Carlos Montoya.

Sander

Messaggioda Sander » sab 28 apr 2007, 20:45

Echi sei una fonte d'ispirazione e di sapere.
Mi piacerebbe approfondire certi argomenti di costruzione e di suono...
chissà mai che una volta si possa far una bella chiacchierata!!!

guitarist

Re: Carlos Montoya.

Messaggioda guitarist » gio 05 giu 2008, 20:27

io ho un disco dove carlos montoya suona alcuni pezzi popolari spagnoli di musica flamenco. Devo dire che la chitarra flamenco ha un suono abbastanza diverso da quello della chitarra classica. Me ne sono accorto facendo il confronto fra un pezzo suonato da Montoya e uno invece da Segovia, nello stesso CD. Ammetto che a prima vista( anzi, orecchio!) la chitarra flamenco mi sapeva di strano. Comunque adesso mi piace. Conservo la mia chitarra classica, ma non mi dispiacerebbe suonare la chitarra flamenco. Ciao a tutti sn un nuovo!

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Carmine Nobile
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Re: Carlos Montoya.

Messaggioda Carmine Nobile » ven 06 giu 2008, 12:51

:) scusate ma, a rischio di andare fuori argomento e di sembrare un rompic*****ni,volevo precisare che: il genere musicale è il FLAMENCO
ma in italiano, come in spagnolo, si dice chitarra FLAMENCA e musica FLAMENCA :wink: e non chitarra flamenco o peggio flamengo ,cerchiamo di adeguarci.



:bye:

charango

Re: Carlos Montoya.

Messaggioda charango » mar 29 lug 2008, 15:05

Ricordo una visita a un negozio di chitarre a Madrid. Io, italianamente, chiesi di provare una chitarra e ricevetti la seguente richiesta di precisazione: "pero clasica o de flamenco ?" (ma classica o per flamenco?)
Non può essere che si sia da parte ns. (italiani) semplificato troppo eliminando quel "de" e ciò sia oggi alla base della confusione tra il sostantivo e l'aggettivo?
Mi scuso anch'io per il fuori tema.

Colgo l'occasione per dire che anche a me piace come "tocaba" Carlos Montoya, sulle qualità dello strumento non ho nulla di interessante da aggiungere ai Vs.ottimi commenti.

Saluti

Sonic Infusion
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Re: Carlos Montoya.

Messaggioda Sonic Infusion » gio 31 lug 2008, 14:46

giacomo ha scritto:Carlos Montoya su "You Tube" :!: :!: :!:



grande carlos!
Volevo cambiare il mondo... ma non ho più lo scontrino!
C. G.

Giaguaro

Re: Carlos Montoya.

Messaggioda Giaguaro » mar 30 giu 2009, 03:22

Non vorrei fare il guastafeste in questa "Homenaje a Carlos Montoya" :D, ma
non è che fosse poi così apprezzato come chitarrista flamenco: aveva un'interpretazione tutta sua del compas che accelerava e rallentava a piacimento addirittura andando spesso fuori tempo, il che è imperdonabile da un punto di vista flamenco.
Per non parlare del soprannome di "zappatore" dovuto al suo eccedere nel golpe.
Fu un chitarrista più apprezzato in campo internazionale che dai puristi del flamenco che lo tacciavano di scarso spessore musicale a favore invece di mirabolanti velocità senza spessore.

maurizioghelli

Re: Carlos Montoya.

Messaggioda maurizioghelli » mar 15 mag 2012, 22:42

Carlos Montoya era un uomo di piccola statura fisica. Tra le sue braccia anche una piccola chitarra sembrava di dimensioni maggiori del normale. Ma fu un grande chitarrista che suonò su grandi chitarre. Una di queste chitarre la fece un altro ometto, piccolo e gracile, la fece per lui apposta, nel 1953, era Marcelo Barbero. Non era un uomo ambizioso e lavorò molti anni per altri liutai, ma qualcuno doveva essersi accorto del suo straordinario talento perchè alla morte di Santos Hernandez la vedova chiamò proprio Marcelino a condurre la bottega del marito scomparso. Fu dunque una eredità indiretta perchè Santos era un uomo geloso dei suoi segreti e i pochi apprendisti li lasciava andare quando diventavano troppo bravi o troppo curiosi. Ho avuto modo di provare questa chitarra (i dettagli dell'asta sono ancora sul sito di Christie's, digitate il nome della casa e quello del liutaio su google e potrete vederne foto e descrizione, è ora propietà di un collezionista italiano e sta in buona compagnia con chitarre in cipresso (e nigras) di autori come lo stesso Hernandez, Esteso, Fernandez, Reyes....). Eppure nessuna delle chitarre dei grandi autori che vi ho citato mi ha mai impressionato come questo strumento di Marcelo Barbero, che fu acquistato da Carlos Montoya nel periodo di piena maturità del liutaio madrileno che fu, a mio avviso, l'ultimo grande costruttore di chitarre da flamenco e questo senza nulla voler togliere ai pur valenti artigiani dei nostri giorni. Io ho studiato chitarra "classica", ma ero in compagnia di Juan Lorenzo che possiede il tocco giusto. La risonanza fondamentale della cassa è mantenuta molto bassa, peso intorno al kilo (strumento con i piroli, ovviamente) e quindi la sesta a vuoto, nel classico remate in mi, emette un autentico ruggito e muore subito, poi lo strumento è incredibilmente omogeneo in tutta la gamma fino alle posizioni più alte. Stupisce ed incanta il contrasto tra la ricchezza armonica e la grande separazione delle voci. Eppure le corde si chiamano non solo lungo gli armonici comuni, ma anche, evidentemente, per un contesto di tipo meccanico che fa sì che ogni più piccolo pezzo di legno che compone lo strumento entri in vibrazione alla minima sollecitazione, coinvolgendo anche le corde non direttamente sollecitate.
Marcelino era di salute cagionevole ma di straordinaria tenacia e morì pochi anni dopo aver costruito questa chitarra, lasciando un profondo rimpianto tre i suoi estimatori e pare che il suo cruccio maggiore negli ultimi anni fosse la sua incapacità di far fronte alle richieste che diventavano sempre più numerose.
Carlos Montoya non studiò la chitarra con il suo celebre zio. Sviluppò una tecnica straordinaria, in un periodo nel quale i gitani facevano vere e proprie gare di velocità sul picado, sul tremolo e sul rasgueo. Ma, come Sabicas, trovò il suo successo olteroceano, e contribuì enormente alla diffusione della nascente chitarra flamenco da concerto, svincolandola dal suo tradizionale ruolo di accompagnamento del baile e del cante per farle assumere il ruolo di protagonista. Fu il primo chitarrista flamenco fusion, collaboarando con musicisti di altra estrazione, anche se la cosa è poco nota. Suonava la musica che conosceva e che piaceva a lui ed al grande pubblico che ne decretò il successo, senza preoccuparsi troppo delle accuse che venivano dai puristi, rimasti in Spagna a calcare i tablaos della provincia. Sabicas fu ancora meno legato alla tradizione, suonava anche con lo sgabello, per assomigliare ai (al, c'era solo Segovia o così pareva) grandi della chitarra,e fece l'attore (guardate il set ridicolo più hawaiano che spagnolo del video il cui suona il suo splendido zapateado in re) e fu anche lui criticato. Lo stesso Django in fondo suonava musica da ballo in un caffè di Parigi, ma questo non gli impedì di essere un genio della musica che ha lascito una scuola di stile dietro di sè, suonava la musica che la gente chiedeva e che era disposta ad ascoltare pagando, eppure suonò la sua musica. Senza i tacchi dei ballerini qualche colpetto in più ci voleva per stupire il pubblico o semplicemente ci stava per il gusto di Carlos. Oggi i puristi sono tutti fuori della Spagna, il flamenco è un genere progressista che vuole il nuovo e pretende il rispetto di una tradizione che, essendo in continua evoluzione, non si capisce mai cosa sia. E' contaminato per sua stessa genesi e natura, i gitani lo hanno portato dall' Asia, mescolandolo, in Europa, con la musica araba dell'Africa....è l'atmosfera che genera a fare del flamenco il flamenco, parla a certe corde che hai dentro. Ed ascoltando Carlos Montoya queste corde dentro di me risuonano anche con qualche sgarro al compas e francamente non moi offenderei nel sentirmi chiamare zappatore se sapessi suonare come suonava lui.
A tutti un saluto cordiale, Maurizio Ghelli Santuliana, chitarrista e liutaio


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