Quinto anno e stallo tecnico

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Biensu
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Quinto anno e stallo tecnico

Messaggio da Biensu » gio 10 gen 2019, 15:43

Buongiorno a tutti,
seguo e leggo da molto tempo questo forum anche se, ahimè, ho sempre poco tempo per partecipare alle discussioni.
Ho studiato chitarra classica per passione nella Scuola Civica della mia città (Torino) frequentando i corsi serali in quanto la mia prima occupazione è sempre stata un’altra. Sono arrivato ad affrontare con grande sforzo ed impegno, l’esame del 5° anno (al conservatorio di Alessandria) per poi abbandonare temporaneamente lo studio in quanto poco compatibile con il lavoro e la gestione della famiglia.
Ora che mia figlia è maggiorenne ed è autonoma e che il lavoro non è più pressante come qualche anno fa, ho ricominciato a studiare in autonomia con una certa caparbietà lo strumento di cui sono da sempre innamorato. Non dovendo seguire un programma specifico mi dedico quindi alla musica che più preferisco; ho sempre avuto una passione per Mauro Giuliani e le sue Variazioni. Oltre quindi alle Variazioni più famose e gettonate, sto quindi affrontando con la massima serenità e tranquillità le op. 2,9, 60, 62, 101, 105, 112, 102 ecc. grazie anche al prezioso contributo di Delcamp che ne mette a disposizioni le partiture.

Le varie fasi di studio che affronto sono:
1. Diteggiatura della partitura (questo consente anche in prima battuta di effettuare una prima analisi delle varie frasi presenti)
2. Studio progressivo a metronomo del pezzo
3. Attenzione al colore ed alla espressività timbrica nel rispetto delle indicazioni dell’autore
4. Focus sui passaggi, per la mia tecnica, maggiormente difficoltosi e complicati

Fin qui tutto bene. Il problema è che dopo diverse settimane di studio tutto sommato intenso (almeno un paio di ore al giorno), mi rendo conto che il pezzo studiato viene “abbastanza” bene. E’ proprio dietro questo avverbio “abbastanza” che c’è un mondo di dubbi e di incertezze. Le Variazioni che ho fino ad ora affrontato sono, a mio avviso, suonabili da un chitarrista di livello tecnico compreso fra il 5° e l’8° anno. E’ ed proprio per questo motivo e per la peculiarità di scrittura di Giuliani che ritengo queste variazioni essere una palestra tecnica micidiale, perfetta per una crescita tecnica e musicale progressiva. L’impressione che ho però è che non sia proprio così.

Vi chiedo quindi un parere alle seguenti domande:
• Fino a che punto un chitarrista di livello 5° anno può e deve affrontare in maniera redditizia pezzi di livello superiore alle proprie possibilità tecniche?
• Non si rischia di sedimentare errori tecnici evitando una corretta crescita progressiva ?
• E’ chiaro che non ho la pretesa di eseguire il pezzo come un concertista o un chitarrista più avanti nello studio, però qualcuno di voi ha mai provato una sensazione di “stallo” tecnico ?
• Solo un maestro e relativo check settimanale con lui potrebbe risolvere il problema ?

Non so se sono riuscito a rendere l’idea ma mi piacerebbe avere qualche parere in merito.

Grazie anticipatamente.
Biensu

marcello.deberardinis
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Re: Quinto anno e stallo tecnico

Messaggio da marcello.deberardinis » gio 10 gen 2019, 20:12

Penso che se il quinto anno è stato superato con una certa sicurezza si possa benissimo affrontare brani di maggiore difficoltà. Ritengo però che sia opportuno farsi seguire, anche con una frequenza non assidua, da un insegnante che sicuramente può dare quei giusti consigli che agevolerebbero il lavoro sia da un punto di vista tecnico che musicale. Per un chitarrista non più giovanissimo e che quindi non si pone obiettivi professionali avere un bagaglio tecnico di un quinto anno penso sia un ottimo livello di partenza per poter godere della musica senza avere lo stress che talvolta è presente in molti studenti di conservatorio. Buona musica e buon divertimento!

Masetto
Messaggi: 224
Iscritto il: sab 12 ott 2013, 19:51

Re: Quinto anno e stallo tecnico

Messaggio da Masetto » lun 14 gen 2019, 00:09

Premetto che non sono un insegnante o comunque un professionista ma bensì un semplice amatore però, per il tuo percorso ci sono passato anch'io.

Certamente un buon insegnante fa la differenza anche perché oltre a controllarti con occhio critico e sapiente può preparare un programma di studio adeguato e magari, nel limite del possibile "cucito" sulla tua persona.

Una crescita poco progressiva, specialmente studiando brani con difficoltà non ancora esplorate, può sicurammente creare situazioni di stallo tecnico che poi in futuro si tradurranno in sconforto e demoralizzazione. Secondo me la tecnica non dovrebbe essere affrontata sfruttando le difficoltà incontrate durante lo studio dei brani per poi essere superate tramite la continua ripetizione di essi ma bensì, con esercizi mirati. I brani devono essere semmai la conferma o il campanello di allarme di conoscenze tecnice acquisite (nel primo caso) o lacunose. Non credo si possa eseguire in maniera redditizia brani che richiedono conoscenze tecniche che non hai ancora acquisito.

Per quanto riguarda i brani, se suoni per il tuo piacere personale e ami Giuliani e le sue variazioni fai bene ad andare avanti come stai facendo ora (chiaramente stando attento a non andare troppo oltre), se invece punti comunque sia ad un avanzamento tecnico sfruttando i brani (possibilmente progressivi), più che le variazioni di Giuliani ti consiglio gli studi di Sor che a mio parere affrontano le difficoltà del chitarrista moderno in modo molto più efficace.

Tanto per incominciare, visto che hai dato il V° potresti provare (ammesso che tu non l'abbia già fatto) a mettere sotto i brani semplici della seconda decade degli studi Sor/Segovia come ad esempio il 13, il 15 e il 17 per poi proseguire.

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Biensu
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Re: Quinto anno e stallo tecnico

Messaggio da Biensu » mar 15 gen 2019, 16:35

Ringrazio sia Marcello che Masetto per le interessanti risposte.

Io credo che anche suonare e studiare in prevalenza brani adatti alla propria “comfort zone” tecnica, alla lunga, possa portare proprio ad una sorta di pigrizia mentale e meccanica controproducente. E' chiaro che il maestro in questo contesto diventa indispensabile.
Giuliani, a mio avviso, ed alcune delle sue Variazioni rappresenta per un chitarrista del V°anno che cerca una crescita tecnico-meccanico lontano da impegni scolastici ministeriali, un banco di prova molto stimolante oltre che divertente. Tra l’altro molti passaggi tecnici sono tranquillamente riconducibili al testo “120 arpeggi” studiato e portato proprio in sede di esame. Io credo che se non si prova mai ad alzare, magari anche di poco, l’asticella delle difficoltà tecniche i miglioramenti tarderanno ad arrivare. Il problema è capire se effettivamente l’asticella è stata alzata di una giusta quota e se il percorso intrapreso rende correttamente.
D’altra parte, facendo un paragone sportivo, se si vuole correre una maratona non ci si può solo allenare a correre distanze brevi. Oltre alle “ripetute” prima o poi un “lungo” bisogna provarlo…
Sarebbe interessante avere il parere di un professionista.

Grazie ancora per le risposte.
p.s. ho studiato anche Sor e le sue variazioni (la famosa op. 9 ed op. 28).

Biensu

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