Aspetto Istrionico del Flamenco

Giaguaro

Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Giaguaro » dom 20 gen 2008, 17:51

Prendo spunto dalla filosofia dell'amico Marcus, espressa nella sua autopresentazione, per porre l'accento su un aspetto del flamenco che sta tra la filosofia che anima quest'arte e le esigenze di studio tecnico.

Prendo spunto dal post di Marcus, non con intenti polemici, ma solo in quanto le sue parole mi hanno fatto pensare.
Lungi da me pertanto l'idea di essere sulla strada giusta, ognuno ha la sua filosofia e ciascuna è giusta, a seconda delle proprie aspirazioni.

L'amico Marcus, critica questa ricerca spasmodica della velocità di esecuzione che anima la tendenza moderna, a favore di una maggiore sobrietà e coscienza dei propri limiti.
Mi trovo solo in parte d'accordo con le sue osservazioni (le potete leggere nel topic di presentazione) per due ordini di motivi:

1) la filosofia che sta dietro al flamenco:
il flamenco è un arte nata in ambiente popolare, caratterizzata dal cd tridente : ballo cante e guitarra.

Tutte le energie degli artisti che si dedicavano a questo tipo di arte venivano indirizzate in queste 3 forme espressive: non vi è la dispersione di energie, come ad esempio in altri generi, come l'arte classico-accademica o il jazz.
La chitarra in particolare è l'unico strumento.
Questo ha fatto si che si sviluppasse, più che in altri generi artistici, un senso della meraviglia, del più bravo, del "mostro di bravura": non per niente nella espressione più genuina del flamenco che è la juerga, ossia la festa familiare, le persone si siedono in circolo e volta per volta si alza il singolo per far vedere quanto sia più veloce, più bravo, più espressivo.

E' evidente pertanto che l'idea del superamento dei limiti, quella del "fenomeno" sia connaturata alla filosofia sottesa al flamenco e imprescindibile da esso, molto più che in altri generi di arte più accademici.

Da qui la ricerca della perfezione spasmodica, che può essere la velocità, ma anche il rispetto assoluto del compas e della pulizia del suono.




2) esigenza di crescita tecnica:

A mio parere, questa accondiscendenza rispetto ai propri limiti manifestata da diversi soggetti nel forum, costituisce anche un limite alla crescita.
Se si dice... "tanto non raggiungerò mai la velocita di quel tale...e per questo non posso che dedicarmi a falsetas e pezzi semplici"... significa, automaticamente relegarsi nell'ambito della mediocrità.
Per esperienza personale ho notato che solo cercando di suonare a velocità sempre più elevate, nel momento in cui, vado a suonare un pezzo lento, decrescendo quindi rispetto ai miei limiti, riesco a curare aspetti quali il pathos, la pulizia del toque, e non per ultimo il rispetto del compas.


Pertanto...pur essendo d'accordo con Marcus circa il provincialismo artistico insito nella ricerca della velocità fine a se stessa, non credo si possa prescindere dall'esigenza di crescita tecnica che è sottesa all'incremento della velocità di esecuzione.
Il discorso è lungo e complicato, ma può essere un topic interessante.

Un'ultima cosa... il modo di ragionare dell'amico Marcus, era lo stesso del mio ex maestro e, stranamente, anche lui era un fan di Paco Pena....

carlosoi

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda carlosoi » lun 21 gen 2008, 10:00

Credo che il rischio sia solo quello di fare il discorso della volpe che non arriva all'uva. La velocita' e' uno degli aspetti tecnici del suonare, nel flamenco come nel jazz o nel classico. In un'arte popolare come il flamenco ha assunto un carrattere per cosi' dire un po' "coatto" che cmq fa parte del gusto andaluso. Stupire e far vedere quanto si e' tosti sparando un picado veloce, e far salire l'ole' in chi ti ascolta. Questa voglia di stupire o di emozionare pero' va ricercata anche in passaggi non virtuosistici ma che riescono a sucitare emozioni forti nel pubblico. A volte ascoltando un cantaor eseguire la fine di un verso di una letra in un certo modo il pubblico risponde positivamente con un jaleo che magari a noi non sarebbe venuto di fare. Saper essere veloci al momento giusto deve essere uno degli obiettivi del chitarrista flamenco e del chitarrista in genere a prescindere dal tipo di flamenco che si desidera fare o si predilige. Paco Pena non e' certo lento nel suonare e credo che Marco intendesse dire che la velocita' non debba essere l'unico o il principale scopo del flamenchista.

flax

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda flax » lun 21 gen 2008, 16:10

Io credo che è tutto giusto ciò che dite e aggiungo che ci vuole un pò di sana consapevolezza e tanta umiltà.
E' stato tirato il ballo Paco De Lucia e quindi un riferimento preciso per tutti.
La musica che mi piace ascoltare è sempre la sua come quella di Tomatito .
Non c'è desiderio di emulazione perchè altrimenti non si è ben compresa la musica di Paco.
Ogni pezzo di Paco De Lucia ha sempre qualcosa di difficile io direi impossiblile da ripetere.
Paco De Lucia ha preso a schiaffi il mondo chitarristico dell'epoca.Con due mani nude una Hermanos(che la gente manco conosceva) e nessun artificio riusciva a far volare frasi uniche e assolutamente irripetibili.
Oggi ci fà schifo ascoltare FN IN S.FRANCISCO, ma checchè se ne dica è sempre un opera d'arte inarrivabile.Ho letto di recente una sua intervista e pensate un pò,Paco dichiara di aver paura di fare un nuovo cd perchè tutti da lui si aspettano che si superi.
Lui dice anche :se oggi qualcuno suona flamenco all'estero è soprattutto merito mio e di Camaròn che all'epoca mandammo a farsi benedire gli anziani e seguimmo una strada che sentivamo nuova e fresca.Oggi grazie a quella rivoluzione musicale il mondo apprezza e cerca la musica di Paco e chiaramente anche degli altri che possono contare di trovare qualcuno seduto ad ascoltarli.
Ma dov'è una buleria come la Pinonate, Soniquete o Almoraima ?
Dove si può trovare qualcosa come Reflejo de luna?
Semplicemente non esiste e non si può ripetere.
Tutti gli altri ,forse si può pure tentare di imitarli ,ma Paco solo può fare quella musica quel flamenco quelle frasi.

La tecnica serve e serve pure parecchio se no uno si addormenta sulla chitarra :D .
E' altrettanto vero però che con poco(apparentemente)si può fare molto.
Io desisero proprio con il cuore di arrivare a possedere una tecnica valida.
Ora che ho il mio anulare bloccato come un ferro devo abbandonarlo definitivamente o attendere che guarisca da non so ancora quale malattia.

Marco ha il merito di farmi riflettere e mi ha fatto capire che era meglio iniziare da cose più semplici esplorandole bene e progredendo con loro.
Inventarsi delle falsetas ,parafrasando e suonando comodamente e senza stress.
Io vorrei essere un mostro però purtroppo non ci riesco e quindi mi arrangio con quello che ho.
In battaglia si usano le armi che si hanno a disposizione e si prende come esempio un altro gitano Dj.Reinardt che con tre dita continuava a fare della sua musica un opera unica e irripetibile.

Marcus

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Marcus » lun 21 gen 2008, 21:34

Cari "amici flamenchi",
grazie per l'attenzione con cui avete trattato il mio intervento.
Se posso permettermi, il mio intervento era un po' articolato e non credo di aver comunicato una sorta di "rassegnazione artistica".
Il mio discorso sulla velocità era soprattutta rivolta ad un certo pubblico superficiale (non presente in questo forum ma molto presente sul tuo tubo) che vede nel picado (o meglio nella velocità del picado) l'unico metro di giudizio per un chitarrista flamenco...sarebbe anche comodo...tante note al secondo, tanto valore :lol: ...io credo che il flamenco sia enormemente più complesso e profondo quindi mi rifiuto di pensare che esista la "formula" per essere più flamenchi di altri. Giustamente ognuno ha la sua filosofia...Herrero ha la sua, Jeronimo la sa, Pena la sua, Nunez la sua...cercare di superare i propri limiti è una cosa altrettanto flamenca; il problema è che questo genere di frasi non significa nulla...cosa vuol dire superare i propri limiti? In velocità? In potenza? In controllo? In disordine? In ricerca musicale? In tutto? In niente?...e come quantifichiamo tutto questo? La realtà è che ogni chitarrista ha il suo modo di esprimersi e c'è un pubblico che ascolta...i paragoni (che presuppongono il quantificare) sono impossibili. Ci vuole tanta energia nel suonare il flamenco ma sinceramente dove vada a finire di preciso non lo so. A me piace tanto Paco Pena ma anche Nunez...è difficile spiegare perché...forse perché comunicano cose alle quali sono più sensibile...anni fa ero impressionato dal picado...oggi la tecnica che mi emoziona di più è senza dubbio l'uso del pulgar (sempre di gusti si parla). Ci tengo a precisare che non è una questione di velocita o di potenza ma di "cosa dice" il pulgar di un determinato chitarrista. Questi sono tutti ottimi discorsi "filosofici" sui quali possiamo parlare per anni...poi c'è il nostro essere "chitarristi nei ritagli di tempo"...va benissimo cercare di "superare i propri limiti"...spingere sulla velocità...potenza...l'importante è che non si cada nel ridicolo; mi spiego meglio: con poche ore alla settimana si rischia di diventare degli "esecutori di picado"; scale ottime ed impeccabili, poi un pulgar da chitarrista classico, un rasgueo incerto, mezza soleares, un alzapua inesistente...il flamenco, lo ripeto, è ricco di aspetti che meritano attenzione. Con poche ore si rischia veramente di diventare dei "frullatori di scale" e ben poco flamenco. Ci sono da "mettere su" almeno una decina di toques...avere una tecnica credibile su tutti gli aspetti (alzapua, rasgueo, picado, arpeggi...), rispettare il compas, curare eventualmente il suono. Fatto questo c'è l'esibizione che introduce altri problemi di tipo emotivo. Io non ho il tempo e l'interesse a curare il picado fino alla velocità del suono anche perché si può essere flamenchi anche con un picado ragionevole. Chi di voi riesce a fare tutto e non "sbilanciare" la cosa, tanto di guadagnato.

Il mio intervento aveva un intento molto più pratico di quanto non sembrasse. Si può essere benissimo flamenchi senza fare i salti mortali e soprattutto concentrandosi sulle idee proprie del flamenco che non sono certo un insieme di misure prestazionali.
Tutto quello che si riesce a fare è ovviamente positivo.
A presto.
Marco.

Giaguaro

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Giaguaro » mar 22 gen 2008, 12:44

carlosoi ha scritto:Credo che il rischio sia solo quello di fare il discorso della volpe che non arriva all'uva. La velocita' e' uno degli aspetti tecnici del suonare, nel flamenco come nel jazz o nel classico. In un'arte popolare come il flamenco ha assunto un carrattere per cosi' dire un po' "coatto" che cmq fa parte del gusto andaluso. Stupire e far vedere quanto si e' tosti sparando un picado veloce, e far salire l'ole' in chi ti ascolta. Questa voglia di stupire o di emozionare pero' va ricercata anche in passaggi non virtuosistici ma che riescono a sucitare emozioni forti nel pubblico. A volte ascoltando un cantaor eseguire la fine di un verso di una letra in un certo modo il pubblico risponde positivamente con un jaleo che magari a noi non sarebbe venuto di fare. Saper essere veloci al momento giusto deve essere uno degli obiettivi del chitarrista flamenco e del chitarrista in genere a prescindere dal tipo di flamenco che si desidera fare o si predilige. Paco Pena non e' certo lento nel suonare e credo che Marco intendesse dire che la velocita' non debba essere l'unico o il principale scopo del flamenchista.



condivido...
però, anche la bella "coattata" che va dalla scala fata a velocità vertiginosa, ma anche alla camicia a p..., il capello lungo e il tacchetto, insomma ci sta bene! :mrgreen:

flax

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda flax » mar 22 gen 2008, 12:49

Giaguaro ha scritto:
carlosoi ha scritto:Credo che il rischio sia solo quello di fare il discorso della volpe che non arriva all'uva. La velocita' e' uno degli aspetti tecnici del suonare, nel flamenco come nel jazz o nel classico. In un'arte popolare come il flamenco ha assunto un carrattere per cosi' dire un po' "coatto" che cmq fa parte del gusto andaluso. Stupire e far vedere quanto si e' tosti sparando un picado veloce, e far salire l'ole' in chi ti ascolta. Questa voglia di stupire o di emozionare pero' va ricercata anche in passaggi non virtuosistici ma che riescono a sucitare emozioni forti nel pubblico. A volte ascoltando un cantaor eseguire la fine di un verso di una letra in un certo modo il pubblico risponde positivamente con un jaleo che magari a noi non sarebbe venuto di fare. Saper essere veloci al momento giusto deve essere uno degli obiettivi del chitarrista flamenco e del chitarrista in genere a prescindere dal tipo di flamenco che si desidera fare o si predilige. Paco Pena non e' certo lento nel suonare e credo che Marco intendesse dire che la velocita' non debba essere l'unico o il principale scopo del flamenchista.



condivido...
però, anche la bella "coattata" che va dalla scala fata a velocità vertiginosa, ma anche alla camicia a p..., il capello lungo e il tacchetto, insomma ci sta bene! :mrgreen:


Io diventerei volentiri il re dei coatti!

Giaguaro

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Giaguaro » mar 22 gen 2008, 12:52

flax ha scritto:
Giaguaro ha scritto:
carlosoi ha scritto:Credo che il rischio sia solo quello di fare il discorso della volpe che non arriva all'uva. La velocita' e' uno degli aspetti tecnici del suonare, nel flamenco come nel jazz o nel classico. In un'arte popolare come il flamenco ha assunto un carrattere per cosi' dire un po' "coatto" che cmq fa parte del gusto andaluso. Stupire e far vedere quanto si e' tosti sparando un picado veloce, e far salire l'ole' in chi ti ascolta. Questa voglia di stupire o di emozionare pero' va ricercata anche in passaggi non virtuosistici ma che riescono a sucitare emozioni forti nel pubblico. A volte ascoltando un cantaor eseguire la fine di un verso di una letra in un certo modo il pubblico risponde positivamente con un jaleo che magari a noi non sarebbe venuto di fare. Saper essere veloci al momento giusto deve essere uno degli obiettivi del chitarrista flamenco e del chitarrista in genere a prescindere dal tipo di flamenco che si desidera fare o si predilige. Paco Pena non e' certo lento nel suonare e credo che Marco intendesse dire che la velocita' non debba essere l'unico o il principale scopo del flamenchista.



condivido...
però, anche la bella "coattata" che va dalla scala fata a velocità vertiginosa, ma anche alla camicia a p..., il capello lungo e il tacchetto, insomma ci sta bene! :mrgreen:


Io diventerei volentiri il re dei coatti!



da parte mia, mi sto applicando molto anche in tal senso. :mrgreen:

carlosoi

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda carlosoi » mar 22 gen 2008, 13:11

Beh io il capello lungo con tanto di codino l'ho portato, ma oggi non e' piu' il caso, la camicia a pallini no. Scherzi a parte, quando parlavo di aspetto coatto mi riferivo a quei momenti nei quali piu' che quello che si suona conta come lo si suona (o canta o balla), un discorso che riguarda l'energia esplosiva del momento, attimi in cui la velocita' e potenza la fanno da protagonisti, magari un bel rasgueo per chiudere una falseta di tango o una scaletta bella rapida por alegria. Oppure una frase di Jaleo messa al punto giusto con la pronuncia giusta!!!
Buon flamenco a tutti :bye: :bye: :bye:

Marcus

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Marcus » mar 22 gen 2008, 13:59

Senza un po' di riporto unto da una parte non si può essere flamenchi! :lol:...l'importante è il risultato finale.
A presto a tutti!
Marco.

marini antomello

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda marini antomello » mer 01 apr 2009, 20:05

il tempo il ritmo in cui un compositore scrive in musica ciò che sente ciò che vede e ciò può essere flamenco.quando ciò diventa musica scritta, ci sono le note il loro valore le pause al punto che si può calcolare con precisione quanto dura il brano e quanto più i tempi d'esecuzione coincidono con lo spartito quanto più si è interpretato l'animo del compositore la musica è per tutti ma il suonatore è principalmente egoista prima di tutto deve suonare per sè per appagare il desiderio e la sete di piacere il flamenco può far godere parecchio

Giaguaro

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Giaguaro » mar 02 giu 2009, 16:31

marini antomello ha scritto:il tempo il ritmo in cui un compositore scrive in musica ciò che sente ciò che vede e ciò può essere flamenco.quando ciò diventa musica scritta, ci sono le note il loro valore le pause al punto che si può calcolare con precisione quanto dura il brano e quanto più i tempi d'esecuzione coincidono con lo spartito quanto più si è interpretato l'animo del compositore la musica è per tutti ma il suonatore è principalmente egoista prima di tutto deve suonare per sè per appagare il desiderio e la sete di piacere il flamenco può far godere parecchio



ci sono anche i generi a tempo libero, dove i tempi indicati dal compositore, sono indicativi

gianlucaxyz

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda gianlucaxyz » sab 01 ago 2009, 23:52

signori scusate la digressione ma volevo solo dire che da re degli ignoranti quali sono (sopratutto per quanto riguarda il flamenco), non conoscevo Paco de Lucia.

Leggendo il post l'ho ascoltato.

Mamma...
Ma che fa????
Mamma...

Vi sono riconscente

alessandromartin

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda alessandromartin » sab 12 dic 2009, 13:11

Questo ha fatto si che si sviluppasse, più che in altri generi artistici, un senso della meraviglia, del più bravo, del "mostro di bravura": non per niente nella espressione più genuina del flamenco che è la juerga, ossia la festa familiare, le persone si siedono in circolo e volta per volta si alza il singolo per far vedere quanto sia più veloce, più bravo, più espressivo.

E' evidente pertanto che l'idea del superamento dei limiti, quella del "fenomeno" sia connaturata alla filosofia sottesa al flamenco e imprescindibile da esso, molto più che in altri generi di arte più accademici.

Da qui la ricerca della perfezione spasmodica, che può essere la velocità, ma anche il rispetto assoluto del compas e della pulizia del suono.





Volevo esprimere il mio parere su questo artgomento gia che da quando lo lessi non mi da pace....primo quello del fattore "fenomeno" in una "juerga" propio non la capisco, ma intendi il chitarrista? ma quando mai? e me sembra propio l'opposto di quello che è una riunione di appasionati e artisti che si ritrovano per godere in intimita del flamenco più "puro", difficile, se non impossibile, di ritrasmettere su un palco....ho avuto la fortuna di vederne varie con chitarristi come diego de morao, alfredo lagos, santiago lara, chicuelo, dani mendez ma tanti altri e non mi ricordo di avere sentito manco na falseta, lascia perdere una scala.....e poi è interessante vedere come a volte i ruoli si capovolgano in quei casi, non sempre il chbitarrista più preparato e bravo e musico è il piu flamenco, e come in una festa quello è l'unico paramentro di "bravura", a volte con umilta grandi artisti danno spazio a meno professionali per ascoltare e impararne......
poi il tema della tecnica è grandissimo, pero alcune considerazioni......dall'ultimo disco di paco, cositas buenas, e dai suoi ultimi percorsi musicali, sembra propio rinunciare a quel virtuosismo, ciò negerebbe sia propio del flamenco. anche se il materiale di quel disco sia, per me, il piu complicato da riproporre, è difficile trovarci manco solo una scala o un picado, il virtuosismo sta negli accenti, nei contrattempi, nell'armonia flamenchissima ma nuova, nelle composizioni,,,,,anche lui dice in una sua intervista che cosi è come lui aveva sempre voluto suonbare.....anche il fatto che abbia scelto per produrre il disco della Tana la chitarra di diego del morao, e l'ultimo disco che produsse prima fu potro de rabia y miel...... paco non fa le cose a caso, riconosce in diego una rivoluzione chitarristica che è appunto quella del virtuosismo non tecnico, ma della conoscenza del flamenco, del suo aire...."chiunque" dal giappone all'alaska potrebbe picar piu veloce che lui, ma suonare piu flamenco no, praticamente impossibile, sarebbe na cosa da keanu reves, a me sembra che quella sia la strada che stanno percorrendo gli artisti flamenco in spagna, la purezza, innumerevoli gli esempi....
detto cio ovviamente credo anch'io bisogna cercare di raggiungere e ampliare costantemente i propi limiti.....ma anche studiare qualcosa di meno frivolo che la tecnica, che poi è bastarda, perchè se tu studi 2 ore al giorno picado per anni, devi andare avanti tutta la vita se no non riesci a suonare i tuoi pezzi, cioè quando hai 60 anni devi studiare tecnica se no non riesci a suonare quello che componesti quando ne avevi 20.....in cambio il soniquete si alimenta solo e si ingrandisce, la conoscenza della musica della tastiera, etcetc,,,,,,, no?

gianlucaxyz

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda gianlucaxyz » ven 18 dic 2009, 17:03

A me infatti Paco nn ha colpito per la velocita'o per suonarsi addosso, ma per quel qualcosa di magico che i grandi davvero riescono quasi sempre a tirare fuori.

Giaguaro

Re: Aspetto Istrionico del Flamenco

Messaggioda Giaguaro » sab 19 dic 2009, 12:46

alessandromartin ha scritto:Questo ha fatto si che si sviluppasse, più che in altri generi artistici, un senso della meraviglia, del più bravo, del "mostro di bravura": non per niente nella espressione più genuina del flamenco che è la juerga, ossia la festa familiare, le persone si siedono in circolo e volta per volta si alza il singolo per far vedere quanto sia più veloce, più bravo, più espressivo.

E' evidente pertanto che l'idea del superamento dei limiti, quella del "fenomeno" sia connaturata alla filosofia sottesa al flamenco e imprescindibile da esso, molto più che in altri generi di arte più accademici.

Da qui la ricerca della perfezione spasmodica, che può essere la velocità, ma anche il rispetto assoluto del compas e della pulizia del suono.





Volevo esprimere il mio parere su questo artgomento gia che da quando lo lessi non mi da pace....primo quello del fattore "fenomeno" in una "juerga" propio non la capisco, ma intendi il chitarrista? ma quando mai? e me sembra propio l'opposto di quello che è una riunione di appasionati e artisti che si ritrovano per godere in intimita del flamenco più "puro", difficile, se non impossibile, di ritrasmettere su un palco....ho avuto la fortuna di vederne varie con chitarristi come diego de morao, alfredo lagos, santiago lara, chicuelo, dani mendez ma tanti altri e non mi ricordo di avere sentito manco na falseta, lascia perdere una scala.....e poi è interessante vedere come a volte i ruoli si capovolgano in quei casi, non sempre il chbitarrista più preparato e bravo e musico è il piu flamenco, e come in una festa quello è l'unico paramentro di "bravura", a volte con umilta grandi artisti danno spazio a meno professionali per ascoltare e impararne......
poi il tema della tecnica è grandissimo, pero alcune considerazioni......dall'ultimo disco di paco, cositas buenas, e dai suoi ultimi percorsi musicali, sembra propio rinunciare a quel virtuosismo, ciò negerebbe sia propio del flamenco. anche se il materiale di quel disco sia, per me, il piu complicato da riproporre, è difficile trovarci manco solo una scala o un picado, il virtuosismo sta negli accenti, nei contrattempi, nell'armonia flamenchissima ma nuova, nelle composizioni,,,,,anche lui dice in una sua intervista che cosi è come lui aveva sempre voluto suonbare.....anche il fatto che abbia scelto per produrre il disco della Tana la chitarra di diego del morao, e l'ultimo disco che produsse prima fu potro de rabia y miel...... paco non fa le cose a caso, riconosce in diego una rivoluzione chitarristica che è appunto quella del virtuosismo non tecnico, ma della conoscenza del flamenco, del suo aire...."chiunque" dal giappone all'alaska potrebbe picar piu veloce che lui, ma suonare piu flamenco no, praticamente impossibile, sarebbe na cosa da keanu reves, a me sembra che quella sia la strada che stanno percorrendo gli artisti flamenco in spagna, la purezza, innumerevoli gli esempi....
detto cio ovviamente credo anch'io bisogna cercare di raggiungere e ampliare costantemente i propi limiti.....ma anche studiare qualcosa di meno frivolo che la tecnica, che poi è bastarda, perchè se tu studi 2 ore al giorno picado per anni, devi andare avanti tutta la vita se no non riesci a suonare i tuoi pezzi, cioè quando hai 60 anni devi studiare tecnica se no non riesci a suonare quello che componesti quando ne avevi 20.....in cambio il soniquete si alimenta solo e si ingrandisce, la conoscenza della musica della tastiera, etcetc,,,,,,, no?



Mai visto in una juerga come il ballerino si alza e fa un breve pezzo per far vedere quanto è bravo? poi se ne alza un altro..poi il cantaor...e fa lo stesso, per non parlare del chitarrista quando, abbandonata la fase di accompagnamento, tira fuori una falseta mirabolante?
La tecnica della chitarra flamenco è esasperata proprio per questo: non ci sono tanti strumenti, la chitarra è regina.. e bisogna essere il più bravo, il più tecnico, il più "mostro".
Questa visione del flamenco come musica d'insieme in cui ciascun artista si annulla nel gruppo al pari di un'orchestra, non la condivido proprio: il flamenco è musica di solisti e di prime donne. Ci può stare il mestierante che accomapgna la ballerina famosa...ma è appunto un accompagnamento a qualcuno che eccelle.


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