A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Curci

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Campan

A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Curci

Messaggio da Campan » gio 02 gen 2014, 11:11

... sottotitolo "La liuteria chitarristica italiana nel Novecento".
Non un libro scritto 'a quattro mani', ma composto di due parti ben distinte tra loro. La prima, a cura del Prof. Gilardino, è un excursus mirato (in anticipo dichiarato necessariamente incompleto) sulla liuteria italiana 'novecentesca', incentrato cioè su alcune figure di artigiani, ritenuti di maggior spicco nel panorama dell'epoca, nati entro il 1920 e, dunque, attivi dalla prima metà del secolo fino ai decenni centrali del Novecento: Luigi Mozzani (1869-1943, di Faenza e attivo, con la sua scuola, in Emilia), Pietro Gallinotti (1885-1979, di Solero in provincia di Alessandria), Lorenzo Bellafontana (1906-1979 di Genova), Mario Pabè (1910-1969, di Turate-Milano) e, infine (unico esempio al di fuori del settentrione d'Italia) Nicola De Bonis (1918-1978, di Bisignano in provincia di Cosenza). Di essi si narrano le principali (più o meno fortunate) vicende biografiche legate alla loro specifica attività, cercando di delineare in ciascuno la fisionomia particolare della loro ricerca artigiana a fini estetico-musicali nel campo della liuteria. La seconda parte, a cura del liutaio Mario Grimaldi (attivo in provincia di Alessandria) ripercorre parallelamente il medesimo itinerario, ma con speciale riguardo agli aspetti tecnico-costruttivi e alle innovazioni che caratterizzarono lo sviluppo della produzione liutaria italiana di quegli anni.
A breve distanza dalla pubblicazione della pregevole biografia di Segovia, la scrittura di Gilardino si conferma agile ed efficace, particolarmente adeguata nel rendere sempre interessante (talora persino avvincente) la narrazione di un materiale documentario potenzialmente arido nel suo carattere essenzialmente tecnico-biografico.
Non potendoci soffermare per ragioni di spazio sulle singole vicende narrate e le molte, acute considerazioni di cui è infarcita tutta l'opera -godibilissima- preferiamo qui enucleare e offrire alla discussione la tesi di fondo che sottende alla pubblicazione: la liuteria italiana, all'alba del XX secolo, ereditava dal secolo precedente e sviluppava in modo originale una nobile e ricca tradizione artigiana (Fabricatore, Guadagnini, Panormo, Legnani) che però poi, purtroppo, si sarebbe in gran parte esaurita e perduta all'inseguimento della produzione spagnola progressivamente egemone sulla scia dei successi planetari dell'attività concertistica di Segovia, finendo con il perdere quei tratti peculiari (soprattutto la ricerca timbrica di una sonorità tipicamente melodica -"il legno che canta", appunto) che la distinguevano e che avrebbero potuto mantenerla autonoma e non subalterna all'imperante modello iberico.
Come sempre, in Gilardino, l'assunto è decisamente critico e, a volte, esplicitamente provocatorio, soprattutto nel corollario che imputa al coevo mondo chitarristico italiano, scarsamente consapevole e colpevolmente subalterno (con rarissime eccezioni) all'esperienza segoviana, la responsabilità maggiore nel non aver voluto (saputo?) preservare e sostenere una validissima tradizione nazionale, per mancanza di carattere e un riprovevole deficit culturale...
Un saluto a tutti
da Campan :bye:

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setras
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da setras » ven 03 gen 2014, 02:15

Ma 'n c'ho capito na mazza
Ma questa è la prefazione del libbro a cura di Cumpà o na recensione del Cumpà al libro ?
Ottimo

awana
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da awana » ven 03 gen 2014, 07:53

L'ho letto d'un fiato. Molto interessante

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gian56
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da gian56 » ven 03 gen 2014, 08:47

Campan ha scritto:... sottotitolo "La liuteria chitarristica italiana nel Novecento".
Non un libro scritto 'a quattro mani', ma composto di due parti ben distinte tra loro. La prima, a cura del Prof. Gilardino, è un excursus mirato (in anticipo dichiarato necessariamente incompleto) sulla liuteria italiana 'novecentesca', incentrato cioè su alcune figure di artigiani, ritenuti di maggior spicco nel panorama dell'epoca, nati entro il 1920 e, dunque, attivi dalla prima metà del secolo fino ai decenni centrali del Novecento: Luigi Mozzani (1869-1943, di Faenza e attivo, con la sua scuola, in Emilia), Pietro Gallinotti (1885-1979, di Solero in provincia di Alessandria), Lorenzo Bellafontana (1906-1979 di Genova), Mario Pabè (1910-1969, di Turate-Milano) e, infine (unico esempio al di fuori del settentrione d'Italia) Nicola De Bonis (1918-1978, di Bisignano in provincia di Cosenza). Di essi si narrano le principali (più o meno fortunate) vicende biografiche legate alla loro specifica attività, cercando di delineare in ciascuno la fisionomia particolare della loro ricerca artigiana a fini estetico-musicali nel campo della liuteria. La seconda parte, a cura del liutaio Mario Grimaldi (attivo in provincia di Alessandria) ripercorre parallelamente il medesimo itinerario, ma con speciale riguardo agli aspetti tecnico-costruttivi e alle innovazioni che caratterizzarono lo sviluppo della produzione liutaria italiana di quegli anni.
A breve distanza dalla pubblicazione della pregevole biografia di Segovia, la scrittura di Gilardino si conferma agile ed efficace, particolarmente adeguata nel rendere sempre interessante (talora persino avvincente) la narrazione di un materiale documentario potenzialmente arido nel suo carattere essenzialmente tecnico-biografico.
Non potendoci soffermare per ragioni di spazio sulle singole vicende narrate e le molte, acute considerazioni di cui è infarcita tutta l'opera -godibilissima- preferiamo qui enucleare e offrire alla discussione la tesi di fondo che sottende alla pubblicazione: la liuteria italiana, all'alba del XX secolo, ereditava dal secolo precedente e sviluppava in modo originale una nobile e ricca tradizione artigiana (Fabricatore, Guadagnini, Panormo, Legnani) che però poi, purtroppo, si sarebbe in gran parte esaurita e perduta all'inseguimento della produzione spagnola progressivamente egemone sulla scia dei successi planetari dell'attività concertistica di Segovia, finendo con il perdere quei tratti peculiari (soprattutto la ricerca timbrica di una sonorità tipicamente melodica -"il legno che canta", appunto) che la distinguevano e che avrebbero potuto mantenerla autonoma e non subalterna all'imperante modello iberico.
Come sempre, in Gilardino, l'assunto è decisamente critico e, a volte, esplicitamente provocatorio, soprattutto nel corollario che imputa al coevo mondo chitarristico italiano, scarsamente consapevole e colpevolmente subalterno (con rarissime eccezioni) all'esperienza segoviana, la responsabilità maggiore nel non aver voluto (saputo?) preservare e sostenere una validissima tradizione nazionale, per mancanza di carattere e un riprovevole deficit culturale...
Un saluto a tutti
da Campan :bye:
Te lo dico affettuosamente, ti sei dimenticato, tra i liutai, Giuseppe Lecchi:
Giuseppe Lecchi nacque a Felizzano (Alessandria) il 20 agosto 1895. Dopo la Prima Guerra Mondiale, alla quale partecipò come soldato semplice, iniziò nel 1923 a lavorare nel laboratorio di Cesare Candi a Genova, come costruttore di violini. Nel 1929 si iscrisse all’albo dei liutai, ma continuò a lavorare nella bottega di Cesare Candi fino al 1933, quando aprì la sua propria liuteria a Genova.L’anno più importante nella sua carriera come costruttore di violini fu il 1937, nel quale vinse il primo premio nel concorso di liuteria indetto a Cremona in occasione del duecentesimo anniversario della nascita di Antonio Stradivari. Nello stesso anno Giuseppe Lecchi ebbe l’opportunità di ascoltare Segovia e di riparare la sua Ramirez-Hernández. Questo incontro indusse Lecchi a dedicarsi alla costruzione di chitarre.
Il libro, acquistato in occasione dell'ultimo concorso Internazionale Pittaluga ad Alessandria, è stato letto in un amen, anche grazie all'avvincente eloquio del Maestro Gilardino.
Per il momento, :bye:
Gian
Amo molto parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto
Bellafontana 1967, Kohno Special 2005, Giovanetti 2016, D.J. Rubio 1970, A.M. Montero 1989 e 1994, Tobias Braun hauser 2016 e santos hernandez 2016, Adamo Ricci 1964, Camacho Viera 1969

awana
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da awana » ven 03 gen 2014, 14:22

Un altra famiglia di bravissimi liutai, modenesi, e' quella del F.lli Masetti. Qualcosa e' stato detto in questo forum ed altro (poco) e' stato pubblicato. Il laboratorio fondato nei primi anni del "900 in pochi anni ebbe fama internazionale ottenendo numerosi riconoscimenti alle varie esposizioni proponendo chitarre, chitarre-lyra e vari tipi di mandolini. Nel 2005 con la morte ad 89 anni di Walter Masetti che la "Gazzetta di Modena" defini' lo "Stradivari della chitarra" praticamente termino' la produzione artistica di questa famiglia di maestri, oggi noti in ambito locale ma ( spero di sbagliarmi) non molto conosciuta ai piu'. Altre botteghe sono sorte ed anche di notevole valore, una nel loro laboratorio, quindi la tradizione dei maestri liutai a Modena continua ed e' un bene.
Un bravo liutaio e' una fortuna per i chitarristi.

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » ven 03 gen 2014, 17:04

gian56 ha scritto: Te lo dico affettuosamente, ti sei dimenticato, tra i liutai, Giuseppe Lecchi:
Ciao Gian :)
non è che ho dimenticato Lecchi, o i fratelli Candi e persino Ciurlo (studioso appassionato e amico dei De Bonis): è che gli autori li hanno trattati in collegamento con le personalità principali, cui hanno conferito maggiore spicco e autonomia e, quindi, per ragioni di sintesi... :wink: Certo che voi genovesi siete pochi ma vi spargete come la gramigna... :lol: A parte gli scherzi, di scuole genovesi conoscevo solo quella dei cantautori (Paoli, Lauzi, Tenco, De André...) per cui ora mi sento molto più colto... :mrgreen:
Visto che hai letto (anzi 'divorato') attentamente il libro, cosa ne pensi della tesi centrale? :roll:
Un abbraccio
da Campan :bye:

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » ven 03 gen 2014, 17:16

awana ha scritto:Un altra famiglia di bravissimi liutai, modenesi, e' quella del F.lli Masetti. [...]
la produzione artistica di questa famiglia di maestri, oggi noti in ambito locale ma ( spero di sbagliarmi) non molto conosciuta ai piu'.
Credo invece che la produzione dei Masetti (che ho sentito spesso citare da chitarristi 'leggeri') sia abbastanza conosciuta, almeno a livello popolare, forse meno quella dedicata alle chitarre classiche da concerto: hai notizie in tal senso, ad esempio su qualche concertista che le utilizzava?
:bye:

awana
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da awana » ven 03 gen 2014, 17:51

Hai ragione, negli anni "60- 70 in piena epoca beat modenese, le chitarre acustiche di loro produzione erano uno splendore (Guccini, Equipe 84, Modugno, H.Belafonte). Non ho notizie precise riguardo alla loro produzione di chitarre classiche, gia' nota negli anni 20, apprezzata da Segovia, avendo collaborato ad alcuni progetti costruttivi. Sono alla ricerca di un libro da anni esaurito, "L'arte della liuteria tra passato e futuro, 100 anni di storia dei liutai Masetti,il loro incontro con grandi musicisti internazionali" di F.Iacono edizioni Zanfi. Non si trova, dovro' rivolgermi alla trasmissione Fahrenheit su radio tre, quella dei casi disperati :chaud:

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » ven 03 gen 2014, 18:12

awana ha scritto:Hai ragione, negli anni "60- 70 in piena epoca beat modenese, le chitarre acustiche di loro produzione erano uno splendore (Guccini, Equipe 84, Modugno, H.Belafonte). Non ho notizie precise riguardo alla loro produzione di chitarre classiche, gia' nota negli anni 20, apprezzata da Segovia, avendo collaborato ad alcuni progetti costruttivi. Sono alla ricerca di un libro da anni esaurito, "L'arte della liuteria tra passato e futuro, 100 anni di storia dei liutai Masetti,il loro incontro con grandi musicisti internazionali" di F.Iacono edizioni Zanfi. Non si trova, dovro' rivolgermi alla trasmissione Fahrenheit su radio tre, quella dei casi disperati :chaud:
Sì, sarebbe davvero interessante... :ouioui:
Ho incontrato spesso immagini di loro chitarre 'folk' (nylon o still string, riconoscibili dai dot piazzati al centro della tastiera) ma una sola classica 'pura', rimanenza di magazzino (credo degli anni '70) messa in vendita da un negozio della zona su un mercatino on line...
Credo che Gilardino, comunque, abbia intenzione di proseguire la sua ricerca estendendola ad aree meno documentate della penisola (penso, ad esempio, alla 'scuola romana' di Paralupi, Filippini e Raponi) e ad altri artigiani di rilievo, nati anche oltre quella data, già menzionati nell'opera (Raspagni, Giulietti, Piretti, Arbàn, V. De Bonis, Scandurra, Scala, Giussani...) a testimonianza di una tradizione ricca e variegata che, dopo la 'sbornia spagnola', possa riprendere l'antica, autoctona ricerca.
:bye:

flavio

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da flavio » sab 04 gen 2014, 20:54

Ho trovato bellissimo questo libro di Gilardino e Grimaldi!
Forse l'unica pecca è che non viene dedicato un capitoletto alla liuteria italiana "odierna"
L'ho letto tutto di un fiato e continuo a rileggerne delle parti. Tra l'altro ho trovato interessante anche il capitolo sulla prova di una chitarra

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » dom 05 gen 2014, 02:01

Ciao Flavio
come dicevo più su, il libro prende le mosse dal momento cruciale in cui la liuteria italiana, nei primi decenni del Novecento, tenta di coniugare la propria grande tradizione ottocentesca con il radicale rinnovamento progettuale e costruttivo apportato dalla straordinaria ricerca ed esperienza di Torres (e dei suoi numerosi epigoni) nella vicina Spagna: l'incontro produce inizialmente risultati di grande rilievo, grazie alla perizia e sensibilità di alcune notevoli personalità ben individuate dagli autori del libro, ma destinati a smarrirsi progressivamente nel tempo sulla scia delle scelte tecnico-musicali imposte dall'autocrazia segoviana, risultate irresistibilmente condizionanti per tutto l'ambiente e, dunque, vincolanti anche per il mercato. Oggi, forse, è maturato il momento di un ripensamento e, quindi, di un recupero: credo che l'opera proseguirà, in questo senso, cercando di individuare e riannodare i fili sparsi di una vicenda complessa e, talora, contraddittoria, ma certamente sempre viva e sicuramente ancora attuale.
Sul capitolo contenente consigli riguardo alla valutazione degli strumenti in prova, preferirei che si pronunciassero prima i professionisti...
:bye:

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Carmine Nobile
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Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Carmine Nobile » dom 05 gen 2014, 03:12

Scusate, non ho letto il libro, e da ignorante vorrei sapere perché in riferimento alla liuteria italiana si parla di subalternità, mancanza di carattere e deficit culturale. A me risulta che l'attuale chitarra classica, così come è concepita sia invenzione e opera della liuteria spagnola, cioè di Torres, dei suoi vari epigoni e della scuola Madrilena, o non è così?
In cosa consiste la tradizione Italiana in fatto di chitarre, se l'hanno inventata gli spagnoli? Un Grazie preventivo per le delucidazioni.

flavio

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da flavio » dom 05 gen 2014, 08:20

Salve Campan
Si, anche a me piacerebbe avere qualche parere su quel capitolo in cui Gilardino illustra come si prova uno strumento....ma tu cosa ne pensi,c'è qualche perplessità riguardo a quanto ha scritto?
Comunque ammetto di non aver mai sentito il termine "note-lupo" prima di aver letto questo libro....si impara sempre qualcosa!

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » dom 05 gen 2014, 10:23

flavio ha scritto:Salve Campan
Si, anche a me piacerebbe avere qualche parere su quel capitolo in cui Gilardino illustra come si prova uno strumento....ma tu cosa ne pensi,c'è qualche perplessità riguardo a quanto ha scritto?
Comunque ammetto di non aver mai sentito il termine "note-lupo" prima di aver letto questo libro....si impara sempre qualcosa!
Guarda Flavio
proprio perché non sono un esperto (probabilmente come te :roll: ) preferirei che la discussione su questo punto fosse avviata da un professionista... Sulle note 'anomale' della tastiera, ad esempio -quelle cioè che tendono a rompere l'auspicabile equilibrio acustico di uno strumento- c'è ancora una gran confusione terminologica (non finalmente chiarita neppure in questa discussione specifica qui viewtopic.php?f=48&t=29610&hilit=note+lupo): io -in chiave però del tutto empirica- mi sono fatto l'idea che le cd 'note-lupo' siano appunto quelle che 'ùlulano', cioè che presentano un picco anomalo in termini di volume/sostegno con effetto talora fastidiosamente distorsivo; mentre quelle che Gilardino preferisce chiamare 'note-bip', al contrario, sarebbero quelle che decadono troppo velocemente sia in termini di sostegno della nota fondamentale che di riverbero delle armoniche di sottofondo... Ma sarà veramente così?
:bye:

Campan

Re: A.Gilardino-M.Grimaldi," -Il legno che canta" -, Edizioni Cu

Messaggio da Campan » dom 05 gen 2014, 10:43

nucho2000 ha scritto:Scusate, non ho letto il libro, e da ignorante vorrei sapere perché in riferimento alla liuteria italiana si parla di subalternità, mancanza di carattere e deficit culturale. A me risulta che l'attuale chitarra classica, così come è concepita sia invenzione e opera della liuteria spagnola, cioè di Torres, dei suoi vari epigoni e della scuola Madrilena, o non è così?
In cosa consiste la tradizione Italiana in fatto di chitarre, se l'hanno inventata gli spagnoli? Un Grazie preventivo per le delucidazioni.
Ciao Nucho2000
per invitarti alla lettura di questa opera molto istruttiva in un campo davvero affascinante della storia culturale nazionale ed europea, ti riporto l'incipit dell'introduzione del M°Gilardino:
"La resa della chitarra italiana alla chitarra spagnola non fu un processo breve né indolore. Nell'Ottocento, l'arte della liuteria chitarristica aveva raggiunto, in Italia, un altissimo grado di raffinatezza: i Fabricatore avevano autorevolmente guidato a Napoli la transizione tra gli strumenti settecenteschi e quelli nuovi, a sei corde semplici, e i Guadagnini avevano acquisito, con la loro successione dinastica, in quel di Torino, un meritato prestigio. Inoltre, si era creato un asse tra le ricerche del liutaio viennese Johann Georg Stauffer e quelle del grande chitarrista-compositore e liutaio Luigi Legnani. Era quindi consolidata, alla fine del secolo XIX, un'arte della liuteria chitarristica italiana, ben caratterizzata nella morfologia degli strumenti e nella loro sonorità. Le differenze tra le chitarre italiane dell'Ottocento e quelle costruite, nella stessa epoca, dai liutai spagnoli, erano radicali"...
Buona lettura :wink:
:bye:

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