[youtube] Anner Bylsma

Quando inserite un link che riconduce ad un video, formulate il titolo come in quest'esempio : [YouTube] Niccolò Paganini; Capricho nº 24.
Boris_Balkan

[youtube] Anner Bylsma

Messaggioda Boris_Balkan » lun 27 apr 2015, 01:22


Youtube


Anner Bylsma ci ha regalato questa meravigliosa incisione, la condivido con piacere. Io credo, seppure condizionato dall'esaltazione della scoperta (non che non conoscessi l'interprete ma, come spesso capita, solo ora è avvenuto “l'incontro”), che rappresenti uno dei momenti più alti di tutta la storia dell'interpretazione bachiana.

Alcuni vi troveranno un modo di intendere Bach lontano da quell'idea di austerità che ha condizionato gli interpreti nei decenni passati, forse anche per una naturale avversione ad una certa estetica tardo romantica dei primi grandi interpreti bachiani. Lo stesso Bylsma ne evidenzia le differenze in questo piccolo estratto, dove dichiara il suo credo in maniera più che convincente:
Youtube

In questo piccolo frammento si mettono in evidenza due modi antitetici di intendere Bach, e forse in generale tutta la musica.

Casualmente leggo in questi giorni un libro dove trovo queste indicazioni di Bresson a Roland Monod per il film Un condamné à mort s'est échappé (ou le vent souffle où il veut):
richieste di assumere un comportamento appunto all'estremo opposto di quello di Bylsma, e infatti - non a caso - Bresson cita Dinu Lipatti come modello di riferimento (interprete di cui pure subisco il fascino - forse proprio per il motivo che cita Bresson).
Allego il testo in formato fotografico, non avendo molto tempo per ricopiarlo:
bresson.jpg


Qui un esempio da Bresson (Le diable probablement):

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Qui Lipatti/Bach:

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Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.

mizar
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda mizar » lun 27 apr 2015, 10:41

Molte grazie per la segnalazione.
Hai riacceso in me un bel ricordo citando Anner Bylsma e le suite per violoncello. Tanti anni fa mia mamma compro' tutte le suite nell'edizione della Archiv (se ricordo bene era un cofanetto di Lp molto elegante foderato in tela color canapa ). Da bambino le ho ascoltate un numero infinito di volte .
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Boris_Balkan

Re: Anner Bylsma

Messaggioda Boris_Balkan » lun 27 apr 2015, 15:21

mizar ha scritto:Molte grazie per la segnalazione.
Hai riacceso in me un bel ricordo citando Anner Bylsma e le suite per violoncello. Tanti anni fa mia mamma compro' tutte le suite nell'edizione della Archiv (se ricordo bene era un cofanetto di Lp molto elegante foderato in tela color canapa ). Da bambino le ho ascoltate un numero infinito di volte .


Grazie a te per il ricordo. Ho anch'io ascoltato di recente quelle incisioni. Ed è bello vedere che alcune cose abbiano seguito un'evoluzione nella storia musicale di Bylsma: la scelta dei tempi, e soprattutto, mi pare, un'attenzione verso l'articolazione della frasi sempre più evidente.

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Re: Anner Bylsma

Messaggioda Paolo Previato » lun 27 apr 2015, 18:27

Boris_Balkan ha scritto:
Anner Bylsma ci ha regalato questa meravigliosa incisione


Grazie per questa bellissima recensione.
I tuoi spunti sono sempre molto interessanti e profondi, purtroppo spesso non conosco gli interpreti e gli argomenti.
In questo caso neanche la lingua ma nell'intervista a Bylsma ho capito qualcosa grazie agli esempi musicali e alla tua premessa sull'interpretazione di Bach.
Non conoscevo neanche Dinu Lipatti la cui esecuzione del chorale Prelude mi ha impressionato.
A quanto ho capito senza assolutamente lasciarsi andare a interpretazioni personali a suonato Bach lasciando un profondo senso di appagamento nell'ascoltatore.
Non sono un musicista di professione e il mio Bach si limita ai pianisti forse più lanciati dall'industria discografica come Glenn Gould, András Schiff, Richter. Gli ultimi due mi sembra che si lascino un po' troppo andare e suonano un Bach un po' romantico.
Diverso il discorso di Gould che mi piace moltissimo e a parte certe stramberie tipiche del personaggio mi sembra più asciutto ed aderente allo spartito.
Però questo e quel poco che credo di aver capito in questi anni di ascolto e non vorrei dire sciocchezze.
Sui film ho capito che hai una cultura sterminata e cerco di seguirti apprezzando le tue indicazioni come nel topic su Mangorè in cui mi hai lasciato a bocca aperta.
Continuerò a seguirti e con l'occasione cercherò di approfondire alcune conoscenze in tema di musica, cinema e cultura.
:bye:
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.
Fabrizio De André - Amico Fragile

Giuseppe Gasparini

Re: Anner Bylsma

Messaggioda Giuseppe Gasparini » lun 27 apr 2015, 20:12

Grazie Giacomo per questi bellissimi contributi :D :merci: :merci: :bye:

cecco
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda cecco » lun 27 apr 2015, 20:55

Boris_Balkan ha scritto:
Alcuni vi troveranno un modo di intendere Bach lontano da quell'idea di austerità che ha condizionato gli interpreti nei decenni passati, forse anche per una naturale avversione ad una certa estetica tardo romantica dei primi grandi interpreti bachiani.


Bresson cita Dinu Lipatti come modello di riferimento (interprete di cui pure subisco il fascino - forse proprio per il motivo che cita Bresson).

Bach ha molte interpretazioni di matrice diversa. E' vero, ci sono persone che hanno una naturale avversione ad una certa estetica tardo romantica: non riesco proprio ad ascoltare un Bach sdolcinato che intenerisce il cuore (era la critica che ti ho fatto tempo fa e che tu, forse per colpa mia, non hai capito)
Molto interessante l'esempio di Bresson. A me la sua posizione appare un paradosso: l'apparente stato di non-recitazione è una recitazione.
Una via di mezzo..... forse la Tureck?

Youtube

Boris_Balkan

Re: Anner Bylsma

Messaggioda Boris_Balkan » lun 27 apr 2015, 22:09

cecco ha scritto:
Boris_Balkan ha scritto:
Alcuni vi troveranno un modo di intendere Bach lontano da quell'idea di austerità che ha condizionato gli interpreti nei decenni passati, forse anche per una naturale avversione ad una certa estetica tardo romantica dei primi grandi interpreti bachiani.


Bresson cita Dinu Lipatti come modello di riferimento (interprete di cui pure subisco il fascino - forse proprio per il motivo che cita Bresson).

Bach ha molte interpretazioni di matrice diversa. E' vero, ci sono persone che hanno una naturale avversione ad una certa estetica tardo romantica: non riesco proprio ad ascoltare un Bach sdolcinato che intenerisce il cuore (era la critica che ti ho fatto tempo fa e che tu, forse per colpa mia, non hai capito)
Molto interessante l'esempio di Bresson. A me la sua posizione appare un paradosso: l'apparente stato di non-recitazione è una recitazione.
Una via di mezzo..... forse la Tureck?

Youtube


Tureck è un'interprete bachiana che sembra provenire dallo spazio, eterea, al contempo profonda, estremamente attenta ai dettagli ma con una visione d'insieme assolutamente salda, che ne restituisce l'architettura sempre chiara.

Un tempo era la mia interprete preferita, un riferimento assoluto: mi ricordo che in una delle sue incisioni delle Goldberg faceva un diminuendo tra i primi due sol dell'aria, praticamente nelle prime due note di tutta un'opera esprimeva una dichiarazione di intenti di rilievo incredibile: SOL - sol. Credo che proprio quei due sol, suonati così, mi abbiano fatto capire fin dove un interprete poteva, nei confronti di un testo. Per me è ancora emozionante. Non lo so se rappresenti la via di mezzo, è una grandissima interprete, tanto mi basta. Col passare del tempo, forse rincoglionendo, cedo sempre meno al bisogno di catalogare e inquadrare interpreti, persone, idee. A sedurmi, sempre di più, è l'intelligenza (anche emotiva - nel caso della musica e di altre arti).

Giuseppe Gasparini ha scritto:Grazie Giacomo per questi bellissimi contributi :D :merci: :merci: :bye:


Grazie a te, Giuseppe, che apprezzi.

Paolo Previato ha scritto:Diverso il discorso di Gould che mi piace moltissimo e a parte certe stramberie tipiche del personaggio mi sembra più asciutto ed aderente allo spartito.



Difficile parlare con concisione del rapporto tra Gould e lo spartito. Io credo che anche quello rientri nella dimensione paradossale dell'essere (stato) presente con la sua assenza.
In quel caso specifico (quello della traduzione di un testo in suono) emerge appunto una personalità straordinariamente presente (a tratti ingombrante) facendoci al contempo credere che quella personalità si annulli.
Fu così anche per la sua presenza nel mondo in generale: il suo ritiro dai palcoscenici, per dedicarsi - nelle sue intenzioni - ad una vita più appartata e ad una dimensione di isolamento, lo portarono ad essere sempre più presente come personaggio (creando intorno a sé un mito vero e proprio). Per non parlare della sua presenza - al di fuori del mito - alla radio, alla tv, nelle sale d'incisione.
Gould era veramente un genio, può non piacerci tutto, o addirittura poco, ma è veramente inutile nascondersi dietro al fatto che qualunque cosa facesse era pervasa da autentica genialità. Il suo caso è letteralmente unico.

Ti assicuro che in realtà io di cinema non ne capisco nulla. Sono un semplice appassionato, e sicuramente tra le arti è forse la mia preferita - non considerando la musica per ovvi motivi, e per incapacità di esserne solo fruitore.
Probabilmente la mia ingenuità nei suoi confronti mi fa apparire più competente di ciò che sono veramente, e mi rende pieno di quell'entusiasmo vitale di chi si può permettere di non razionalizzare, analizzare, decifrare ogni aspetto di un'opera d'arte. È quella freschezza che sto cercando in tutti i modi, anche disperatamente, di riconquistare nel fare musica - pur non dimenticando tutto il resto: e cioè quella gnosi che non può non essere presente in un interprete che voglia dirsi tale, ma che può anche ingabbiare l'artista in una dimensione di immobilità dannosissima e appunto improduttiva. Forse, in questo equilibrio irraggiungibile, si possono solo definire i contorni per esclusione, e lasciare che il fulcro resti lì, non del tutto chiarito a sé stessi: “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Anche in questo verso di Montale, se vogliamo, e distorcendolo per una via forse troppo lacaniana, c'è un elemento di grande gouldianità.

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Re: Anner Bylsma

Messaggioda cecco » lun 27 apr 2015, 23:05

Boris_Balkan ha scritto:[

Tureck è un'interprete bachiana che sembra provenire dallo spazio, eterea, al contempo profonda, estremamente attenta ai dettagli ma con una visione d'insieme assolutamente salda, che ne restituisce l'architettura sempre chiara.
Col passare del tempo, forse rincoglionendo, cedo sempre meno al bisogno di catalogare e inquadrare interpreti, persone, idee..

Ancora non lo sono, ma presto sarò rincoglionito. Per adesso con il cervello integro mi piace giocare, e le catalogazioni (in musica) sono un gioco...
Ho scritto che la Tureck potrebbe essere una via di mezzo mettendola tra un musicista a cui piace indugiare sul canto e sull'enfasi del sentimento (Casals) ed un altro a cui piace dominare freddamente ed analiticamente il suono (Evgeny Kissin).
Per curiosità faccio un copia/incolla delle parole di Glenn Gould a proposito della Tureck :Emanava una calma. che non aveva nulla a che vedere con il languore, ma piuttosto con il rigore morale, nel senso religioso del termine.
Mentre in quel periodo, gli “specialisti” di Bach, coloro che l’avevano restituito al gusto del tempo, Casals, Landowska e gli altri, lo suonavano con una quantità sconvolgente di rubato. […]
Non dico che non fossero dei grandi musicisti, erano immensi … ma per me quello non era veramente Bach.

cecco
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda cecco » lun 27 apr 2015, 23:28

...per continuare a giocare.... Anner Bylsma mi ricorda un poco Monsieur de Sainte-Colombe del film "Tous les matins du monde".... :)

mizar
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda mizar » mar 28 apr 2015, 10:42

Non ho resistito, e spero di non andare troppo fuori tema...
Condivido pienamente quando Gould ( che amo moltissimo ) dice immensi


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Boris_Balkan

Re: Anner Bylsma

Messaggioda Boris_Balkan » mar 28 apr 2015, 11:25

mizar ha scritto:Non ho resistito, e spero di non andare troppo fuori tema...
Condivido pienamente quando Gould ( che amo moltissimo ) dice immensi


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Magnifica, la conosco a memoria questa cosa.

Quello che Gould dice di Casals quando parla di Tureck - e cioè che non rappresenti la sua idea di Bach - lo dice con lo spirito tipicamente gouldiano di contraddittorietà (in questo caso più che motivata) verso un'estetica che si era consolidata, ed era diventata pensiero comune. Per questo viviamo un'evoluzione storica, nelle arti, di contrapposizioni stilistiche (banalizzo): è un naturale fenomeno rigeneratore se vogliamo.
Forse oggi, senza decenni di demonizzazione del suonare Bach in un certo modo: per esempio come Casals (in genere si dice: sì sì, questo va bene per Casals ma oggi “non si può più fare”), ecco, forse oggi non saremmo arrivati a questa sua rivalutazione del pensiero anche e soprattutto bachiano.
In termini filologici Casals è paradossalmente (?) molto più vicino a noi che alcuni interpreti che (volevano essere) filologicamente rigorosi negli anni passati.
C'è un'intervista ad Hopkinson Smith in cui dice che in fondo, dopo aver cercato sulla carta il senso di alcune diteggiature, dopo aver tentato la ricostruzione di un fraseggio, dopo il pensiero sugli abbellimenti, ecco, dopo tutto questo lui alla fine passa un sacco di tempo a cercare che quello che suona sia bello: dove la bellezza (che dovendo spiegarne il senso non vuol dire nulla, ma sono sicuro che ci capiamo) rappresenta il fine ultimo per cui, volendo, cambiare anche le decisioni “scientifiche” prese a monte.
Ecco, è forse così vero da sembrare banale, io personalmente, pur riconoscendone sempre il merito, non credo in un'arte che anteponga il raziocinio a questa ricerca del bello.
Anche qui, la mia è una visione assolutamente contrapposta a certi diktat imposti da certa musica contemporanea, che hanno condizionato inevitabilmente gli interpreti anche che non si sono occupati di questa musica.
Non è un discorso contro la musica contemporanea: che senso avrebbe? Ma contro ciò che in quell'ambiente è accaduto: dietro il rigore logico si sono nascoste inefficienze musicali, espressive, artistiche: o più di tutti: insicurezze. È accaduto in quell'ambiente, ma è accaduto anche nell'ambiente altamente specializzato della musica antica, del rigore filologico.
Mi pare quindi - ogni volta che nella musica si tenti di stabilire ciò che debba necessariamente essere una determinata cosa (privandola di qualsiasi altra possibilità) - che si crei un problema di ordine morale: nelle arti gli assolutismi sono possibili soltanto se vissuti in maniera esclusivamente privata (in quel caso forse addirittura indispensabili, almeno in alcuni periodi della propria vita), ma risultano sempre dannosi quando vengono allargati agli altri, quando a questi pensieri si unisce la drammatica esigenza di far proseliti (tipica appunto degli insicuri, dei non convinti, artisticamente parlando: dei falliti).
In quel momento, anche le idee più nuove, più rivoluzionarie, più irriverenti, più fertili, si trasformano in idee istituzionalizzate - esse rappresenteranno le nuove idee da cui emanciparsi: ecco che è giusto il pensiero di Gould, attentamente contestualizzato. Tanto più che Gould, pur accanendosi alcune volte con alcuni compositori, non ha mai avuto la benché minima voglia di creare un gouldianesimo della musica - la sua energia era giustamente rivolta ad altro.

Non capisco invece, oggi, l'impossibilità di riconoscere il merito artistico in cose che sono distanti dalla propria concezione estetica da chi, al contempo, voglia definirsi artista, musicista, ecc.
Tornando a Lipatti: c'è stato un momento in cui credevo rappresentasse il mio contrario. Quella chiarezza apollinea quasi mi irritava: ma sono stato sempre incredibilmente attratto dai suoi lavori: come per un'amante che ci fa innervosire, nel momento in cui ci attrae (pur senza sapere che ci sta attraendo), perché non compresa, perché al di sopra delle nostre possibilità intellettive, sentimentali, umane.
A me pare di capire che l'irritazione, nella musica, ha per me il valore di un germe che si insinua nei miei pensieri, e che rappresenta la nascita di un'idea che mi destabilizza: sarà mica così che penso? sarà mica il contrario di ciò che credo di essere? L'irritazione assolve questo bisogno di difesa: per me ovviamente. Una difesa che, per quello che mi riguarda, è però nemica di ogni evoluzione: fatta appunto di irrimediabili prese di posizioni che ci pongono sempre in balia di una continua messa in discussione di tutto ciò che ci appare inevitabilmente vero.

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Re: Anner Bylsma

Messaggioda cecco » mar 28 apr 2015, 13:09

Boris_Balkan ha scritto:[
A me pare di capire che l'irritazione, nella musica, ha per me il valore di un germe che si insinua nei miei pensieri, e che rappresenta la nascita di un'idea che mi destabilizza: sarà mica così che penso? sarà mica il contrario di ciò che credo di essere? L'irritazione assolve questo bisogno di difesa: per me ovviamente.

Questo dubbio mi assale quando ascolto Povia.... poi mi do una martellata nei testicoli e mi ravvedo subito... :roll:

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Re: Anner Bylsma

Messaggioda mizar » mar 28 apr 2015, 13:36

Boris_Balkan ha scritto:C'è un'intervista ad Hopkinson Smith in cui dice che in fondo, dopo aver cercato sulla carta il senso di alcune diteggiature, dopo aver tentato la ricostruzione di un fraseggio, dopo il pensiero sugli abbellimenti, ecco, dopo tutto questo lui alla fine passa un sacco di tempo a cercare che quello che suona sia bello: dove la bellezza (che dovendo spiegarne il senso non vuol dire nulla, ma sono sicuro che ci capiamo) rappresenta il fine ultimo per cui, volendo, cambiare anche le decisioni “scientifiche” prese a monte.
Ecco, è forse così vero da sembrare banale, io personalmente, pur riconoscendone sempre il merito, non credo in un'arte che anteponga il raziocinio a questa ricerca del bello.
Anche qui, la mia è una visione assolutamente contrapposta a certi diktat imposti da certa musica contemporanea, che hanno condizionato inevitabilmente gli interpreti anche che non si sono occupati di questa musica.


Condivido pienamente quanto hai scritto.
Ho letto con molto piacere e ricavato mille spunti di riflessione che distrarranno enormemente la mia attività odierna :D
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda cecco » mar 28 apr 2015, 14:11

mizar ha scritto:
Boris_Balkan ha scritto:C'è un'intervista ad Hopkinson Smith in cui dice che in fondo, dopo aver cercato sulla carta il senso di alcune diteggiature, dopo aver tentato la ricostruzione di un fraseggio, dopo il pensiero sugli abbellimenti, ecco, dopo tutto questo lui alla fine passa un sacco di tempo a cercare che quello che suona sia bello: dove la bellezza (che dovendo spiegarne il senso non vuol dire nulla, ma sono sicuro che ci capiamo) rappresenta il fine ultimo per cui, volendo, cambiare anche le decisioni “scientifiche” prese a monte.
Ecco, è forse così vero da sembrare banale, io personalmente, pur riconoscendone sempre il merito, non credo in un'arte che anteponga il raziocinio a questa ricerca del bello.
Anche qui, la mia è una visione assolutamente contrapposta a certi diktat imposti da certa musica contemporanea, che hanno condizionato inevitabilmente gli interpreti anche che non si sono occupati di questa musica.


Condivido pienamente quanto hai scritto.
Ho letto con molto piacere e ricavato mille spunti di riflessione che distrarranno enormemente la mia attività odierna :D

...concordo in parte.
Dove sono questi diktat?
... e poi Hopkinson Smith sfonda una porta aperta: chi passa il tempo a studiare diteggiature e fraseggi per partorire una cosa "brutta"? E' palese che si cerca sempre il "bello" anche se nessuno sa con esattezza che cosa sia...
E poi non è vero che si sono passati decenni a demonizzare un certo modo di suonare Bach, a me sembra il contrario: questo approccio al suono che ha Casals ( o Rubinstein o mille altri) si è molto radicalizzato e ha sempre avuto moltissimi estimatori.
Ed in ogni caso non ci sono solo 2 vie all'interpretazione: la strettamente filologica e quella più aperta meno legata all'esattezza del testo... il '900 ha avuto tantissime scuole. La scuola di Neuhaus dove si ascrive? All'eclettismo di Gould o della Tureck? Alla ricerca snervante del testo tanto cara a Frans Bruggen e compagnia bella?...no, era di un'altra parrocchia. La Musica ha una grande diocesi con tantissime parrocchie e preti diversi con diversi sermoni...

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Re: Anner Bylsma

Messaggioda mizar » mar 28 apr 2015, 15:39

A me va tutto bene fino alla parrocchia dei "talebani ". :D
Mizar


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