Vini e chitarre

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Felix
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Vini e chitarre

Messaggio da Felix » gio 15 mag 2014, 11:28

Non voglio parlare di osterie né di strimpellatori avvinazzati. Tutt’altro.
Da circa quindici anni posso fregiarmi del titolo di sommelier, sia pure a livello amatoriale, avendo seguito i corsi regolari e superato i vari esami previsti dalla Associazione Italiana Sommelier (AIS).
A parte gli aspetti coreografici e pomposi che si prestano alle caricature, la valutazione di un vino è una operazione rigorosa e razionale. Il sommelier degustatore, nel momento in cui si accinge a valutare un vino conosciuto o sconosciuto, si spersonalizza, lascia da parte i suoi gusti personali, diventa un puro strumento di misura e applica i metodi previsti dalla professione.
Per valutare un vino è stata sviluppata una scheda a punti (vedi figura) usata in modo standard dai sommelier dell’AIS. Schede più o meno simili vengono usate anche dalle associazioni di altri paesi europei e del mondo.
Il principio teorico della scheda è abbastanza intuitivo.
Viene dato un voto da 0 a 4 (sono ammessi anche voti intermedi tipo 3,5) a ciascuna delle caratteristiche fondamentali indicate sulla scheda. Poiché ai fini della valutazione qualitativa le varie caratteristiche non hanno tutte la stessa importanza, a ciascuna di esse è associato un coefficiente correttivo, cioè un ‘peso’ predeterminato da un comitato di esperti e considerato stabilizzato.
Per ogni caratteristica, moltiplicando il voto per il rispettivo coefficiente correttivo e sommando i risultati parziali, viene fuori un punteggio sintetico. Si tratta dunque di un valore ponderato espresso in centesimi.
Il punteggio zero indicherebbe che per tutte le caratteristiche è stato dato il voto minimo, il punteggio cento significherebbe invece che per tutte le caratteristiche è stato dato il voto massimo. Nella pratica però i punteggi estremi non vengono mai raggiunti. Valori inferiori a 50-60 non sono neanche presi in considerazione. Punteggi da 75 in su vengono considerati apprezzabili. Punteggi superiori a 85 determinano le eccellenze. Fra i risultati di prove riportati nelle riviste tecniche dell’AIS non ricordo di aver mai visto punteggi superiori a 95-97.
Sono chiari i limiti di queste metodologie che non possono prescindere del tutto dalla soggettività individuale. Però devo dire per esperienza personale che durante le prime esercitazioni in cui noi allievi utilizzavamo la scheda (ciascuno per proprio conto e in religioso silenzio) i punteggi risultavano sparpagliati in un intorno abbastanza ampio. Con l’apprendimento via via più preciso delle tecniche di degustazione da parte nostra, ci accorgevamo che i risultati che emergevano dalle varie schede erano abbastanza convergenti; difficilmente il punteggio minimo e il punteggio massimo si discostavano più di 10 punti percentuali, incluso il punteggio assegnato dall’istruttore.
Questo ci induceva a ritenere che, almeno nella grande maggioranza dei casi, l’elemento soggettivo veniva automaticamente incanalato nell’ambito di un criterio oggettivo.

Per inciso dirò che qualche volta nelle prove cosiddette ‘cieche’, quelle in cui la bottiglia è completamente nascosta in un sacchetto opaco che ne impedisce il riconoscimento, sono emerse anche sorprese: vini pregiati e costosi non raggiungevano punteggi adeguati, e viceversa vini di valore commerciale medio si piazzavano in modo soddisfacente. Ma questi esiti non erano la norma.

Cambiamo contesto per vedere dove voglio andare a parare.
Io trovo diverse analogie fra il mondo dei vini e quello delle chitarre: tante etichette, tanti livelli qualitativi, prodotti industriali, prodotti di nicchia, tante caratteristiche non sempre concordanti, tanti prezzi (non sempre giustificati da fattori concreti), tante ineffabili sfumature, tanti gusti personali. Di conseguenza si può immaginare che anche la valutazione analitica di una chitarra potrebbe essere effettuata con un approccio simile a quello accettato per i vini.

Le prove pratiche eseguite dall’impareggiabile duo Curciotti-DiCoste e dagli altri Maestri che danno la loro generosa collaborazione sono senz’altro utili per apprezzare le caratteristiche di una chitarra, per quello che si può percepire da una registrazione. Sono altrettanto preziosi i giudizi personali esposti dopo la prova, però si tratta di valutazioni di massima; magari il liutaio è presente lì davanti e chi ha effettuato la prova tenderà in perfetta buona fede ad esaltare gli aspetti positivi piuttosto che evidenziare quelli negativi. Credo sia normale. Però poi alla fine risulta che tutte le chitarre sono belle, suonano bene e le differenze consistono in un suono un po’ più chiaro, un po’ più scuro, ma dipende dai gusti personali. E tutti rimangono contenti.

Ricollegandomi a quanto ho scritto prima mi chiedo: possibile che non sia possibile, come si fa con i vini, elaborare una scheda analitica rivolta alla chitarra con un voto per ciascuna caratteristica saliente e un punteggio finale?
Sarebbe un modo per scomporre una valutazione complessiva nei suoi elementi essenziali.
E’ chiaro che il giudizio di una chitarra fatto in questi termini, sia pure da una persona competente, andrebbe assunto in ogni caso con le dovute cautele: non si tratterebbe del Verbo assoluto ma pur sempre dell’esito della applicazione di un criterio standard.
Poi, avendone gli elementi, ciascuno può giocarsi le proprie esigenze. Ad esempio, una persona che non deve dare concerti negli auditorium ma si limita a suonare nella propria stanzetta, può privilegiare le caratteristiche di maneggevolezza o di timbro di una chitarra rispetto al volume sonoro, alla proiezione, ecc. Viceversa il professionista dotato di una mano grande e robusta può apprezzare maggiormente la potenza sonora di uno strumento rispetto ad altre caratteristiche.

Non so quale può essere l’opinione degli amici del forum rispetto a questa elucubrazione; forse è solo la mia mania di voler cercare una metrica anche dove questa non è applicabile. Con tutte le limitazioni (e non mi stancherò mai di ripeterlo) sarebbe solo un tentativo per poter distinguere fra valore reale e valore commerciale in termini pseudo-oggettivi.
Poi è chiaro che volendo comprare una chitarra non si può prescindere dal prenderla in mano, guardarla con attenzione, rigirarla di sopra e di sotto, annusarla, provarla in tutte le condizioni e fare tutto quello che si deve fare quando si procede ad un acquisto importante.

Provo a immaginare quali potrebbero essere le caratteristiche da prendere in considerazione e il coefficiente correttivo da dare a ciascuna di esse.

Estetica complessiva 2
Meccaniche 1
Rifiniture 2

Maneggevolezza 5

Volume 4
Timbro 4
Proiezione 3

Stato evolutivo 1
Commerciabilità 3

Queste sono solo le mie ipotesi dilettantesche e mi piacerebbe che gli amici del forum, chitarristi e liutai dessero, naturalmente qualora fossero interessati a farlo, un contributo con qualche proposta alternativa che modifichi o aggiunga altre caratteristiche o i coefficienti correttivi.

Se questi elementi risultassero abbastanza concordanti sarebbe facile creare una tabellina excel in grado, a partire dai voti sulle singole caratteristiche, di elaborare i vari elementi e presentare il punteggio complessivo espresso in centesimi, in millesimi o in quello che si vuole.
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ettmor
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Re: Vini e chitarre

Messaggio da ettmor » gio 15 mag 2014, 17:50

trovo la cosa interessante anche se può sembrare provocatoria. Chiaramente nessuno comprerà una chitarra solo sul punteggio, ma questo potrebbe, ad esempio, essere un punto di partenza per valutarne il prezzo.
E poi la scomposizione in varie caratteristiche potrebbe aiutare a valutare lo strumento (soprattutto da parte di chi è meno esperto) senza basarsi solo su una impressione generale (utile ma forse, alla lunga, non completamente sufficiente)

Salvatore Agnello
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Re: Vini e chitarre

Messaggio da Salvatore Agnello » gio 15 mag 2014, 18:40

Tanto per parlare: debbo considerarmi un selvaggio? Non comprerei mai un vino che costasse più di 5 euro. Tutte le disquisizioni e i programmi televisivi su vini e alta cucina mi danno anche un pò fastidio, in un mondo di gente che muore di fame. Detto questo non pensare che ce l'abbia minimamente con te per quanto hai detto. E' solo la mia considerazione su queste cose. Sicuramente penserai che non capisco niente di vini ma, ti assicuro, so apprezzare tante altre belle cose della vita.
Salvatore :D
"La bellezza io no so cosa sia". Albrecht Durer -

Massimo Banchio

Re: Vini e chitarre

Messaggio da Massimo Banchio » gio 15 mag 2014, 21:13

Io farei così!Riempirei la mia flamenca blanca di buon Madera...e poi me la scolerei tutta...che dici!!!! :casque: Holà da Max "el mielito"

Pier Giuseppe Manzelli
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Re: Vini e chitarre

Messaggio da Pier Giuseppe Manzelli » gio 15 mag 2014, 21:48

Tempo fa ho trovato sul sito di un collezionista francese, di cui al momento non ricordo il nome, proprio delle schede al riguardo, le allego convinto di non ledere nessun diritto, nel caso appena mi viene in mente metterò il link.
Sono in francese ma si comprendono benissimo.
Le valutazioni della seconda scheda sono personali (non mie) e qui stà il problema, ma come indice di valutazione mi sembrano (le schede) confacenti.
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