Diversi articoli per la rivista inglese ‘Classical Guitar’

Notizie e commenti su libri, manuali, saggi, film, pubblicazioni digitali sulla chitarra classica.
Regole del forum
In questa sezione potete pubblicare notizie e commenti su libri, manuali, saggi, film, pubblicazioni digitali sulla chitarra classica.
Gli annunci su pubblicazioni, prodotti o eventi professionali personali devono essere pubblicati nella sezione Autopromozione.
AllanCliveJones

Diversi articoli per la rivista inglese ‘Classical Guitar’

Messaggio da AllanCliveJones » gio 12 mar 2015, 11:09

Ciao

Ho scritto diversi articoli per la rivista inglese ‘Classical Guitar’ (ora una rivista Americana). Alcuni di loro sono disponibili qui :

https://open.academia.edu/AllanJones/No ... blications
Purtroppo sono in inglese !

In più ci sono un paio di presentazioni per conferenze :

Per quanto riguarda Henri Sauguet
http://oro.open.ac.uk/40686/1/Jones_Sau ... 0music.pdf

Per quanto riguarda Cyril Scott
http://oro.open.ac.uk/40744/1/Scott%20S ... guitar.pdf

Allan

vallecamonica
Messaggi: 240
Iscritto il: sab 02 feb 2008, 11:22
Località: Pisogne BS

Re: Diversi articoli

Messaggio da vallecamonica » gio 12 mar 2015, 16:37

la ringrazio di cuore per la segnalazione dei suoi articoli.
ho letto tutto d' un fiato quello relativo a warlock, dowland e segovia: veramente interessante la ricostruzione della riscoperta moderna di dowland dopo circa trecento anni di quasi completo oblio. lettura coinvolgente ed appassionante. sicuramente leggerò a breve anche gli altri messi a disposizione.
ancora grazie, un saluto, giuseppe.

vallecamonica
Messaggi: 240
Iscritto il: sab 02 feb 2008, 11:22
Località: Pisogne BS

Re: Diversi articoli

Messaggio da vallecamonica » gio 12 mar 2015, 19:28

gentile allan,
ho appena letto il suo articolo sulla sarabanda di poulenc e mi è piaciuto molto.
avevo studiato la sarabanda quasi trent' anni fà perchè allora il mio gruppo vocale cantava le "quatre petites prières de saint françois d' assise" ed io ci trovavo incosapevolmente tutte quelle corrispondenze così ben messe in evidenza dalla prima parte del suo articolo. "Seigneur, je vous en prie, que la force brulante et douce de nostre amour..." cantavamo con san francesco, e la stessa forza ardente e dolce ad un tempo mi pareva dovesse uscire anche dalla sarabanda per chitarra. sentii oscar ghiglia darle un' interpretazione invece affatto laica in un concerto a cologno monzese vicino a milano che non mi convinse del tutto.
per quanto riguarda la seconda parte del suo bellissimo studio ho apprezzato particolarmente le sue osservazioni sulla scrittura singolare delle singole voci: se mi è consentito, suggerirei di considerarla una velata allusione ad una notazione tabulare antica in cui le singole voci vanno ricostruite ed il valore delle note non è sempre indicato in modo esplicito.
l' articolo nel suo complesso mi è piaciuto molto e mi ha fatto tornare la voglia di suonare la sarabanda dopo molto tempo. grazie ancora ed a presto.
un saluto, giuseppe.

AllanCliveJones

Re: Diversi articoli

Messaggio da AllanCliveJones » ven 13 mar 2015, 10:02

Giuseppe

Grazie molto. Sono lusingato che apprezzate il mio lavoro .

Vi invio i miei migliori auguri

Allan

vallecamonica
Messaggi: 240
Iscritto il: sab 02 feb 2008, 11:22
Località: Pisogne BS

Re: Diversi articoli

Messaggio da vallecamonica » sab 14 mar 2015, 23:41

gentile allan,
ho letto con molto interesse e piacere il suo articolo "the judgement of paris".
la chiarezza della documentazione costringe a rivedere molte posizioni rassicuranti spesse volte assunte senza la dovuta attenzione critica.
ancora grazie.
un saluto, giuseppe.

AllanCliveJones

Re: Diversi articoli

Messaggio da AllanCliveJones » gio 19 mar 2015, 21:57

Ho aggiunto un altro articolo , riguardante Sainz de la Maza , qui
https://open.academia.edu/AllanJones/No ... blications

mito3D
Messaggi: 319
Iscritto il: mer 08 ago 2012, 17:13

Re: Diversi articoli

Messaggio da mito3D » sab 28 mar 2015, 22:08

vallecamonica ha scritto:gentile allan,
ho letto con molto interesse e piacere il suo articolo "the judgement of paris".
la chiarezza della documentazione costringe a rivedere molte posizioni rassicuranti spesse volte assunte senza la dovuta attenzione critica.
ancora grazie.
un saluto, giuseppe.
Ho letto anch'io l'articolo in cinque parti "The Judgement of Paris" e devo dire che alcune cose mi sono piaciute molto, altre molto meno.

Molto bello è inserire il discorso su Pujol e Segovia a Parigi in una visione più ampia, ricordando le grandi scuole come il Paris Conservatoire, la Schola Cantorum e l'École Normale de Musique, che formarono molti dei grandi e meno grandi musicisti classici del tempo, ricordando ad es. come Rodrigo e Ponce avessero studiato all'École Normale, Albeniz and Turina alla Schola Cantorum etc.
Molto positivo anche il largo spazio dedicato a Emilio Pujol.

Paradossalmente quello che convince meno è la parte dedicata a Segovia, sia per mancanza di documentazione dovuta al fatto che gli articoli sono un po' datati, sia per alcune strane conclusioni che sembrano peccare di una certa "sete di scoop". Ad es, circa la lettera del 1930 di Segovia a Ponce in cui definisce "stupido" un articolo di Raymond Petit, si scrive
"The picture that seems to emerge from these clues, albeit not clearly, is of a group comprising Petit, Broqua and Allende towards whom Segovia harboured resentment, possibly on Ponce’s behalf. Associated with this group is Pujol, though whether he was included in Segovia’s animosity is unclear."
ora se si legge per intero la lettera di Segovia a Ponce (e si tengono presenti anche le altre lettere del periodo) si nota che non c'è proprio nessun riferimento a Pujol, anche se poi e a posteriori è evidente che Segovia e Pujol davano giudizi ben differenti su Broqua e Allende. Ma allora perchè tirare in ballo una possibile animosità di Segovia contro Pujol, che fra l'altro sarà poi collega di Segovia all'Accademia Chigiana di Siena?

Le conclusioni finali sono poi ancora più spiazzanti. Dopo aver notato che nel periodo in questione circolavano in verità a Parigi pochi chitarristi di fama, sostanzialmente Llobet, Segovia, Sainz de la Maza e Pujol, si ripropone la solita domanda un po' logora: perchè Segovia ha tanto successo e gli altri no?
La risposta, riassumendo all'estremo, elenca le ragioni in quest'ordine:
1) Segovia viaggiava di più: "On a purely prosaic level, the extent of Segovia’s travelling marked him as different" (!!!)
2) C'erano tanti compositori contemporanei che scrivevano per lui
3) Era un virtuoso che assoggettava il virtuosismo all'espressione musicale.
4) L'uso dei "colori" della chitarra e la qualità del suono
5) L'uso estensivo di una certa "intelligenza musicale"

Il problema è che è difficile pensare un Llobet o un Pujol che difettassero delle ultime tre qualità...quindi sembra dover concludere che il vero "quid" del successo segoviano erano i chilometri viaggiati e il numero delle opere contemporanee che gli piovevano addosso!
Si tratta di una evidente inversione di causa e effetto, Segovia viaggiava di piú e attirava i compositori perchè aveva avuto successo al punto da convincere impresari e compositori a puntare su di lui, e non il contrario.

Chiunque oggi si sia informato sul tema, anche alla luce delle nuove biografie su Segovia, sa che c'è una risposta piuttosto semplice da dare circa la primazia concertistica segoviana. Segovia, oltre ad avere doti artistiche e musicali di grande rilievo, si era dotato, in gran parte da autoditatta, di una tecnica strumentale che gli assicurava una qualità e un volume sonoro, uniti ad una sicurezza esecutiva, che gli permettevano di cercare il confronto fra la chitarra e gli altri strumenti nelle grandi sale da concerto. Alla penosa domanda "perchè Segovia sì e gli altri no?" si trova un risposta domandandosi "perchè Segovia fece di tutto e riuscì a suonare con successo nel «Gran Palau della Musica Catalana» di Barcelona, mentre gli altri se ne giravano ben alla larga?"

Insomma Segovia era un combattivo adepto del concertismo in chitarra classica,e guardando bene non fu il solo del suo secolo, ricordando solo Ida Presti, Narciso Yepes, Pepe Romero etc.

A pensarci bene è abbastanza chiaro perchè questo punto non sia tanto facile da capire oggi, quando l'importanza del concerto viene progressivamente e talibanamente smantellata sotto i colpi concentrici di:
- buoni professionisti (leggi professori) che amplificano la chitarra nelle sale da concerto
- rapporti incestuosi in cui i chitarristi suonano per un pubblico al novanta per cento fatto di altri chitarristi, in cui l'acme si raggiunge quando il professore di conservatorio va a vedere l'altro professore di conservatorio, pronto a perdonare tutto e anche di più (è un collega!)
- "falsi" concertisti che in realtà, in parte preponderante, vivono di Masterclass date ancora nel solito ambiente di ambiziosi chitarristi e di partecipazioni a quella orripilante cosa che sono i Festival di chitarra
- dilagare dell'onanismo internettistico/digitale che porta a considerare come ottimi degli audio evidentemente martoriati da massicci interventi e ripuliture digitali (su Youtube ma anche su CD)
- trionfo del concorso come mezzo di selezione dei professionisti internazionali, che quindi modulano se stessi e le proprie esecuzioni (e cosa ancor più drammatica, la scelta della chitarra da suonare) sulla mediocrità conformistica delle aspettative delle giurie

L'esito finale di tutto questo, ben noto, è l'espulsione della chitarra dalle scelte delle grandi società organizzatrici di concerti. Tutto sommato una scelta giusta, altro che "pregiudizio degli ambienti tradizionali". Voler entrare nelle sale da concerto a lato di violino, violoncello e pianoforte è facile volerlo, altra cosa è meritarselo.

:bye:

ps
Dicevo sopra che l'articolo è un po' datato rispetto alle fonti su Segovia, in effetti ad es.
- il programma di sala di Segovia a Parigi nel concerto d'esordio parigino del 1924 non è sconosciuto bensì completamente noto
- idem per la bellissima recensione del suddetto concerto da parte di "Gérard d’Houville" alias "Marie Louise Antoinette de Heredia", a cui intelligentemente rinviava Pincherle nella sua recensione ("The reviewer Marc Pincherle (1888–1974) was a writer, editor and musicologist.The article by Gérard d’Houville, about which he frustratingly gives no further information, is not in La Revue Musicale or any other musical publication I have seen; I have been unable to trace it.")

l'articolo meriterebbe una versione 2.0, chissà che da qualche parte non esca anche quello "stupido articolo" di Raymond Petit a cui si riferiva Segovia scrivendo a Ponce.

Boris_Balkan

Re: Diversi articoli

Messaggio da Boris_Balkan » dom 29 mar 2015, 11:15

mito3D ha scritto:
A pensarci bene è abbastanza chiaro perchè questo punto non sia tanto facile da capire oggi, quando l'importanza del concerto viene progressivamente e talibanamente smantellata sotto i colpi concentrici di:
- buoni professionisti (leggi professori) che amplificano la chitarra nelle sale da concerto
- rapporti incestuosi in cui i chitarristi suonano per un pubblico al novanta per cento fatto di altri chitarristi, in cui l'acme si raggiunge quando il professore di conservatorio va a vedere l'altro professore di conservatorio, pronto a perdonare tutto e anche di più (è un collega!)
- "falsi" concertisti che in realtà, in parte preponderante, vivono di Masterclass date ancora nel solito ambiente di ambiziosi chitarristi e di partecipazioni a quella orripilante cosa che sono i Festival di chitarra
- dilagare dell'onanismo internettistico/digitale che porta a considerare come ottimi degli audio evidentemente martoriati da massicci interventi e ripuliture digitali (su Youtube ma anche su CD)
- trionfo del concorso come mezzo di selezione dei professionisti internazionali, che quindi modulano se stessi e le proprie esecuzioni (e cosa ancor più drammatica, la scelta della chitarra da suonare) sulla mediocrità conformistica delle aspettative delle giurie

L'esito finale di tutto questo, ben noto, è l'espulsione della chitarra dalle scelte delle grandi società organizzatrici di concerti. Tutto sommato una scelta giusta, altro che "pregiudizio degli ambienti tradizionali". Voler entrare nelle sale da concerto a lato di violino, violoncello e pianoforte è facile volerlo, altra cosa è meritarselo.
Perché Segovia sì e Llobet no (per esempio).
Perché Llobet non vive abbastanza, e perché Llobet non aveva la carica instancabile di Segovia (quando Segovia scrive a Ponce, rimproverandolo per la sua mancata risposta lo avverte: e non dirmi che sei troppo impegnato, perché io, in un mese, ho fatto - e qui cita il numero di concerti, lettere scritte, ecc che fanno impallidire).
Altrimenti Segovia, in quegli anni, e con lo strumento (Hernandez del 1912) e le corde (in budello) che usava, era assolutamente affine (e forse ne rappresentava la massima sintesi e forza) di quel mondo llobettiano di cui, per ragioni politiche, lacune storiche, musicologiche, ecc, solo oggi si inizia a comprendere la portata. Viene da pensare (leggendo alcune lettere di Llobet a Terzi, per esempio) che Segovia, in un certo senso, in quegli anni '20 lavorasse così tanto (anche) per rimpiazzare il vuoto che veniva lasciando Llobet nel mondo del concertismo.

Però soprattutto ti ringrazio per le cose che hai scritto sopra e che ho citato del tuo messaggio, ne condivido anche le virgole fin nel profondo, e ne apprezzo la sincerità. La chitarra ha bisogno di questo pensiero, e di svegliarsi dal pigro auto-esilio che si è imposta (anche) a causa di un fanatismo segoviano che del pensiero di Segovia di quegli anni così vivaci - per mancanza di documenti (fino ad un certo punto...), e per incapacità a comprenderne i presupposti artistici e intellettuali - ne è l'esatta negazione.

mito3D
Messaggi: 319
Iscritto il: mer 08 ago 2012, 17:13

Re: Diversi articoli

Messaggio da mito3D » dom 29 mar 2015, 14:01

.
Ultima modifica di mito3D il dom 29 mar 2015, 14:03, modificato 1 volta in totale.

mito3D
Messaggi: 319
Iscritto il: mer 08 ago 2012, 17:13

Re: Diversi articoli

Messaggio da mito3D » dom 29 mar 2015, 14:02

Caro Boris Balkan, ti ringrazio e mi rallegro per la tua condivisione di ciò che ho scritto circa una situazione attuale un po' stralunata della chitarra classica. Adesso almeno siamo in due a dirlo :D :lol:

Quanto al punto Lobet-Segovia, non era certo mia intenzione procedere ad una piatta svalutazione di Llobet, tipo: "alla fine ha vinto Segovia". Al contrario un po' tutti si danno sempre più conto, anche grazie alla "rinascita llobetiana" dei vari Grondona e Trepat etc., del suo valore artistico. Il primo a riconoscergli questo grande valore sia come interprete, sia come armonista, sia come trascrittore fu lo stesso Segovia, che proprio per questo suo riconosciuto valore lo teneva ben distinto dal resto degli adepti tarreghiani di stretta osservanza. Ma il punto in questione era la qualità di concertista, e su questo punto, vale a dire sulla qualità finale delle esecuzioni da un punto anche meramente strumentale ma soprattutto tenendo in vista il confronto con gli altri strumenti che classicamente si esibivano nelle grandi sale da concerto, sia lo stesso Segovia che altre fonti sono piuttosto scettiche. Basti pensare alle osservazioni mi sembra di Paquita Madriguera sugli errori che si ripetevano instancabilmente sugli stessi brani negli stessi punti, giustificati dallo stesso Llobet in base alla "grande difficoltà della chitarra". Idem per per la rinuncia all'esibizione nella grandi sale, cosa che accomunava un po' Llobet e gli altri tarreghiani, ma dove probabilmente si scontava anche il fatto che il tarreghismo di stretta osservanza rifiutava a priori l'uso delle unghie, dal che mediamente risulta un minore volume sonoro.
Nel caso specifico di Llobet, se queste rinunce e queste lacune fossero originate da dei limiti tecnici oppure da (o "assieme a") una certo stato depressivo, mi sembra piuttosto difficile a dirsi.

:bye:

Boris_Balkan

Re: Diversi articoli

Messaggio da Boris_Balkan » dom 29 mar 2015, 20:23

mito3D ha scritto:Caro Boris Balkan, ti ringrazio e mi rallegro per la tua condivisione di ciò che ho scritto circa una situazione attuale un po' stralunata della chitarra classica. Adesso almeno siamo in due a dirlo :D :lol:
Non siamo in pochi(ssimi), del resto a me piacerebbe che la chitarra tornasse anche ciò che è stato in quel periodo aureo, ma non nego a chi oggi la vede bene così una possibilità di continuare. Semplicemente sono due mondi diversi, credo.
mito3D ha scritto: Quanto al punto Lobet-Segovia, non era certo mia intenzione procedere ad una piatta svalutazione di Llobet, tipo: "alla fine ha vinto Segovia". Al contrario un po' tutti si danno sempre più conto, anche grazie alla "rinascita llobetiana" dei vari Grondona e Trepat etc., del suo valore artistico. Il primo a riconoscergli questo grande valore sia come interprete, sia come armonista, sia come trascrittore fu lo stesso Segovia, che proprio per questo suo riconosciuto valore lo teneva ben distinto dal resto degli adepti tarreghiani di stretta osservanza. Ma il punto in questione era la qualità di concertista, e su questo punto, vale a dire sulla qualità finale delle esecuzioni da un punto anche meramente strumentale ma soprattutto tenendo in vista il confronto con gli altri strumenti che classicamente si esibivano nelle grandi sale da concerto, sia lo stesso Segovia che altre fonti sono piuttosto scettiche. Basti pensare alle osservazioni mi sembra di Paquita Madriguera sugli errori che si ripetevano instancabilmente sugli stessi brani negli stessi punti, giustificati dallo stesso Llobet in base alla "grande difficoltà della chitarra". Idem per per la rinuncia all'esibizione nella grandi sale, cosa che accomunava un po' Llobet e gli altri tarreghiani, ma dove probabilmente si scontava anche il fatto che il tarreghismo di stretta osservanza rifiutava a priori l'uso delle unghie, dal che mediamente risulta un minore volume sonoro.
Nel caso specifico di Llobet, se queste rinunce e queste lacune fossero originate da dei limiti tecnici oppure da (o "assieme a") una certo stato depressivo, mi sembra piuttosto difficile a dirsi.

:bye:
Certamente, non volevo attribuirti questa operazione anti-llobettiana, se ne emerge questo me ne scuso.
Sono argomenti però molto interessanti, sui quali io ho fatto alcune riflessioni.
Le testimonianze su Llobet interprete sono un fatto piuttosto singolare, perché sono varie e molto contrastanti tra loro.
Io penso (e ci tengo a dire che sono solo miei ragionamenti) che Llobet sia stato tutto ciò che viene descritto: un grande interprete dalla tecnica infallibile (una tecnica che in un certo senso non è lontanissima da quella di Segovia, per motivi anche legati all'obbligatorietà del budello, una volta che si decide di suonare con le unghie, di attaccare la corda in un certo modo - anche qui, le foto di entrambi possono fare una certa chiarezza); dalla facilità musicale sconcertante - anche come pianista (Mimita Anido); ma anche un interprete con un bagaglio tecnico non propriamente adeguato, dal suono non più profondo come un tempo, ecc (Paquita Madriguera, e Segovia stesso).
E penso che il motivo possa essere una discontinuità nel mettersi al lavoro (anche qui è Mimita Anido a dirlo, parlando di una pigrizia eccezionale), che Llobet aveva. Una discontinuità tipica di altri grandi interpreti dal temperamento non propriamente stabile, se non del tutto inquieto: l'elenco di artisti simili sarebbe lungo (e non escluderebbe grandissimi pianisti). Llobet, come tanti altri, è stato molte cose e in tempi diversi.
In più, il confronto con il giovane Segovia, non dimentichiamolo, avviene quando Llobet ha circa cinquant'anni; oggi è per molti musicisti l'età della piena maturità ma a quel tempo poteva essere un'età non trascurabile: io penso che trovarsi a “rivaleggiare” un giovane con quelle caratteristiche, acclamato in quel modo, sia stato un problema per una personalità suscettibile come quella di Llobet - dove la suscettibilità, e qui spesso si sbaglia, non è ritrosia, ma massima considerazione di sé. Paradossalmente Segovia, giovane e pieno di energie, aveva un modo di porsi molto, sì molto energico ma umile: era sempre lui a fare il primo passo: con i compositori a cui chiedere musica per chitarra, con gli organizzatori dei suoi primi concerti, e così via. Llobet si chiuse totalmente in sé convinto - a ragione - di essere il più grande (sono sempre mie supposizioni). In questa chiusura i fattori furono anche meramente sociali: la Catalogna si ritrova in pochi anni i
Inoltre non va dimenticato che, per esempio, rispetto al chitarrismo di cui sopra, che siamo d'accordo a ritenere intellettualmente non proprio

Quanto alle grandi sale è interessante anche qui operare un distinguo, Llobet parlava (sempre secondo me) di impossibilità della chitarra di farsi udire in teatri veramente molto grandi, dove invece Segovia riuscì a padroneggiare come un leone. Va però detto che l'immagine - forse tarreghiana, quello sì - di Llobet che suona per una manciata di persone è smentita da testimonianze, anche fotografiche (vedi foto). Oggi, anche i concertisti più affermati possono tranquillamente limitarsi a quel tipo di sale da 300 posti alle quali Llobet pensava come posto ideale per la chitarra.
Comunque, condivido pienamente quello che dici: un grande interprete non nega l'altro. Llobet non soffre più quell'oblio dei decenni passati. E pur ridimensionando alcuni aspetti della figura divinizzata di Segovia difficilmente si potrebbe che non sia stato un grande così come è stato giustamente considerato.
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.

AdC Pontedera
Messaggi: 23
Iscritto il: dom 15 nov 2015, 12:30

Re: Diversi articoli per la rivista inglese ‘Classical Guitar’

Messaggio da AdC Pontedera » lun 23 nov 2015, 22:28

Grazie per gli interessanti articoli e complimenti per lo stile!

AdC

Torna a “Pubblicazioni sulla chitarra classica”

Chi c’è in linea

Visitano il forum: CommonCrawl [Bot] e 1 ospite