistra (un solo esempio: in Recuerdos de la Alhambra i Mi delle battute 1 e 43 che Tárrega suggeriesce di suonare sulla seconda corda anziché sulla prima) e tocco della mano destra.
Poiché ho citato anche il versante compositivo, vorrei terminare questo mio troppo lungo intervento con un breve aneddoto .
Un compositore di non poca notorietà, ormai trapassato, interpellato su come facesse a scrivere tante pagine per chitarra senza saperla suonare, rispose candidamente:”E’ semplice: tutto ciò che si può suonare con una sola mano sul pianoforte è suonabile sulla chitarra”. Pensate che una musica così composta si possa definire chitarristica e possa prestarsi, ammesso che ne valga la pena, a venir suonata “chitarristicamente” ?
Grazie per la pazienza!
ms

antheus

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da antheus » ven 25 giu 2010, 14:06

Ciò che dice Mauro Storti non soltanto è pienamente condivisibile ma, nel mio caso, se si può dire, "apprendibile": lo prendo cioè come una bella ed esaustiva lezione, sulla quale, togliendo ogni ulteriore dubbio mi trovo allineato (ammesso che il mio parere possa avere una qualsivoglia rilevanza).

Ciò che però non mi torna è la proposizione per come è stata enunciata da Sollscher: "Cerco di suonare la chitarra poco 'chitarristicamente', e di assumere a modello cantanti, violoncellisti, pianisti", e sul valore di quel pocoche suona, mi si consente una battutaccia, come un pianoforte, (a costo di apparire "de coccio...") ritorno.

Dall'enunciato, secondo l'espressività della lingua italiana, sembrerebbe che lo stesso non sia molto d'accordo su quanto sin qui espresso (e parlo di lui in questo caso), anzi parrebbe allo sprovveduto lettore (e parlo di me) che Sollscherr vorrebbe affrancarsi dalla definizione di "chitarristico" come correttamente espressa da Storti e avallata da Signorile per spaziare verso un inesplorato altro percorso....
E' su questo punto che vorrei chiarezza: ma alla fine esattamente cosa vorebbe affermare Sollscherr , domanda che presuppone una risposta diversa da quella "cosa ne pensano tutti gli altri"?
Non me ne voglia nessuno ma credo che solo Giorgio Signorile, con quel "ne ho un pò le cose piene di chitarristi che pare si vergognino a dire che amano suonare la chitarra come fosse....una chitarra!" abbia letto la frase "italianisticamente" come l'ho letta io....
Scusate la cocciutaggine....



p.s. poi mi si consenta da chitarrista con la c molto minuscola, non classico consapevole ma rispettoso, di vedere in quella frase una possibilità di vagare con la mia mente verso gli orizzonti liberi del mio ideale chitarristico e non....

Mauro Storti

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da Mauro Storti » ven 25 giu 2010, 15:21

Caro antheus, se ti basta, tieni pure per buona la risposta di Signorile che mi pare centri in modo conciso e "italianistico"
il senso della frase in questione! E continua a vagare verso i tuoi liberi orizzonti ideali....!
Con simpatia,
ms

antheus

Re: Interviste a Sollscher e Tacchi

Messaggio da antheus » ven 25 giu 2010, 15:35

Mauro Storti ha scritto:..... E continua a vagare verso i tuoi liberi orizzonti ideali....!
Con simpatia,
ms
Lo farò senz'altro, felicemente accompagnato dalla simpatia espressa. :D (e ricambiata, s'intende)
c.a.

Torna a “Pubblicazioni sulla chitarra classica”