[youtube] Anner Bylsma

Quando inserite un link che riconduce ad un video, formulate il titolo come in quest'esempio : [YouTube] Niccolò Paganini; Capricho nº 24.
mito3D
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Re: Anner Bylsma

Messaggioda mito3D » mar 28 apr 2015, 16:52

un'altra volta grazie al prode Boris Balkan, anche, mi permetto di dire, da parte di tutti quelli come me che non sospettavano
dell'esistenza di Anner Bylsma e la salutano adesso come una bella sorpresa.
Ho dato un ascolto, ovviamente iniziale e superficiale, e devo dire che non mi piace in modo travolgente. Quello che personalmente ho capito fino ad oggi del Bach "profano" è che un punto molto critico per chi suona è come interpretare la scansione ritmica. Le strade sono molte, ma, per lo meno ora, mi sembra che Bylsma la elasticizzi fino al punto di destrutturarla eccessivamente, ho la sensazione che si stia perdendo qualcosa di importante. Ovviamente parere personale.
Però mi piace molto che si allarghi in questo modo la forbice delle interpretazioni bachiane possibili e di fatto rispettabili , la vedo come una lezione anche per chi sta dentro limiti più stretti: un invito a ricordarsi della possibilità, sempre qualunque siano i vincoli che si vogliono accettare, di molte interpretazioni differenti.
Un segnale di libertà, magari pensando ad alcune critiche che ho letto ultimamente, in cui si esaltavano al massimo grado dei chitarristi per il solo fatto di suonare Bach in modo esatto e delineando bene le voci. E l'interpretazione (qualcuno direbbe "l'arte") dove va a finire?

Di fatto poi, per i chitarristi, la cosa è ancora più complessa. Oltre al coraggio dell'interpretare ci vuole quello del suonare su di un altro strumento con le scelte che necessariamente bisogna fare. Credere di suonare in modo filologicamente corretto oppure accettare di usare nell'interpretazione le risorse di uno strumento moderno? Ci vuole un doppio coraggio :D

:bye:

Boris_Balkan

Re: Anner Bylsma

Messaggioda Boris_Balkan » mar 28 apr 2015, 19:26

mito3D ha scritto: Le strade sono molte, ma, per lo meno ora, mi sembra che Bylsma la elasticizzi fino al punto di destrutturarla eccessivamente, ho la sensazione che si stia perdendo qualcosa di importante. Ovviamente parere personale.


Bylsma è in buona compagnia con una nutrita schiera di interpreti che tendono a guardare a certa musica: Bach, Scarlatti, con un filtro diverso: quello appunto della frase come elemento portante, anche strutturale dell'architettura del brano ( dico un elemento che qui è particolarmente evidente). In Italia possiamo citare per esempio Emilia Fadini, non lontana da questo approccio.
Con questo non voglio assolutamente criticare la tua rispettabilissima opinione, ma far presente che, chi guarda a Bach (e tanti altri autori - financo Paganini, per esempio) con quella visione, non troverà meno disdicevole (e disturbante, anche sotto l'aspetto architettonico e formale) un interprete che rispettando gli accenti delle battute (così come li conosciamo oggi noi, ma che forse per Bach assumevano un altro significato), o addirittura il metronomo, perderà inevitabilmente altri elementi per strada: come appunto quelli sopracitati.

Interpretare, in questo senso, è necessariamente una questione di scelte, e spesso alcune scelte vanno comprese - lungi da me il discorso che chi non apprezza qualcosa è perché non la capisce - però è un fatto che in Bach questo elemento, date i molteplici livelli di lettura, è presente in maniera rilevante e forse più che in ogni altro autore.

Pensa a chi, in quei dischi che citi, ben considerati per la loro correttezza, invece di scorgere elementi apprezzabili come il fatto che l'interprete abbia superato l'esame di solfeggio al terzo anno, o che abbia imparato a suonare le note senza sbagliarle, ci vede invece la mancanza di un discorso retorico (ovvero derivante dall'utilizzo delle figure retoriche), di una mancata attuazione delle articolazioni scritte da Bach, di un inesistente tentativo di comprendere e utilizzare abbellimenti.

Non mi interessa stabilire cosa sia più giusto o meno sbagliato - è un fatto che lascio volentieri ad altri ambiti, confidando che nell'arte se ne possa ancora fare a meno, desiderandolo. Quanto appunto sottolineare che, secondo me, il giudizio è sempre frutto di un bagaglio culturale da cui è impossibile prescindere (dove per differenza di cultura non si intende il discrimine tra chi più sa e chi meno - o almeno non solo - ma piuttosto un diverso contesto culturale appunto).

Quanto detto, penso trascenda lo strumento utilizzato, del resto i liutisti, in Bach, non hanno meno rogne che i chitarristi. Volendone fare un discorso talebanamente filologico, per Bach occorrerebbe scomodare allora il lautenwerk:



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