Il flamenco-jazz

Marcus

Il flamenco-jazz

Messaggioda Marcus » mar 24 ott 2006, 16:45

Oggi vorrei inaugurare questo spazio dedicato a tutti gli amanti del flamenco e del flamenco-jazz.

Marcus

Messaggioda Marcus » mar 24 ott 2006, 16:47

Il tentativo è quello di creare uno spazio virtuale dove tutti gli amanti del flamenco possano confrontarsi su qualsiasi tipo di tematica...dalla tecnica allo stile in generale. Spero di attrarre tanti chitarristi perchè noi "tocaores" in Italia siamo un pò poco in contatto...

Marcus

Messaggioda Marcus » mar 24 ott 2006, 16:49

se passate per questo "sub-forum" raccontatemi come siete arrivati al flamenco e cosa amate di questo genere musicale ...e soprattutto come reperite il materiale di studio.

davidpratta

Messaggioda davidpratta » mar 24 ott 2006, 17:40

Ciao Marcus.

ti scrivo molto volentieri, anche perche' ero intenzionato a replicare riguardo il tuo molto preciso intervento nel topic di "Al" sul picado.

La prima volta che ho ascoltato flamenco ero in provincia di Barcellona in vacanza coi miei, agosto 1986. Avevo otto anni e in un supermercato c'era un disco a volume piuttosto alto. Ho rotto le scatole da vero bambino in vacanza, fino a che mi madre ha chiesto che cos'era ad un addetto e mi ha comprato la cassetta.
Era il disco di Paco del 1972. Quello di "Entre dos aguas" per capirci.
e poi dopo qualche anno che suonavo la chitarra, ero gia' grandicello, ho cominciato a comprare altri album di Paco e di Vicente Amigo principalmente. Al che avevo deciso di trasferirmi in Andalusia per cercare un lavoro e un vecchio maestro. ma l'Andalusia ha un tasso di disoccupazione allucinante. Cosi' la mia saggia fidanzata cantante mi ha suggerito di tentare con Tenerife, dove avremmo piu' facilmente trovato lavoro e magari anche il flamenco, essendo Spagna comunque. e cosi' e' stato. Lavoriamo suonando negli hotel e ristoranti. e abbiamo trovato una famiglia di gitani dove io ho preso lezioni di chitarra e lei di ballo.

queste le note biografiche.

venendo alla chitarra, che di interesse piu' rilevante per il forum, l'aspetto che piu' mi attrae di questa musica e' che nasce con lo strumento. E' molto complesso per esempio pensare a un brano di Paco suonato col pianoforte. Sono necessarie tutte le caratteristiche dello strumento per eseguirlo. Ritengo sia il genere musicale piu' chitarristico per eccellenza. Piu' del blues o del tango argentino.

Un altro aspetto che mi affascina e' la costante presenza dell'elemento "danza". La danza conferisce alla musica una vitalita' assolutamente unica.

Il materiale principalmente lo reperisco in rete.

grazie per l'attenzione,
ciao

Marcus

Messaggioda Marcus » mer 25 ott 2006, 15:33

Caro Davidpratta,
sono io che ringrazio te per l'attenzione che hai prestato a questa mia iniziativa. Sicuramente hai vissuto il flamenco in modo molto più diretto del mio per questo penso che i tuoi interventi siano preziosi. Condivido in pieno quello che pensi del flamenco soprattutto quando dici che "nasce con lo strumento"...il mondo colto pensa che nasca prima la teoria e la pratica sia la concretizzazione della teoria...il flamenco è la dimostrazione dell'esatto contrario...è la chitarra attraverso il chitarrista che esprime qualcosa che solo oggi si inizia a teorizzare...con evidenti difficoltà.
E la dimostrazione di questo è proprio nel fatto che un brano di Paco è difficilmente pensabile su pianoforte, come mi hai fatto giustamente notare.

A questo punto sono molto curioso di sapere il tuo parere su quello che ho scritto riguardo il picado. In particolare che rapporto hai tu col picado dato che il mio, come forse si intuisce, è un pò tormentato.

Grazie per il tempo che mi dedichi.

davidpratta

Messaggioda davidpratta » mer 25 ott 2006, 16:37

Ciao Marcus.

grazie per avermi risposto.

Quello che hai scritto sul picado e' un dato di fatto. Diciamo che e' la prima cosa che mi e' saltata all'orecchio ascoltando Paco. Hai presente la parte B di "Entre dos aguas"? o "Punta Umbria"? li ascolti e ti chiedi ma come cavolo fa?
All'inizio ovviamente ci ho fatto una malattia... pero' poi ho capito che non e' cosi' importante, e soprattutto non e' la cosa piu' complessa. Paco stesso nel secondo periodo lo usa con moderazione, tranne quando ha di fronte Al di Meola o Mc Laughlin.. ma lo fa piu' che altro per fargli capire chi comanda. Li' e' un gioco a chi ne fa di piu', tipo il G3, e al di la' di alcuni brani molto riusciti, come Mediterranean Sundance, che poi e' in parte la rumba Rio Ancho di Paco, si tratta di un trio con scopi molto commerciali. E' ben lontano dai risultati che puoi incontrare nelle esperienze individuali dei tre singoli chitarristi.
In genere ho individuato due grossi gruppi nelle esecuzioni di Paco: la danza e la descrizione, nel senso di raccoglimento emotivo, pennellate, fraseggi, spesso con un tempo che appena si percepisce (come il citato "Mi niño curro"). E il suo modo di far convivere questi due aspetti del flamenco fanno in pratica il suo stile. Ha una precisione disumana nell'arpeggio e nell'uso del pollice, sia per fare scale, sia per arpeggi ascendenti e discendenti. E poi il ritmo. quando suona col sestetto, o con percussioni, e' lui il direttore d'orchestra, tutti lo seguono. detta il tempo con "golpes" e quando usa il picado e' sempre una perfetta scomposizione ritmica della frase, anche se ad alte velocita' non e' sempre ultra preciso (senti il finale di "entre dos aguas", alcune note le acciacca) ma puo' farlo, perche' e' talmente espressivo che sembra ancora piu' reale!
Un'altra cosa che mi colpisce sempre, rispetto ai classici, o ad altri musicisti "grossi", e' il modo in cui accelera o rallenta in alcuni punti delle esecuzioni. Non e' codificabile, e' molto fisico, cioe' si intuisce che l'idea che ha e' ad esempio un ballerino che aumenta il ritmo dei suoi passi quasi per istinto, perche' il momento musicale lo richiede.

Questo per dire che si', e' un dei musicisti al mondo tecnicamente piu' dotati, pero' la sua ricerca e la sua emotivita' spesso me lo fanno dimenticare. e mi godo la sua musica!

che ne pensi?

Marcus

Messaggioda Marcus » mer 25 ott 2006, 21:26

In effetti avevo notato la "doppia vita musicale" di Paco...Il Paco fusion e il Paco flamenco...e devo ammettere che io preferisco il Paco flamenco. Per esempio nel suo disco "solo quiero caminar" il fandango e la buleria (pinonate) sono bellissimi...direi che la buleria (sempre pinonate) è il suo brano che in assoluto preferisco. Ed in effetti di picado in questi suoi capolavori è sapientemente dosato.

Sono tutte cose che avevo in testa ma non riuscivo a realizzare effettivamente...soprattutto sul fatto che il trio sia in parte guidato da intenti commerciali...probabilmente era timore reverenziale.

Bisogna infatti riconoscere che anche se il picado è una delle tecniche più spettacolari di Paco in realtà sono altre le cose veramente fuori dal normale...se hai sentito pinonate ci siamo capiti.

Concordo anche sui due aspetti che hai individuato e devo ammettere che ho un debole per la sua parte più ritmica...in particolare penso che Paco abbia un alzapùa bellissimo che raggiunge l'efficacia massima proprio nelle parti più ritmiche. Purtroppo lo sento poco usare il tremolo che secondo me è una tecnica affascinante in sè.

Rimane il fatto che quel tipo di tecnica è inavvicinabile...e come dici tu bisogna godersela e basta.

Direi che l'aspetto che più mi colpisce è la straordinaria profondità delle sensazioni che riesce a trasferirmi.

Ora però devi togliermi una curiosità? come è suonare il flamenco veramente? voglio dire, io studio il flamenco da tre anni (dopo dieci di chitarra classica) ma non ho mai suonato in un contesto flamenco...inizio ora a suonare con un altro ragazzo ma niente che si avvicini ai locali flamenchi col cantaor o la bailaora di fronte...l'atmosfera...e ultimissima cosa che toques prediligi?

Ti ringrazio per le risposte che, credimi, sono veramente preziose.

P.S. dato che sto facendo qualche esperimento, cosa ne pensi del jazz-flamenco?

davidpratta

Messaggioda davidpratta » mer 25 ott 2006, 22:37

non vorrei che ti fossi fatto un'idea sbagliata.. io non suono flamenco di professione, e sicuramente con dieci di classica e tre di flamenco addosso ne sai molto di piu' tu! io suono, per campare, piano bar jazz acustico, chitarra e voce femminile, come lavoro principale.

flamenco lo suono solo con l'insegnante gitano, e ogni tanto vedo i loro spettacoli di famiglia nelle sale qui, e sono allucinanti. ha una sorella che quando balla sembra debba spiccare il volo da un momento all'altro. e per quanto io frema dal suonare con loro, e ogni tanto ci provo a buttargliela li', hanno un livello troppo alto, e spesso mi dice: "dai, da qui a un paio di mesi.. insisti sulla buleria" ma li conosco. e' solo per motivarmi! alzo la testa e c'e' la foto di suo padre (e' un chitarrista impressionante, ti assicuro) con Paco, che e' l'idolo di famiglia!!

Io a differenza tua ho una decina d'anni da autodidatta, quattro anni di chitarra jazz piuttosto intensi e concentrati, principalmente in finger style, e da un anno ho iniziato questo studio che, come ho detto nell'altro topic, e' finalizzato ad importare nelle mie composizioni alcune figure ritmiche del flamenco e ad approfondire un genere che da molto tempo costituisce buona parte dei miei ascolti. dovrei davvero ricominciare tutto da capo per diventare un flamenchista "puro", e benche' il mio insegnante mi incoraggi, non me la sento. e' vero che mi sono trasferito qui apposta.. sicuramente se hai un bagaglio di classica alle spalle e' diverso, pero'dopo anni di wes montgomery, joe pass e compagnia sul groppone, hai un'impostazione estremamente diversa.

a parte questo, (spero di non averti smontato) solo quiero caminar e' uno dei miei dischi preferiti, insieme a Zyriab, che rimane per me forse la sua piu' bella composizione. e ho anche il disco "paco de lucia plays Manuel de Failla", sicuramente lo conosci, era un chitarrista che sta al flamenco come Giuliani alla classica.
poi, a proposito di flamenco jazz, ho svariati cd di Vicente Amigo, che e' considerato il nuovo grande talento, che tanto nuovo poi non e' piu'. Mi piace molto, specialmente come lavora con la sezione ritmica, come contamina gli stili.

Diciamo che la contaminazione e' l'aspetto della musica che al momento mi affascina di piu'. anche perche' mi e' sempre piaciuto comporre moltissimo, e ho sempre ascoltato molta musica molto differente per sete di conoscenza e per avere nuovi stimoli. La musica brasiliana per esempio e' superba. Ho vistop un paio di chitarristi samba qui che con una chitarra classica amplificata fanno serate da soli in un pub!! e' pazzesco.

chitarre boh. io ho una Raimundo da studio. Il mio insegnante manco a dirlo ha una Ramirez, e la differenza non si "vede" perche' sembra davvero ridotta male, ma si sente, perche' e' solo strausata, ma perfetta.
e ogni tanto mi ci fa fare un giro. non ricordo esattamente il modello, ma se vuoi dopo martedi' te lo dico.

in Italia ho anche il lavoro di Paco con Chic Corea, e sono in guerra con mio fratello per farmelo spedire.. ma non ne vuole sapere. li', a differenza del guitar trio, senti proprio la sapienza musicale di due geni assoluti. Si parla di un pianista che ha avuto riconoscimenti in tutte le direzioni. non e' il mio preferito, ma sicuramente giu' il cappello. inutile dire che la loro versione di "Spain" ti toglie il sono per una settimana..

buon proseguimento,

Marcus

Messaggioda Marcus » sab 28 ott 2006, 10:08

Anche se avevo capito male ti ringrazio per tutte le info che mi hai dato. anche se non sei un "flamenchista puro" hai comunque un contatto col pubblico che io non ho e di cui sono affascinato.

Anche io ho ascoltato qualche pezzo di Vicente Amigo e devo dire che sono un pò perplesso. Non vorrei esser frainteso, è un chitarrista eccezionale, però non mi trasmette quell'atmosfera flamenca che la sua celebrità richiederebbe. Tanto per capirci un chitarrista come Gerardo Nunez, molto meno famoso ma molto impegnato nella ricerca jazz-flamenco, è a mio parere estremamente più coinvolgente. Rimane comunque un chitarrista che porta il flamenco nel mondo e per questo va rispettato.

Caro davidpratta volevo sapere come hai imparato ad improvvisare. Nel tuo ultimo intervento mi sembra di aver capito (e spero stavolta di aver capito bene) che sei molto vicino al jazz. sul mercato ci sono tonnellate di carta al riguardo ma sinceramente trovo molta difficoltà ad orientarmi. ho iniziato con lo studiare le scale in tutte le tonalità ma non so se questa è la strada giusta.

Ci sentiamo presto.

davidpratta

Messaggioda davidpratta » sab 28 ott 2006, 20:00

L'improvvisazione e' la croce di tutti coloro che studiano jazz. Peggio ancora per chi lo insegna. Non ho mai sentito dire la stessa cosa da due insegnanti diversi. O dallo stesso insegnante in periodo diversi. E i testi lasciamo perdere. Nel metodo che ha scritto il mio maestro di Torino, il capitolo dedicato all'improvvisazione e' una pagina bianca!
A volte invece si trovano dei suggerimenti interessanti, soprattutto segnalo i metodi del chitarrista Joe Di Iorio. Pero' la cosa migliore e' fare di testa propria.
Il mio sistema principale e' l'ascolto. due ore di ascolto e mezz'ora di chitarra e' il rapporto ideale. E' preferibile prendere un brano, di cui si conosce bene l'armonia, e ascoltarlo a ripetizione per capire bene cosa fa il solista. e poi cercare altre versioni di quel brano.

In sostanza, dato un tema e una sequenza di accordi, si tratta di trovare variazioni melodiche al tema sulla stessa sequenza armonica o su una sua variazione.
Ho individuato grosso modo tre approcci all'improvvisazione: usare le note degli accordi (Coleman Hawkins, Ella Fitzgerald, Benny Goodmann, etc), usare la scala della tonalita' in cui si sta suonando con minore o maggiore relativa (Charlie Christian, Lenny Tristano, primo M. Davis, primo J. Coltrane, Wes Montgomery), usare una serie di linee melodiche di propria composizione, incastrandole sugli accordi in modo tale da sfruttare le dissonanze presenti (detto anche "outside playing", di cui maestri indiscussi Mike Stern e John Scofield per la chitarra, Joe Lovano e Michael Brecker per il sax, etc. punto di partenza comune, il be-bop e derivati)
E poi c'e' il modale, che e' un discorso a parte, perche' ognuno lo pensa e lo suona a modo proprio. Alcuni musicisti, come Joe Pass, sostengono di non usare assolutamente i modi, poi analizzi un brano e ti sembra il contrario. Altri ne conoscono bene le regole e ne fanno un uso occasionale, altri ne abusano. In genere c'e' una sequenza di accordi priva di armonia di dominante e una linea melodica costruita su una o piu' scale determinate. Nel flamenco per esempio il modo frigio (usato pochissimo nel jazz) e' usato in continuazione, anche come cadenza. Nel senso che anche in brani in maggiore, per il quale si predilige l'uso della misolidia, al termine di alcune frasi si trova una sequenza frigia discendente. Questo perche' il modo frigio e' tipico della sonorita' flamenco. Come Miles Davis o Herbie Hancock trattano il dorico, per cambiare genere.

Nell'aspetto pratico sicuramente "smanicare" le scale in tutte le salse e' la prima cosa da fare. Io uso le cinque diteggiature, niente di speciale, ma basta gia'. La questione e' suonare lo stesso brano alla nausea, come fanno o hanno fatto tutti gli improvvisatori piu' illustri.
Su brani molto semplici come "night and day", dopo un paio d'anni che lo suono dal vivo in continuazione, ogni tanto mi capita di essere soddisfatto della mia parte di solo. Sto studiando l'improvvisazione per accordi (alla Wes), visto che principalmente la mia attivita' chitarristica e' quella di accompagnamento alla voce. Ed e' un mondo a parte! infatti prediligo l'ascolto di pianisti su tutti . Keith Jarreth e Michel Petrucciani principalmente. E' fondamentale avere dei patterns. Ossia frasi di vario tipo da utilizzare quando si improvvisa. E' un po' come un vocabolario. Piu' parole si conoscono, piu' si riesce ad esprimere con precisione quello che si vuole dire.

Qui si pone la questione: improvvisazione fino a che punto?

Bisogna smitizzare la figura del jazzista ultraispirato che suona un brano per la prima volta e tira fuori l'assolo dell'anno. Capita, ad esagerare, una volta nella vita.
Quindi, quanta differenza c'e' tra l'improvvisazione del jazzista e la composizione o l'arrangiamento del musicista classico? La questione e' principalmente il linguaggio. E l'approccio allo studio. Io spesso preferisco gli sviluppi tematici classici, perche' e' piu' facile incontrare ricchezza, completezza e il livello di preparazione teorica spesso e' piu' alto. L'aspetto che rende unico il jazz e' quello ritmico, dello swing, del blues, i ritardi e gli anticipì, la sincope. Se senti come canta Billie Holiday, segue sempre un tempo diverso da chi l'accompagna, pero' si incastra a meraviglia! e' un'altra di quelle cose che non si possono mettere su spartito. Da un punto di vista armonico i jazzisti hanno operato una ricerca pressoche' esaustiva sull'uso delle alterazioni degli accordi e relative scale, benche' la base fosse comunque classica. Charlie Parker ascoltava quasi esclusivamente Debussy, Stravinsky e Schönberg (cfr. Arrigo Polillo, "Il jazz, la vicenda e i protagonisti").
Apro una parentesi che spero non si trascini per il resto dei giorni: io penso che il jazz propriamente detto sia un fenomeno culturale con un inizio e una fine, la musica che ha espresso la storia di una determinata classe sociale (principalmente quella povera), con una sua radice (i neri deportati in USA), un suo sviluppo e una sua fine. Come per fortuna, almeno all'apparenza, sono stati superati alcuni conflitti sociali gravissimi, cosi' e' stata superata la fase del jazz. Infatti molti brani degli anni '60, da Max Roach a Ornette Coleman, a Sonny Rollins, portavano titoli di protesta o nomi di stati africani (l'illustre "Airegin", Nigeria scritto al contrario).
Quindi il jazz di oggi e' una musica che ha fatto salvi alcuni requisiti del JAZZ propriamente detto e che da quasi trent'anni si sforza enormemente di rinnovare il proprio linguaggio, proprio perche' per chi lo suona e' cambiato tutto: i luoghi, le scuole, le motivazioni, il mercato discografico, il pubblico.
Per questo preferisco le contaminazioni, col flamenco ad esempio. Spesso e' una musica piu' "sentita", perche' meno scolastica o di maniera.

Ma vorrei rivolgere la stessa domanda agli studiosi classici, visti che il mio studio futuro sara' quello (motivo per cui mi sono iscritto al forum): l'improvvisazione? nei conservatori se ne parla? come viene affrontato l'argomento? spero con questo di riuscire ad allargare la discussione ad altri iscritti, mi interessa davvero ricevere opinioni sulla questione.
Grazie per l'attenzione,

ciao!

Empedocle70

Messaggioda Empedocle70 » sab 28 ott 2006, 22:10

Carissimo Davide

volevo semplicemente ringraziarti per il tuo parere sull'improvvisazione: c ho capito molto di più nelle tua sintetica e efficace esposizione che nelle centinaia di pagine di molti libri dedicati sull'argomento.

Volevo approfittare della sua conoscenza sull'argomento per chiederti una opinione sul modo di improvvisare di Pat Metheny, sono un suo fan e mi piace molto soprattutto quando suona standards e cose free come in Song X.

Condivido al 100% la tua distinzione tra il jazz di oggi e il jazz propriamente detto.

grazie

Empedocle

p.s. mentre ti scrivo sto ascoltando Miles nel secondo cd del cofanetto "Live at the Cellar Door"

Angelo Barricelli

Re: Il flamenco-jazz

Messaggioda Angelo Barricelli » sab 28 ott 2006, 22:35

Marcus ha scritto:Oggi vorrei inaugurare questo spazio dedicato a tutti gli amanti del flamenco e del flamenco-jazz.

ritengo personalmente che sia una cosa molto bella
ho iniziato a studiare qualcosa di flamenco anch'io,vedo che mi arricchisce tanto e lo sto facendo con una grande chitarrista che oltre alla chitarra classica come me, suona divinamente questa musica, è lui che mi ha fatto appassionare tanto, qualche mese fa mi ha regalato l'emozione di farmi provare una domingo esteso del 1927...da paura..
Mi troverei alla grande ad imparare in questo spazio e se è il caso a collaborare con lo spirito di uno studente grazie anche all'esperienza avuta prima degli studi classici con il chitarrista jazz Pietro Condorelli uno dei miei primi maestri,amico fraterno e ottimo chitarrista.
Queste persone di ieri e oggi (didatticamente parlando) mi stanno arricchichendo come maestro e concertista.
Grazie per questa iniziativa
:)
a presto
:)

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Massimo Di Coste
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Messaggioda Massimo Di Coste » lun 30 ott 2006, 07:40

C'è un universo di sapienza e saggezza nella tecnica della mano destra di un flamenchista! credo che ognuno di noi, al momento giusto e nel suo piccolo, debba studiare un pò di flamenco!!!!!

ripeto, c'è un universo da scoprire...., non chiudiamolo :) !

mancio.
Signore dammi il sole nelle fredde giornate d'inverno, l'ombra nei caldi giorni d'estate, e una chitarra.....
(preghiera andalusa)

skydancer

Messaggioda skydancer » lun 30 ott 2006, 10:34

David, ti sei trasferito in tenerife e vivi suonando negli hotel?!

Ma sei un grande! :D

davidpratta

Messaggioda davidpratta » lun 30 ott 2006, 16:07

empedocle70 ha scritto:Volevo chiederti una opinione sul modo di improvvisare di Pat Metheny, sono un suo fan e mi piace molto soprattutto quando suona standards e cose free come in Song X.


Caro Empedocle,
anche se oggi hai cambiato faccia, spero che tu sia sempre lo stesso...
e ti invidio un po' per il live di Davis, perche' in quest'isola di musica non si trova niente!!

mi e' concessa una metafora? se il mondo del jazz organizzasse una serata di gala, Pat Metheny sarebbe l'ospite d'onore, e sarebbe il piu' elegante.

preferisco i suoi lavori col group, perche' c'e' un grosso sforzo compositivo e di arrangiamenti. l'ultimo che ho preso e' "Imaginary Day", un capolavoro senza limiti di genere: c'e' spazio per elettronica, psichedelia e contaminazioni con la musica brasiliana, che e' onnipresente nel fraseggio di Pat. E poi c'e' un'altra ragione che mi fa prediligere il PMG, ovvero il pianista Lyle Mays, principale sviluppatore della ricerca di Bill Evans, che tra i pianisti del '900 (nel jazz) e' una spanna sopra tutti. Ne ha acquisito la stessa raffinatezza, il gusto di dilatare gli accordi fino a fargli perdere la loro funzione armonica, che ' un po' quello che fa Pat sulla chitarra, quando crea linee e arpeggi di triadi, costruendo accordi sugli accordi.
Bellissimo anche "Under a Misouri skyes" in duo con Charlie Haden.

Il suo lavoro in trio che conosco meglio e' "Question and answer" con Dave Holland e Roy Haynes, che se non sbaglio e' stato premiato con l'ennesimo grammy. Parlando di standards, come segnalava Empedocle, qui c'e' una versione di "Solar" (M. Davis, 1954), e di All the things you are semplicemente magistrali. Quest'ultima in particolare l'ho consumata, ora il cd mi salta! Parte col tema da real book, nel rispetto del titolo che porta il pezzo, come dire "nessuno puo' sostenere che non sto suonando all the things..", poi l'improvvisazione, e lentamente si allontana dal tema principale. La sua ricerca e' in ogni direzione. In un paio di battute approfitta per cercare alcune note attraverso l'uso di cromatismi, poi sviluppa alcune frasi in cui con un piccolo sforzo si sente un richiamo al tema principale, poi lo abbandona definitivamente.

E' dura star dietro al trio, in genere mi sdraio sul sofa' e lascio che il cd giri per la casa. Capire le armonie, gli sviluppi di evidente richiamo free, e' un'impresa, per me. Anche perche' Dave Holland con il contrabbasso non e' che si limiti ad arpeggiare gli accordi, non lo faceva neanche piu' Ron Carter! Segue le sue scale, i suoi patterns. E il tutto e' arricchito da un batterista che credo sia uno dei piu' raffinati nell'uso dei piatti, charleston in particolare.

Ho visto il concerto del trio con Antonio Sanchez (drum) e C.McBride (contrabbasso) al teatro smeraldo di Milano un paio di anni fa. E' stato un torrente in piena. Non credevo ai miei occhi. Tutto esaurito (moltissimi non jazzofili, secondo un articolo che ho letto in internet in quei giorni) e gente in piedi urlante l'ultima mezz'ora, inclusa la mia ragazza che e' andata sotto il palco a fare le foto! manco fosse una boy band... ma questo e' il genio. Suonare al limite tra il virtuosismo e la piu' viscerale introspezione e far battere il cuore a chi ti ascolta. Sono tutti pazzi per Pat.

Pero' il PMG e' un'altra faccenda. Li' si sente il musicista direttore d'orchestra, oltre che il chitarrista. E pare sia molto autoritario e deciso nell'organizzazione delle parti. Stabilisce degli obbligati a livello di struttura, di richiamo melodico del tema e da' a ciascuno uno spazio limitato per il proprio solo. Il risultato e' che ogni musicista concentra tutta la sua espressione possibile nell'arco di alcune battute determinate, e da' il mille per cento. I soli di Cuong Vu alla tromba degli ultimi due dischi sono l'esempio piu' lampante. Se non sbaglio Empedocle cita Frank Zappa nella firma. Anche lui faceva cosi'. Si ha l'impressione di ascoltare qualcosa di assolutamente casuale e improvvisato e invece c'e' un calcolo preciso, battuta per battuta. Il contrario di Miles Davis, che organizzava "sedute" in studio e dato un tapetto armonico, assoli a turno. Quando parte "shhh.. peaceful" sembra che il brano sia gia' cominciato da un po'...

Spero di non incorrere nelle ire di Marcus per aver sviato un po' l'argomento. in fondo anche Pat dimostra di conoscere il flamenco, anche se magari non lo esplicita molto..

Pero' ci terrei che qualcuno intervenisse sull'argomento "musica classica e improvvisazione"
magari apro un topic apposta, cosi' lasciamo questo spazio libero al jazz-flamenco.

p.s.: Caro Sky, Non e' cosi' fico suonare negli hotel di tenerife.. diciamo che ci sono ritmi di vita piu' tranquilli. Sto leggendo il tuo blog strainterssante. a prestissimo un commento.

ciao!


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